IL MECCANISMO DELLA PAURA IN FRANKENSTEIN


Il meccanismo della paura nel romanzo "Frankenstein" può contare su molteplici elementi, primo fra tutti il fatto che la narrazione non segue l'ordo naturalis dei fatti, e ciò contribuisce ad accrescere la suspance: chiunque legga l'inizio del romanzo, quando Frankenstein viene raccolto dalla nave, non può fare a meno di chiedersi il motivo delle pietose condizioni fisiche e morali dell'uomo, così come crea suspance il dialogo tra Frankenstein e il Mostro: sapere fin dall'inizio cosa fosse successo a Frankenstein o dove fosse stato il mostro non avrebbe certo creato lo stesso effetto.
Un altro punto fisso della paura sono gli elementi macabri presenti nel testo: l'idea di dare vita ad un automa nasce, infatti, in un cimitero e da quel momento Frankenstein lavorerà soprattutto di notte, da sempre metafora di morte e di paura, mangiando e dormendo pochissimo: il lavoro verrà inoltre terminato nella classica "notte buia e tempestosa" e il risultato di tante fatiche sarà una creatura orribile, tanto da essere immediatamente odiata dal suo stesso creatore e da incutere paura a chiunque la veda. Sarà proprio la prevenzione degli uomini nei suoi confronti, affiancata alla delusione (era stato maltrattato da Felix e Agatha, da lui credute le migliori creature esistenti al mondo) ad incutere in lui sentimenti di odio e di vendetta, espressi anche nel dialogo con il suo creatore a Chamonix. E' proprio da questo momento, in cui il Mostro gli giura di seguirlo ovunque, che si instaura un meccanismo di angoscia, dovuto appunto all'idea di essere costantemente seguito dal Mostro ovunque si trovi, ma soprattutto alla consapevolezza che il Mostro è molto più forte di lui, di essere quindi in suo potere, impotente ad egli perché è sicuro che, se non metterà in atto la sua richiesta, il "demone" (spesso chiamato con questo appellativo) saprà come vendicarsi. Nel momento in cui Frankenstein riduce in pezzi quella che avrebbe dovuto essere per il Mostro una compagna, l'automa dichiara infatti che "sarà con lui nella sua notte di nozze": da qui la volontà di Frankenstein di rimandare il più possibile il matrimonio con Elizabeth.
L'elemento più importante è però certamente il rimorso, presente da quando Victor incontra il Mostro fuori Ginevra e capisce che è stato lui l'assassino del fratellino, William, accresciuto poi dal fatto che ad essere accusata dell'assassinio è Justine, la bambinaia che tutti in casa Frankenstein amavano; Frankenstein è così, indirettamente, il responsabile della morte di due persone care. Alla morte di Clerval cadrà in disperazione e verrà preso da una febbre nervosa della durata di molti mesi, in una terra a lui sconosciuta senza nessuna persona cara che possa assisterlo e dargli conforto, come invece era successo in precedenza, poco dopo la creazione del Mostro, quando, caduto in preda ad una febbre nervosa, era stato amorevolmente assistito dallo stesso Clerval. Il rimorso verrà accresciuto ulteriormente dall'assassinio di Elizabeth e dalla morte del padre a questa notizia. Da questo momento Victor decide di vendicarsi col Mostro, e di seguirlo ovunque: lo rincorre infatti per terra e per mare attraverso tutta l'Asia, fino al polo nord, dove viene raccolto privo di forze dalla nave di Walton.
Va inoltre segnalato un altro elemento, secondario ma presente, il soprannaturale. Frankenstein, volendo creare un uomo artificialmente, sfida in qualche modo le forze della natura, riuscendoci solo parzialmente. Tale idea è a mio parere espressa nel titolo: "Frankenstein", ovvero il moderno prometeo". Prometeo, secondo una leggenda greca, era un titano, considerato l'amico degli uomini, che ingannò gli dei, donando loro la parte più grande dell'animale sacrificato nella quale erano state nascoste tutte le ossa: la carne rimaneva in questo modo agli uomini. Adirato per questo affronto, Zeus decise di togliere il fuoco agli uomini, ma fu lo stesso Prometeo a rubare una scintilla ad Apollo, scatenando così nuovamente l'ira di Zeus. Prometeo fu condannato a farsi rodere il fegato da un'aquila; perché egli soffrisse ulteriormente, ogni giorno il fegato gli ricresceva. Come Prometeo ha voluto sfidare gli dei, anche Frankenstein, credendosi appunto in grado di eguagliare la forza della natura, è condannato da quel momento a condurre una vita di continue sofferenze e dolori.