TEMATICHE COLLEGABILI ALL'ATTUALITA'


In Frankenstein ci sono molti indizi che vanno ben oltre il tema della paura e la narrazione: è il sovrascopo da leggere fra le righe, ovvero l'introduzione di tematiche sociali. La prima di queste, forse la più evidente, è quella dell'automa, l'essere artificiale, non necessariamente "vivo", ma in grado di muoversi e di pensare indipendentemente. Da sempre la figura dell'automa nell'immaginazione nasceva come positiva, come progresso scientifico, ma degenerava in seguito. Questa tematica è strettamente collegata al filone di "paura" a cui appartiene il testo: infatti, molte delle scene di paura derivano dal terrore incontrollabile che genera il mostro. Questo mostro ha tutte le caratteristiche dell'automa, che sono fisse, ma interpretate in modo diverse prima e dopo la sua "animazione". Il corpo, volutamente gigantesco, è maestoso e possente prima, ma, visto con il senno di poi è disgustoso e terribile. Un cervello intelligente e capace diventa crudele e astuto e vendicativo. La vendetta: questa spinge il mostro a lottare con Frankenstein, ma non è così in tutti i romanzi con gli automi: basta qualcosa che lo spinga a ribellarsi dal suo creatore, sia essa la voglia di vendetta, la sete di potere o una insondabile follia: non appena l'automa si ribella, le sue caratteristiche vengono interpretate nel peggiore dei modi, e si tenta di eliminarlo. Anche se vuole solo parlare (come il mostro) le sue azioni da quel momento in poi saranno sempre viste come malvagie. La concomitanza degli eventi porta sempre a un "noi o loro", in cui l'automa ha la peggio.
Ma anche adesso c'è il terrore dell'automa, visto però non come mostro animato, ma come robot: creati per fare lavori scomodi, pericolosi e impossibili, o per combattere, i romanzi di fantascienza ci raccontano di come si ribellano contro gli umani, per sete di potere o corto circuito. Oppure, se non si ribellano, possono sempre diventare più indispensabili, fino a quando non saranno loro a governarci, o sostituire gradualmente il 90% dei lavoratori umani. Hanno vari punti in comune con Frankenstein: forza sproporzionata, desistenza ai fattori climatici e assenza (quasi) di sentimenti; per questo non sono accettati dalla società in cui vivono, per la paura che originano: non a caso Asimov scrisse che nel suo mondo "futuro", gli uomini avrebbero inciso le tre leggi per salvaguardarsi in tutti i robot esistenti. Probabilmente per questo, l'automa rimarrà sempre circondato da un alone di paura, e sarà sempre collocato nel futuro o nell'immaginazione delle persone.
La creazione divina è un altro tema importante in Frankenstein, ed è strettamente collegato al tema dell'automa, solo che è visto da un altro punto di vista. L'ho definita divina perchè il dare vita a un essere, crearlo da oggetti morti è un atto attribuito alle divinità (una persona come Frankenstein, tentando di imitare e di paragonarsi agli dei avrebbe commesso un atto fortissimo di "hybris" nel mondo greco.). Creare un essere non implica avere un figlio, ma "animare" un corpo senza vita, possibilmente creato anche quello. La persona che "crea la vita" è di solito animata inizialmente da propositi scientifici o filantropici ma, in un eccesso di zelo perde il senso della misura e commette un atto di cui non può rispondere. Non è un argomento legato al tema della paura, ma a questioni morali, al "se sia giusto o no creare qualcosa". Nel libro, Victor Frankenstein era come posseduto da questa sua ricerca scientifica, continuava, senza parlarne a nessuno, senza pensare alle conseguenze che avrebbe potuto avere. Una volta creato il mostro, Frankenstein scappa, conscio del fatto che ha appena commesso qualcosa di "divino" ma, non essendo lui "un dio", la sua creazione non poteva riuscirgli bene e si sarebbe ritorta contro di lui. E così è stato. Rilevante anche il fatto che, in seguito, lui non riuscisse più a creare di nuovo un mostro, perchè aveva compreso l'inumanità della sua creazione e la follia del suo atto. E ancora l'orgoglio della sua scoperta trasformatosi in terrore che qualcun altro lo sapesse, e la sua maledizione di avere un mostro che lo seguiva.
La tematica della creazione, in tutti i punti in cui è affrontata nel libro, ha anche un aspetto religioso ed etico. La religione cristiana è profondamente contraria a un atto "innaturale" di questo tipo, dato che un essere umano deve nascere solo da un unione di una coppia sposata; se poi Dio non ha voluto che i morti vivessero, chi siamo noi per decidere per Lui?
Anche per gli atei, comunque, il problema si pone da un punto di vista etico: è giusto sovvertire l'ordine naturale delle cose, ma soprattutto, sarà un atto del genere privo di conseguenze? Nel libro, relativamente alla creazione, c'è un altro tema: il rapporto con il creatore. E' ovvio che il mostro voglia fare quello che un essere umano non potrà mai fare, cioè parlare con il "proprio dio", e chiedergli il perchè di tutto questo, il perchè del suo aspetto riluttante. E' una posizione da invidiare, uno che ha la possibilità di sapere queste cose: ma, inevitabilmente, il "creato" non sarà soddisfatto dalle risposte, si chiederà chi fosse lui per decidere che doveva venire al mondo. Le risposte non gli piaceranno, e gli verrà l'impulso di ucciderlo. Chissà, forse è un bene che non possiamo parlare con Dio, se esiste...