LA TEMATICA DELLA PAURA IN FRANKENSTEIN


"Frankenstein" è il romanzo della paura per antonomasia, in parte anche perché ci sono state molte versioni cinematografiche del libro; addirittura oggi si dice "sembra Frankenstein", per indicare una persona particolarmente brutta e malfatta, pensando che Frankenstein sia il mostro, non lo scienziato. "Frankenstein" deve però il suo successo non solo al cinema e al teatro, ma anche al modo "innovativo" in cui è stato scritto; infatti a differenza degli altri romanzi gotici che l'avevano preceduto, non ha come protagonisti fanciulle perseguitate, vampiri, maniaci etc... e non è ambientato in castelli abbandonati o conventi, anche se non manca la descrizione di luoghi e circostanze macabre e lugubri quali la notte, la pioggia, i cimiteri, il luogo avvolto dall'oscurità... L'altra sostanziale differenza è la vera e propria "trama" della storia; l'idea di questo essere deforme, così diverso dagli umani, eppure così simile in certi tratti, che perseguita il suo creatore è nuova e allo stesso tempo geniale, poiché si affronta un nuovo tipo di timore, quello definito psicologico. Le paure di uno scenziato in cui noi ci identifichiamo non sono infatti date da apparizioni horror: i suoi timori e le sue ossessioni sono causate dai sensi di colpa e dai rimorsi di aver creato un mostro così, quindi egli si sente indirettamente l'origine della distruzione della sua famiglia. Un'altra sensazione che lui prova è l'impotenza di fronte a qualcosa di sovrumano, e da qui l'idea di essere perseguitato e di non avere scampo. Questa tematica trova dei riscontri con l'attualità, basti pensare a quante volte sui giornali leggiamo dell'ingegneria genetica, della clonazione, della manipolazione del DNA... : dentro di noi temiamo la creazione di "qualcosa" di cui non riusciamo a mantenere il controllo; anche Mary Shelley aveva queste paure, solo che lei era terrorizzata dalle "nuove" macchine industriali ( non dimentichiamo che questo romanzo è stato scritto nel secolo scorso). Oltre alla sensazione psicologica, che secondo me è il meccanismo con cui l'autrice riesce a incutere la massima paura, è importante la figura del mostro. La sua bruttezza è la causa di tutte le sue disgrazie; questo ci fa riflettere su quanto l'uomo si basi sull'aspetto fisico per giudicare una persona: anche la paura del diverso è una tematica ricorrente nella nostra società, basti pensare agli atti di razzismo che avvengono in un mondo che si definisce civile. Oltre all'aspetto esteriore ovviamente il Mostro ne ha anche una interiore, ed è proprio questo che spaventa di più; il suo atteggiamento verso gli esseri umani muta nel corso della storia: prima è curioso e ben disposto nei loro confronti, poi li odia, alla fine il senso di colpa passa da Frankenstein a lui. A prima vista questo potrebbe sembrare l'atteggiamento psicologico di uno squilibrato, ma il mostro, seguendo un meccanismo istintivo, si vede costretto nelle circostanze ad agire in questo modo. Mary Shelley riesce quindi a farci stare in apprensione durante tutto il corso del romanzo, poiché in entrambe le figure protagoniste ci sono elementi inquietanti e poi perché fin dall'inizio intuiamo come andrà a finire il libro: tutta la storia è infatti narrata dallo stesso Frankenstein che quindi ci da delle anticipazioni sul finale; in questo modo il lettore non riesce a godersi l'inizio del racconto, sapendo che finisce male.
Ma finisce poi così male?