CONFRONTO FRA ROMANZI

Il fantasma dell'Opera
Cime Tempestose
Dracula
Vampiri
Romanzo Popolare Ottocentesco

"FRANKENSTEIN" &

"IL FANTASMA DELL'OPERA".
-Le differenze e le analogie.
Fantasmizzato, dimenticato da storie, dizionari e repertori della letteratura, il fantasma dell'opera e Frankenstein continuano ad aggirarsi nei meandri del divertimento il primo e dell'ansia il secondo, della collettività di questo secolo; la creatura della Shelley si sente sicuramente più a suo agio assieme ai celebri ed anziani colleghi Dracula, Jekyll e Hyde. Nati come loro dalle pagine di "non" scrittori di genio, ancora più di loro incarnano, il primo un reietto adattissimo alla trasposizione cinematografica, il secondo, ed ecco la sostanziale, ma non unica differenza presente nei due romanzi, un personaggio strettamente legato alle pagine di un libro.
Il libro di Leloux, nella sua complessità, è molto più adatto alla trasposizione teatrale, mentre Frankenstein non lo è. Del "Fantasma dell'opera" infatti, Lloyd Webber trasse uno spettacolo teatrale di enorme successo. Ne traiamo quindi la conclusione che, mentre il "Il fantasma dell'opera" è un testo malleabile e adattabile, "Frankenstein" in quel senso, non tiene testa al racconto di Gaston Leloux. La più grande differenza poi, sta nei protagonisti. Una sola cosa li accomuna: sia per Erik, fantasma dell'opera, che per la creatura di Victor Frankenstein, nascita e morte sono state la stessa cosa. Ma Erik appartiene alla grande famiglia dei Nosferatu e come ogni vampiro è seduttore; Frankenstein invece, proprio per la sua deformità e per il suo orribile aspetto, tornerà a cercare il suo creatore per pretendere da lui una compagna che abbia lo stesso "problema" in modo che lo possa amare.
Mentre Erik è vicino al conte Dracula come fascino e ambiguità, il mostro della Shelley è molto più simile ad un Quasimodo "gobbo" del campanile del Notre Dame. Erik inoltre, crea attorno a lui un mistero che le persone sono curiose di scoprire, invece Frankenstein utilizza il suo raccapricciante aspetto per spaventare coloro che lo circondano. Altra differenza molto forte nei due protagonisti consiste nel fatto che Erik non si fa mai veramente vedere e non parla mai con nessuno; Frankenstein, al contrario, esige di parlare al suo creatore. Questa è una differenza che accomuna anche i personaggi femminili. Così Christine è sublime solo in quanto il Fantasma, musicista geniale, la educa, si impossessa di lei e la fa "agire" sotto il suo incantesimo, mentre Elisabeth vuole soltanto sposare Victor e condurre una vita tranquilla assieme a lui, facendogli abbandonare i suoi esperimenti. Ultima differenza, molto collegata allo stile dell'autore, è l'ambientazione. Nel "Fantasma dell'opera" tutto si svolge in un teatro; che la scena sia in un camerino (come la memorabile scena iniziale), nel sottopalco, dietro le quinte, non ha importanza; è invece molto importante che il lettore "veda" i paesaggi di una Ginevra fredda ed antica, teatro delle vicende della "creatura". Non a caso Leloux iniziò come giornalista al "Matin" e di teatri ne vide tanti mentre la Shelley, improvvisata scrittrice, che cosa poteva descrivere meglio se non quello che vedeva "fuori dalla finestra"?


