LA TEMATICA DELL'AUTOMA


Frankenstein (come sostiene Praz) è l'ultimo romanzo gotico e il primo fantascientifico ma in questo testo analizzeremo solo il primo aspetto.
Questo romanzo infatti si distingue da altri che lo hanno preceduto perché l'autrice si è ispirata ad esperimenti scientifici che avvenivano in quel periodo, un'epoca di profonde trasformazioni sul piano tecnologico (basti pensare alla macchina a vapore). L'uomo ha sempre pensato di divenire in un certo senso "immortale", per mezzo di una sua creazione. Fino a "Frankenstein", tutte le creature di cui si narrava nei romanzi gotici erano conformi a meccanismi che rispondevano al principio di armonia delle forze sancito dalla scienza. Artificio e natura si uniscono nell'automa, una rappresentazione che mima le funzioni fisiologiche proprie dell'uomo. L'unico Essere destinato a rappresentare nient'altro che se stesso, e il proprio ruolo di personaggio sinistro, invece di limitarsi semplicemente a "imitare" i comportamenti umani, è il Mostro di Frankenstein. Questa era una figura nuova, che rispondeva alle nuove richieste del pubblico: in un'epoca di rivoluzioni tecnologiche, in cui la parola chiave era "improvement" ossia "miglioramento", "progresso", quando la scienza subentrava alla teologia e alla magia, e dal mercato si richiedevano costantemente novità, la Shelley rovesciò le strutture del gotico, combinando esperienze scientifiche del presente con il mondo magico del passato. Le affinità del Mostro con una macchina moderna sono diverse, a partire dall'assemblaggio vero e proprio: la costruzione dell'Essere sembra quella di un prototipo industriale; ciò ha pure una sua logica, poiché successivamente un congegno, una volta immesso nel mercato, perde ogni legame col suo inventore. Nell'immaginario collettivo, oggi, tutti pensano che "Frankenstein" sia il mostro: qui, addirittura, la macchina "ruba" il nome a colui che lo ha progettato; ma allo stesso tempo l'idea della combinazione di parti morte, inorganiche, per ottenere un "tutt'unico", si rifà alle pratiche di magia. Similmente, le attività scientifiche dell'epoca a volte risultavano essere influenzate da residui simbolici di antiche alchimie riprese a livello delle nuove indagini sul rapporto uomo-natura. Un esempio può essere l'esperimento denominato "lo spettro della rosa": un fiore ridotto in cenere in una tazza di vetro di cristallo, veniva trattato con diverse sostanze tra le quali c'erano rugiada mattutina e letame di cavallo, e poi esposto al sole perché si pensava che rifiorisse. La rivoluzione scientifica era quindi in atto, anche se c'erano ancora elementi degli antichi culti del passato. Il romanzo di Frankenstein riflette questo modo di pensare e di vedere la vita: il passaggio da alchimia a scienza equivale a quello tra romanzo gotico e fantascientifico.
Anche la figura dello scienziato cambia, passando da un modello elitario di osservazione scientifica praticato dai dilettanti di ceto nobiliare a un tipo di ricerca compiuto da esperti del settore, determinandone così la professionalità. Nei primi anni del XIX secolo, in Inghilterra, si diffusero associazioni di scienziati, per facilitare l'acquisto di macchinari costosi indispensabili per il progresso della scienza; i borghesi impegnati in questo campo diedero vita ad una nuova figura di scienziato, visto come un uomo nuovo, impegnato nell'analisi fisica della materia. Lo studioso di questo tipo rifletteva quello che era l'ideale chiamato dai puritani "self made man", la spinta all'accumulazione dei beni e quindi la realizzazione personale. L'unica differenza è quindi che l'accumulazione sociale di ricchezza fa riscontro con un'accumulazione del sapere, e lo scienziato diventa un "filosofo naturale". In particolare il dottor Frankenstein risulta essere un incrocio fra questa figura innovativa e l'alchimista di un tempo. Egli studia infatti formule sperimentali e, nonostante la sua qualificata capacità tecnologica, è troppo coinvolto emotivamente, come se si stesse occupando delle operazioni occulte degli alchimisti sopracitati. La fertile estrosità del creatore è proprio dimostrata al momento della messa a punto del Mostro, che viene quasi considerata un miracolo; non si vuole infatti caratterizzare l'attenzione coerente di Frankenstein, bensì la sua fantasia e la sua bravura nel servirsi di ruoli e modelli arcaici.





















