SCRIVI UN FINALE ALTERNATIVO PER IL ROMANZO FRANKENSTEIN


Viaggiai per giorni e giorni pensando e meditando su quello che aveva detto il mostro. Tutto, però, portava sempre a due conclusioni: creare un mostro femmina per placare la collera del suo simile, o mettere a repentaglio la vita dei miei cari per vendetta. Inoltre, se avessi scelto di creare un altro mostro, si correva il rischio che l' orrenda creatura appena nata rifiutasse di vivere con quell' essere informe e scappasse verso gli umani. In tal caso la collera del mostro sarebbe diventata incontenibile e, ad aggravare la situazione, vi era il fatto che lei avrebbe sicuramente ripercosso lo stesso itinerario psicologico del mostro, cominciando a provare odio verso il proprio creatore.Stavo per giungere alle fredde terre della Scozia, la mia meta, quando presi la decisione: avrei creato un altro mostro, questa volta femmina. Mi misi al lavoro in una baita fuori dal mondo; sapevo di essere osservato da lui, tanto valeva non fare pazzie. Lavorai su carta per tutta la primavera, in estate cominciai il lavoro pratico. Lui mi lasciava frequenti segni della sua presenza e addirittura mi faceva trovare il cibo per vivere. Mi aiutava perchè gli preparassi un bel mostro come partner. Alla fine dell' inverno avevo concluso il lavoro ed ero in uno stato confuso tra gioia, terrore e disperazione. Andai alla finestra e, dopo averla aperta urlai:" Mostro, vuoi essere presente alla creazione della tua compagna?!" Passarono pochi secondi e sentii chiaramente i suoi passi salire dalle scale. Aprì la porta e fece un passo avanti e guardandomi mi disse:"Dio creò la donna per dare una compagna all'uomo." Io, in preda ad uno scatto di furia, risposi in un ringhio:"Ma non fu l'uomo a costringere Dio!" Il mostro sempre fissandomi con quello sguardo piatto e freddo:"Potevi scegliere. Ti ho dato la possibilità di non crearla ma la conseguenza sarebbe stata la morte dei tuoi amici e dei tuoi parenti. Comunque, non voglio essere presente a questa scena perchè il creatore deve essere sempre il primo a vedere il frutto delle proprie opere." Detto questo, se ne andò e dalla finestra lo vidi inoltrarsi nel bosco. Rimasi a meditare perso in pensieri che non seguivano un filo logico nonostante vi fosse una costante:"Perchè sono qui?". Passai dieci minuti chiuso in me stesso. Quando stava per giungere la sera, fui scosso da un rumore, proveniva da fuori; stava tornando il mostro. Bene, lo avrei accolto come si deve. Presi un coltello che solitamente usavo in cucina e mi nascosi dietro la porta. Mi sembrò di sentire troppi passi perchè fosse una persona sola, ma dissi tra me e me:"E' la tensione". Quando si spalancò la porta, mi gettai alla cieca urlando: il coltello trafisse il collo. In quel momento mi accorsi con orrore che colui che avevo ucciso non era il mostro ma un giovane pastore scozzese; dietro di lui vi erano quattro uomini robusti che immediatamente mi afferrarono. Uno di loro sferrò un pugno sul mio naso talmente potente da farmi svenire. Mi risvegliai in viaggio verso Edimburgo, scortato, imbavagliato e immobilizzato da delle corde. Mi venne detto che ero stato accusato di omicidio e di attuare esperimenti illegali con l'aggravante della profanazione delle tombe. Al processo venni condannato alla pena di morte per impiccagione.

"Non hai più rivisto il mostro?"chiese il carcerato che aveva la faccia incredula e sbigottita. "No, non l' ho più rivisto"."Victor Frankenstein è il tuo momento", disse il carceriere aprendo la cella e prelevandolo. Uscì a testa bassa e salì verso il cappio. Gli sembrò di vedere suo padre tra la gente che lo osservava. Poi, Victor Frankenstein non seppe più nulla.



P.S. Bisognerebbe cambiare anche l' inizio del romanzo. Basta cambiare luogo (dal Polo nord a Edimburgo) e il personaggio (dal navigante al carcerato).