"CIME TEMPESTOSE" & "FRANKENSTEIN".
Come Mary Shelley, anche Emily Bronte nel suo romanzo ha deciso di non seguire l'"ordo naturalis" dei fatti. E' certamente questa infatti una delle analogie presenti tra i due testi: in entrambi il racconto è introdotto da un personaggio esterno alla vicenda che narra i fatti in prima persona, Walton scrivendoli alla sorella e Lockwood annotandoli in un diario. Il personaggio, appunto esterno alla vicenda principale, viene a contatto con altri personaggi, protagonisti di una determinata vicenda che ha in qualche modo influito sul loro atteggiamento; in "Frankenstein" ciò avviene con la nave che raccoglie Victor privo di forze, il quale racconta a Walton la sua storia, in "Cime tempestose" con Lockwood che viene a contatto con il proprietario della casa che vorrebbe affittare, Thrushcross Grange, il signor Heatcliff e, trovati in casa di questi alcuni frammenti di diario scritti da Catherine, chiede a Nelly, la governante della Grange, di poter sapere lo svolgimento dei fatti. Il finale si collega poi all'introduzione, con la morte di Frankenstein ed il dialogo tra il mostro e Walton in "Frankenstein", e con il ritorno di Lockwood alla Grange dopo alcuni mesi di assenza, un resoconto degli ultimi avvenimenti sempre da parte di Nelly ed il matrimonio tra Chaterine e Hareton in "Cime tempestose". Va segnalata la scelta di entrambe le scrittrici di dare spazio ai sentimenti di tutti i personaggi, sebbene visti con l'occhio dell'"io narrante", che li conosce approfonditamente, Victor perchè legato a quasi tutti i personaggi, Nelly, saggia e riservata, perchè confidente di molti componenti della famiglia, da Catherine (è a mio parere molto bello il dialogo della giovane con la governante sulla sua indecisione tra Heatcliff ed Edgar) a Hindley, a Heatcliff, a Isabella Linton. In entrambi i romanzi non è infine presente un vero e proprio antagonista, infatti tanto il mostro di Frankenstein quanto Heatcliff, di cui si considera spesso solo l'indole cattiva, non sono personaggi del tutto negativi, ma quelli che gli altri rifiutano, il mostro perchè orribile, Heatcliff perchè scontroso e di origine zingara. Questi sono gli unici due personaggi che siano veramente paragonabili poichè altri, che ricoprono lo stesso ruolo, non presentano molte caratteristiche comuni. E' il caso di Elisabeth e Catherine, le due protagoniste femminili, una di indole buona, docile e dai modi gentili, l'altra ribelle, volitiva e con un atteggiamento da "piccola selvaggia", almeno finchè Frances non la spinge a diventare una "signora" con l'unico scopo di allontanarla da Heatcliff sempre odiato da Hindley. Elisabeth presenta forse più analogie con l'altra Catherine, la figlia del protagonista, comunemente chiamata Cathy. Ella è, sebbene capricciosa come tutti i ragazzi viziati, dolce e di natura generosa. Le due trame presentano molti punti di analogia nella struttura: è inizialmente raccontata l'infanzia serena dei protagonisti, la loro vita di tutti i giorni e i rapporti tra di loro. Interviene in un secondo momento un episodio che influisce sui personaggi e sui loro rapporti; tale episodio può essere identificato nella creazione dell'automa in "Frankenstein" e nel matrimonio tra Edgar e Catherine in "Cime tempestose", che ha comportato la fuga di Heatcliff e, al suo ritorno dopo tre anni, le sue frequenti visite in casa Linton. Nel secondo episodio, legato al primo, si rompe l'equilibrio della situazione di partenza e quindi la serenità dei personaggi; esso è l'assassinio di William nel romanzo della Shelley, il cattivo comportamento di Heatcliff verso Isabella e, per questo motivo, il suo litigio con Catherine in quello della Bronte. Si ha a questo punto una successione di fatti: in "Cime tempestose" l'incontro tra Heatcliff e Catherine e la morte di quest'ultima dopo aver dato alla luce la figlia. In "Frankenstein" la morte di tutte le persone care; successivamente gli inseguimenti del mostro fino al Polo Nord da una parte, dall'altra la fuga di Isabella da Wuthering Heights, la riappacificazione con il fratello, la sua morte e l'arrivo del figlio Linton, rivendicato da Heathcliff, il legittimo padre, il matrimonio del ragazzo con Catherine e la sua morte. Si ha infine una conclusione, vista di nuovo con gli occhi del personaggio esterno, con Walton che assiste alla morte di Victor e parla con il mostro nel primo romanzo, con Lockwood che torna alla Grange accolto da Nelly che gli riferisce la morte di Heathcliff e l'incombente matrimonio tra Hareton e Catherine nel secondo.
Si può notare come i due romanzi, pur presentando differenti trame, abbiano uno stile comune. Questo è probabilmente dovuto al fatto che le due autrici siano vissute all'incirca nella stessa epoca e che abbiano per questo rispettato i canoni che la letteratura in quel periodo imponeva. La loro vita privata ha invece influito sulla ambientazione e sulla storia; la Shelley, sempre vissuta in un ambiente colto, sceglie infatti di dare spazio in particolar modo alla scienza. Mary inoltre non ha mai avuto una vita facile; nel suo romanzo ciò si riflette nella disgrazia di Victor e nella malinconia presente in tutta l'opera. Nemmeno la Bronte ha avuto un'infanzia felice, spesso oppressa da malattie e da disgrazie familiari, due elementi molto presenti nel romanzo: tutti in personaggi morti, se si escludono Heathcliff e Hindley, muoiono di malattia, e vengono messe in evidenza anche le diverse reazioni al lutto delle persone care: Hindley, per esempio, alla morte di Frances, si da' all'alcool, problema che non supererà mai completamente, Edgar alla morte di Catherine si chiude in se stesso per alcune settimane, per poi dedicarsi alla bambina che la moglie gli ha lasciato appena prima di morire.