Alla domanda "cos'è la fantascienza?" non è facile trovare una risposta. Sia il termine inglese "science fiction" sia quello italiano sono infatti inesatti poiché la fantascienza si basa spesso più sulla tecnica che sulla scienza. Anche il termine francese "anticipation" si rivela infatti impreciso in quanto spesso accade che la narrazione di fantascienza sia ambientata nel passato o nei giorni nostri. Un'interessante proposta è quella che viene dal professor Darko Suvin, secondo il quale la condizione per una narrazione fantascientifica è la presenza di un novum, la cui convalida è data dalla sua aderenza al metodo scientifico. Un'altra definizione è quella che ne dà Lino Aldani: "una rappresentazione fantastica dell'Universo, nello spazio e nel tempo, operata secondo una consequenzialità di tipo logico - scientifico, capace di porre il lettore, attraverso l'eccezionalità o l'impossibilità della situazione, in un diverso rapporto con le cose." Passiamo ora ad analizzare i caratteri specifici di questo genere letterario. E' un dato di fatto che il genere scientifico sia nato come un genere di consumo e si basi sull'interpretazione fantastica di dati scientifici. E non è casuale che esso abbia subito in pochi decenni tanti cambiamenti tematici e stilistici, in quanto è proprio l'elemento tecnico - scientifico ad annettersi nel tempo campi di interesse diversi. Un primo carattere peculiare della fantascienza è il linguaggio scientifico proprio dell'astronomia, dell'ingegneria spaziale, dell'informatica e della cibernetica, della medicina e della biologia. Naturalmente il dato di attendibilità varia da romanzo a romanzo. Succede quindi che per descrivere situazioni eccezionali si renda necessario caricare la parola di effetti nuovi e suggestivi, che suggeriscano senza determinare: ci troviamo di fronte all'uso del linguaggio in funzione connotativa. Riguardo alla descrizione dell'ambiente, luogo comune ricorrente è quello della stranezza e della diversità nonostante il realismo narrativo che l'accompagna. Assai varia risulta la gamma dei personaggi sulla scena. Il terrestre può incarnare tipi molto diversi: il supereroe e l'uomo della strada, lo stereotipo fatto agire in complicatissime e pericolose vicende; né mancano gli alieni, da quelli più simili all'uomo a quelli che di umano non hanno nulla. Ci sono poi robot, cyborg, automi, androidi che possono essere amici o nemici, protagonisti o antagonisti, imprevedibili nei loro cambiamenti di ruolo. In merito all'organizzazione narrativa mancano rigidi sistemi di riferimento. Se in origine la struttura ricalcava quella della fiaba, attualmente nei filoni più moderni le caratteristiche strutturali sono assai variate: la figura dell'antagonista può differenziarsi molto da quella del protagonista, o mancare del tutto; nel corso della vicenda può avvenire uno scambio di ruoli; il lieto fine può non verificarsi, o lasciare aperte le situazioni problematiche. Se nel romanzo di fantascienza la rappresentazione fantastica deve essere "operata secondo una consequenzialità logico - scientifica" (Lino Aldani), la narrazione dei fatti non è però sempre condotta nello stesso ordine in cui si suppone che essi si siano verificati. E' possibile che si cominci "in medias res", cioè partendo dal momento centrale della vicenda per catturare immediatamente l'attenzione del lettore chiarendo poi la situazione con l'uso di un "flash back", così come è possibile che la narrazione sia condotta per vie parallele per poi giungere ad un punto di contatto, oppure ancora accostando avvenimenti molto lontani nel tempo, le cui relazioni si chiariscono solo nel corso della storia. Infine, tra le tecniche narrative di maggior consumo si registrano la suspense e la "violazione delle aspettative del lettore". La creazione per tappe calibrate di una situazione fortemente drammatica, la quale necessita poi di uno scioglimento, è comune anche al romanzo di avventura e poliziesco, per cui l'effetto suspense è impiegato sia per suscitare l'interesse del lettore, sia per comunicargli una certa tensione drammatica. Ma il finale imprevedibile, costruito mediante il rapido cambiamento di punto di vista oppure di un avvenimento, rovescia completamente le aspettative del lettore e lo indirizza verso una rilettura della storia in chiave del tutto differente.

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