SCRIVI UN RACCONTO UTILIZZANDO IL MECCANISMO DELLA PAURA DI FRANKENSTEIN


I nipotini volevano che raccontassi loro una storia dell'orrore. Erano stati portati a casa mia dai loro genitori, all'improvviso, senza avvertimenti. Pareva fossero sorti imprevisti, impegni di lavoro. Ad ogni modo era sera ed io non sapevo, non avendo come nella maggior parte delle famiglie un televisore, come calmarli.
Fu così che mi fecero quella richiesta... una storia che facesse rabbrividire e poi si sarebbero addormentati. Ma che cosa potevano pretendere da me? Che cosa avrei potuto inventare di così avvincente da intrattenere un pubblico cresciuto a fumetti di ogni tipo, cassette, videocassette e film che offrivano loro, costantemente, avventure sempre nuove dove paura e omicidi misteriosi erano all'ordine del giorno? Mi sembrò preferibile ispirarmi, almeno in parte, a qualche cosa di classico...

Frankenstein era assorto in mille pensieri, uno più struggente dell'altro. Non si trattava del Frankenstein a cui tutti ora starete pensando, bensì di un suo pronipote che viveva in un antico castello.
No, lì il tempo non si era fermato: siamo quasi alla fine del Novecento e ovunque ormai la vita è frenetica, non lascia spazio a nessuno. Frankenstein era uno scienziato proprio come il suo antenato e aveva sempre vissuto collaborando a piccoli esperimenti, senza guadagnare poi molto. Ma ora si trovava a far fronte a spese per cui non aveva più un fondo a cui attingere: era disperato! Uno squillo telefonico gli giunse come la salvezza mandata dal cielo.
C'era infatti bisogno di lui per qualche cosa di grosso... Accettò senza esitare e subito si diresse nello studio di colui che l'aveva chiamato. Era un uomo sinistro, avido, molto potente e conosciuto. Gli fece il seguente discorso: "Ebbene, mio caro Frankenstein, al giorno d'oggi il mondo, la gente, il mercato, vuole sempre di più. Vogliamo qualche cosa che stupisca, la cui grandezza sia riconosciuta grazie alla fama e lei è la persona più adatta al nostro nuovo progetto. Vede, ciò che mi ha spinto a sceglierla non sono tanto le sue capacità, quanto il suo nome... Tutti conosciamo le leggende che si vociferano, ancora oggi, su quel suo antico antenato, colui che creò il mostro! Ebbene, io vedo pubblicità, articoli e soldi, molti sia per lei che per noi..." Quando il discorso fu terminato e Frankenstein ebbe accettato la proposta, tornò al suo castello desolato. Ebbene, avrebbe dovuto dare il suo prestigioso nome ad una nuova serie di prodotti per ragazzi, quaderni, matite, piccoli pupazzi, tutti raffiguranti creature inquietanti e viscide, e tutto marcato: "linea dr. Frankenstein, l'esperimento continua..."
Pioveva ed anche il suo stato d'animo era in sintonia con le condizioni meteorologiche: era caduto veramente in basso, stava oltraggiando la memoria di un antenato di cui lui credeva la reale passata esistenza e tutto questo per denaro. Mentre si tormentava l'animo a questa maniera sentì dei rumori, nel castello. Era molto strano, poiché tale costruzione si trovava piuttosto distante dalla città più vicina e non veniva quasi mai nessuno a fargli visita. Un altro scricchiolio... Questa volta un tonfo, brusco.
Questa volta Frankenstein sussultò, poiché era sicuro non si trattasse della sua immaginazione. Poi divenne pallido e si sentì mancare... Aveva udito bene? Non c'erano dubbi poiché il rumore proveniva proprio dalla cantina e... La cantina... Solo il nome di quel luogo provocava in lui un tremito così forte da scuoterlo, poiché lui solo ed i suoi antenati si erano tramandati l'oscura verità che si celava dietro i sotterranei del castello.
Nessuno aveva mai appurato se si trattasse di qualcosa di fondato, ma nessuno aveva mai nemmeno avuto il coraggio di andare a scoprirlo... Sembrava infatti che il tanto famigerato Mostro dello scienziato Frankenstein non fosse proprio morto nei ghiacciai, come la leggenda tramandava, bensì pareva che il suo corpo fosse stato cercato e trovato dal capo della nave a cui Frankenstein aveva rivelato, prima di morire, pochi giorni dopo le sue avventure. Non si sa bene il perché, ma pareva anche che tale uomo di mare, che viveva proprio nei pressi dell'attuale abitazione del pronipote di Frankenstein, avesse voluto dare una degna sepoltura sia al Mostro che al suo creatore, esattamente in quella zona.
Non essendo riuscito a recuperare lo scienziato, aveva dunque potuto realizzare il suo intento solo per metà. Ma, adesso, il nostro Frankenstein a credere al sospetto che il cadavere del Mostro fosse stato collocato proprio nelle cantine della sua abitazione e, forse, lo spirito dell'essere si era risvegliato... Non voleva pensarci! Non aveva mai voluto credere a questa storia fino in fondo, ma ora i fatti portavano...
Cosa gli sarebbe capitato? Ed era forse stato lui a risvegliare lo spirito del Mostro, poiché aveva venduto in nome della sua famiglia senza portar rispetto a ciò che era avvenuto in passato e mettendo nuovamente sulla bocca un nome di cui forse, il Mostro, non voleva si parlasse a quel modo? Non era giusto ridicolizzare qualche cosa a cui si era legata una storia, anche solo immaginaria, ma che conteneva ancora, alle soglie di una nuova era proiettata nel futuro, insegnamenti validi da trasmettere alla gente per ricordarle, ogni tanto, di agire sempre pensando a ciò che potrebbe conseguire e di non volersi spingere oltre ai limiti umani, pensando solo alle proprie ambizioni senza curarsi di chi potrebbe soffrirne o essere danneggiato irreparabilmente dalle nostre scelte. Questo, aveva pensato il nostro Frankenstein, quello dei nostri giorni. Dopo di che prese sonno e, dei rumori, non se ne curò più: era sparito il frastuono più grande, quello che la sua coscienza provocava nella sua mente. Il mattino seguente si alzò sollevato: aveva deciso che non si sarebbe venduto ad un uomo senza scrupoli che voleva inondare la gente con i suoi cartelloni pubblicitari e a cui non importava nulla della capacità di Frankenstein, di ciò che egli aveva da dire, al mondo...Fu così che l'uomo scrisse un libro, un saggio sulla storia del suo antenato in cui però faceva notare come a certi sbagli si può porre rimedio: non ripetendoli più! E fu così che risolse anche i suoi problemi economici...I miei ragazzi si erano addormentati. Non sapevo se era perchè avevano trovato il mio racconto noioso o perchè la storia era loro piaciuta e avevano deciso di mantenere la promesse di addormentarsi. O forse erano solo molto stanchi? Guardai l'ora: era tardissimo! Mi era dilungato in qualcosa che non volevo nemmeno tentare, ma ero soddisfatto: in fondo avevo ridato vita ad un racconto che, in passato mi aveva appassionato.