"FRANKENSTEIN" & "DRACULA"
La differenza più evidente sta, per esplicitare un concetto evidente, nella differenza di sesso di entrambi gli autori. Inizialmente si potrebbe pensare, per intuizione logica e non come atto discriminatorio, che colei che ha tratto minor vantaggi nella pubblicazione del romanzo, sia stata la Shelley, ma non è così. E' pur vero che l'autrice di "Frankenstein" è una donna e all'epoca esse potevano pubblicare i loro romanzi solo con pseudonimi maschili ed era molto difficile che uno di questi libri poi diventasse famoso. Ma ci sono stati due fattori che per la Shelley furono determinanti nel decretare il suo successo sul romanzo di Stoker; il primo è evidente: il cognome. Mary Godwin, questo il suo cognome da nubile, sarebbe rimasta nell'anonimato se Percy Bysshe Shelley, poeta inglese (1792-1822), non l'avesse sposata e di conseguenza non l'avesse inserita in una società "colta"; ma soprattutto le fece un grosso favore quando la portò in gita durante quella famosa estate del 1816, a Ginevra. Lì, Mary, conobbe "il fattore due", Byron, il quale propose ai coniugi Shelley, a Polidori, famoso medico e servitore di Byron e a "Monk" Lewis che, perseguitati dall'inclemenza del tempo, non avevano niente di meglio da fare che scrivere un racconti di paura; così nacque "Frankenstein", pura fantasia di una ragazza diciottenne. Non così fu per Stoker; egli, pur scrivendo di getto e quando gli pareva e gli piaceva, si ispirò ad una leggenda, ma anche alle due figure storiche dei principi rumeni Vlad II "Dracul" e suo figlio Vlad III l'Impalatore. Questa è quindi la prima differenza: il primo è dunque un racconto inventato, il secondo, diciamo che è la rielaborazione fantastica di una realtà ambigua. La seconda differenza sta nei personaggi. La creatura di Frankenstein e il Conte Dracula, pur essendo entrambi dei "mostri", sono due esseri agli antipodi. Il primo è un personaggio deforme e incompiuto, a cui si aggiunge una corruzione mentale, il secondo è invece di bel aspetto (risaputo è infatti che i vampiri sono affascinanti e conturbanti) e le sue facoltà sono molteplici. Anche le protagonisti femminili sono molto diverse tra loro; Elisabeth, ragazza spensierata e amorevole, ha come unico desiderio quello di sposare Victor. Inizialmente anche Mina ha come unica aspirazione di unirsi in matrimonio con Jonathan, ma, dopo aver conosciuto lo stravagante conte rumeno, ne rimane così affascinata che, trascinata dai sentimenti, perde il suo amore per Jonathan. L'ambientazione è un altro fattore di diversità tra i due romanzi: nel primo il teatro della vicenda è Ginevra, ma anche il laboratorio dove Victor dà vita alla sua creatura; nel secondo invece, lo scenario è la Transilvania più cupa e desolata. Pur "viaggiando" sempre in coppia, questi due romanzi non presentano assolutamente delle caratteristiche comuni. E' infatti un luogo comune parlare sempre di "Frankenstein" come una sorta di continuazione di "Dracula" e viceversa.


"IL VAMPIRO" & "FRANKENSTEIN"
Ancora sulla paura scaturita da un vampiro e come possa la figura del Nosferatu competere degnamente, almeno nel meccanismo della paura, con il mostro creato dal dottor Frankenstein. Ebbene sì, per la prima volta nella letteratura si incontra un personaggio che faccia veramente terrore e che quindi possa, in qualche modo, sminuire la paura del mostro. Infatti, fino ad adesso, si sono analizzati personaggi che non facevano veramente paura, anzi, nelle loro stranezze essi erano anche "grotteschi" e simpaticamente "stravaganti". Ora invece il personaggio di Lord Ruthven creato da Polidori, incute veramente timore così come la creatura inventata dalla Shelley. Analizziamo brevemente come sia nato questo romanzo. "Il Vampiro", modellato sul frammento byroniano, veste i panni del poeta col trasparente pseudonimo di Lord Ruthver e ne narra le poco esaltanti gesta in giro per l'Europa. I ruoli reali si invertono: Polidori si raffigura nell'io narrante, nella figura positiva di Aubrey, giovane di nobile famiglia che non riesce ad opporsi alla violenza del vampiro per lealtà ed ignoranza. Byron/Ruthven è il bel tenebroso, cui basta uno sguardo per incantare le signore, gran seduttore il cui scopo occulto non è, come credono le ignare vittime, il raggiungimento del piacere fisico, ma una necessità fisiologica ben più turpe: la suzione della preziosa linfa vitale. Il personaggio creato dalla Shelley invece non ha un'attitudine "cattiva", ma la raggiunge man mano che subisce offese e rifiuti da parte della società. La scena culminante si svolge in Grecia, quando assistiamo alla morte di Lord Ruthven e all'imposizione ad Aubrey del giuramento di non rivelare a nessuno la notizia della sua morte, prima di un dato limite di tempo. La circostanza è ripresa interamente dal frammento di Byron, che tutte e tre le edizioni citate riportano opportunamente in appendice. L'ambientazione di "Frankenstein", come risaputo, ha come sfondo una Ginevra fredda e glaciale. La scena culminante in "Frankenstein" si svolge naturalmente nel laboratorio di Victor durante la creazione del mostro. Ma se il frammento si ferma a questo punto, Polidori risolve invece la sua storia a chiave con il ritorno in Inghilterra della compagnia, la riapparizione di Lord Ruthven, il suo matrimonio con la sorella del protagonista e la morte di quest'ultimo per consunzione, ai limiti della pazzia; la Shelley invece dà la massima importanza solo alla scena del laboratorio, e usa Ginevra solo come "ornamento".
Le vicissitudini editoriali di questi due romanzi furono molto significative; "Il Vampiro" di Polidori, come "Frankenstein" della Shelley, fu pubblicato per la prima volta su una rivista. Il primo fu attribuito a Lord Byron, il secondo fu pubblicato inizialmente con uno pseudonimo maschile.
IL ROMANZO POPOLARE OTTOCENTESCO
Apriamo una piccola parentesi su quelli che sono i romanzi dell'Ottocento che, come tematiche e stile, si avvicinano molto a "Frankenstein" della Shelley.

-I MISTERI DI PARIGI (1842) di Eugene Sue (1804-1857).
E' il più famoso romanzo d'appendice a sfondo sociale, edito originariamente a puntate su un giornale, responsabile di vertiginosi aumenti delle tirature dei quotidiani dell'epoca e dell'avvicinamento di vaste masse popolari alla lettura. Si basa sul tema della peccatrice redenta (Fleur-De-Marie), divenuto una costante della letteratura popolare, destinata a non sopravvivere alla tragicità degli eventi che l'hanno coinvolta. La sua lacrimevole storia si innesta sulla descrizione dei quartieri malfamati della città, stravolta dagli effetti perversi dell'urbanesimo incontrollato causato dalla Rivoluzione industriale: la città, luogo sconosciuto di paure ben conosciute si fa teatro di avventure intricatissime una volta riservate ai paesi lontani ed esotici.

-IL CONTE DI MONTECRISTO (1844) di Alexandre Dumas (1802-1870)
Detiene il record delle trasposizioni cinematografiche, segno che il feuilleton ottocentesco ben si adatta alle esigenze di serialità dei moderni mass-media. Qui il tema di fondo è quello della vendetta del singolo individuo contro una comunità sociale che non l'ha apprezzato in cui il lettore è portato a proiettare le proprie frustrazioni e a soddisfare il proprio desiderio di rivalsa. Prototipo del genere "il cittadino si fa giustizia da sè" e di pericolose tentazioni superomistiche.

-I MISTERI DI NAPOLI (1870) di Francesco Mastriani (1819-1891).
Continua l'opera di Sue, trasferendola sul suolo italiano, senza protagonisti, ma con un'infinità di episodi fittamente intrecciati. Ne risulta un affresco realistico e colorito della città partenopea nel XIX° sec.

-DAVID COPPERFIELD (1850) di Charles Dickens (1812-1870).
Classico del romanzo sociale inglese d'ambientazione vittoriana, introduce il tema del giovanissimo in balìa della società non più organizzata a misura d'uomo. Lo sviluppo della narrazione, attraverso le fasi iniziatiche superate dal protagonista, fino alla sua affermazione sociale, evidenzia i valori della lotta individuale contro lo strapotere di un protocapitalismo grezzo.

-I MISERABILI (1826) di Victor Hugo (1802-1885)
Torna, con grande successo popolare, sul tema del peccatore redento (Jean Valjean), solo che in questo caso, dato il sesso del protagonista, non è necessario ricorrere al suo sacrificio finale. Assieme ai romanzi di Dumas, è l'opera più popolare e di maggior fortuna in Italia.














John William Polidori (1795-1821), giovane medico morto suicida, era figlio di Gaetano Polidori, il primo tradfuttore italiano de "Il castello d'Otranto" di Walpole, emigrato in Inghilterra. Al seguito del poeta George Byron, in qualità di suo medico personale, il giovane Polidori è presente la fatidica sera del 16 giugno 1816 nella villa Diodati, sul lago di Ginevra, quando un'animata conversazione sui temi del mistero e del soprannaturale sfocia in una sorta di scommessa a stenderne dei testi esemplari. Mary Shelley ne trae il suo "Frankenstein" (1818), Byron una storia di vampiri mai condotta a termine e Polidori, amareggiato e astioso nei confronti del suo lord, con il quale intratteneva rapporti non facili e da cui sarebbe stato presto sbrigativamente licenziato, una brillante vendetta letteraria. Perchè "Polly Dolly", come lo chiamava Byron con intento canzonatorio, non nascondeva le sue velleità letterarie destinate tuttavia a non essere prese sul serio dai tracotanti rappresentanti della poesia Romantica Inglese.
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Il "feuilleton", o romanzo d'appendice, riprende temi, situazioni e personaggi del romanzo popolare, "nero" o gotico di gusto inglese: i forti contrasti fra bene e male, buoni e cattivi, persecutori e vittime; a movimentare l'azione, che si conclude sempre con il ristabilimento della giustizia, sono solitamente rapimenti, fughe, duelli, avvelenamenti. I primi romanzi d'appendice di grande successo risalgono alla metà dell'Ottocento e sono opera di scrittori come Balzac, George Sand, Dumas, Scribe e Eugène Sue, i cui "Misteri di Parigi" si possono considerare un vero e proprio modello di feuilleton.
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