LA PAURA E L'IMMAGINARIO SOCIALE

La Letteratura
Immaginario individuale e collettivo
Il Perturbante
Conclusioni

Della tematica della paura, che viene esprimendosi nella letteratura e in certe forme di oltrepassamento del reale da cui è sorto il gothic romance, in generale sappiamo che costituisce un piano di elaborazione dell'immaginario individuale e collettivo sollecitando e proiettando spazi e figure dell'ignoto e relativi comportamenti di difesa. D'altra parte la paura esiste non come emozione unica, a sé stante, indifferenziata, ma sempre quale riflesso di turbe psichiche e sociali circostanziate; la paura viene dall'esterno e dall'interno suscitando immagini di salvezza o di catastrofe. Considerando la portata rilevante, anzi decisiva, degli effetti scatenati dalla paura, è possibile delineare un quadro relativo alle funzioni e alla meccanica dello stato pauroso nei gradi di "primario" e "secondario" corrispondenti all'incidenza positiva o negativa sul soggetto. La paura primaria riflette lo stato d'allarme istintivo di un individuo che nell'esperienza oggettiva del pericolo provvede a misurarsi con esso associando, al livello superiore della coscienza, gli elementi interni ed esterni del reale (psichici, ambientali, strumentali) atti a controllare la minaccia e le sue conseguenze. La paura secondaria riflette invece lo stato di paralisi emotiva di un individuo che nell'esperienza soggettiva del pericolo (ossia un pericolo decontestualizzato, interiorizzato in una portata sempre più grande del vero) regredisce allo stato inconscio, perde il contatto con gli elementi del reale, lasciandoli dissociati e restando succube della minaccia e delle sue conseguenze. In uno stesso individuo intervengono in tempi e luoghi diversi reazioni implicite ora nella paura "primaria", ora in quella "secondaria". Paura, disgusto, abiezione sono termini ricorrenti nella fenomenologia del rifiuto della realtà, ma non si tratta solo di funzioni di rigetto bensì, secondo i casi, anche di diversioni dalla norma verso un vissuto più ricco. Nella definizione di perturbante occupano uno spazio essenziale i segni del determinato e dell'indeterminato nell'evento emergente quali fattori di rilevamento della distanza reale/immaginaria nel rapporto soggetto-oggetto. Scrive Freud: "l'angoscia ha un'innegabile connessione con l'attesa, è angoscia dinanzi a qualche cosa. Possiede un carattere di indeterminatezza e di mancanza di oggetto; nel parlare comune, quando essa ha trovato un oggetto e si cambia nome e lo si sostituisce con quello di paura". Riducendo il freudiano concetto di angoscia nel più semplice concetto psicologico di ansia possiamo individuare due forme di comportamento di fronte a situazioni di pericolo incombente, presunto o reale. L'ansia è timore dell'ignoto, di qualcosa che sta per accadere di cui non si può misurare la portata né l'incidenza. Lo stato di allerta che ne segue, anticipando il confronto con l'altro, con il diverso, riflette l'attesa mediata di un comportamento normale e si configura come presentimento quando si è spinti a cercare i motivi e le cause dell'emergenza, oppure come delirio quando non si è in grado di affrontare l'emergenza in questione. La paura, o timore del noto, di ciò che si evidenzia per la sua pericolosità, conduce generalmente a organizzare una difesa efficace dalla minaccia esterna e può essere vista in positivo quando lo stimolo reale viene accolto come una sfida al confronto; è naturalmente considerata in negativo allorché questo stimolo, invece di muovere all'azione, si chiude in un orizzonte di scissione del soggetto dalla realtà. L'ansia e la paura appartengono alla psiche, ma percorrendo l'immaginario individuale e collettivo sono anche fatti culturali. La paura di fronte all'evento emergente si esprime sia a livello filogenetico, ossia nella specie, che ontogenetico, cioè nell' individuo, quale trauma della presenza insidiata. La persona e la collettività sono soggette entrambe a questo trauma. Il passaggio dal piano psicologico al piano sociale conferisce alla paura il titolo di crisi per la perdita di una identità culturale. Nei processi di mutamento sociale il distacco dalle vecchie strutture e convenzioni assimilate nella norma quotidiana genera effetti di timore e di spavento in quanti avvertono la caduta di un mondo noto e l'avvento di un mondo non ancora definito. La rivoluzione industriale è responsabile, a tale riguardo, del più vasto e lacerante squilibrio di ruoli e usanze nel mondo del lavoro e nella sfera della quotidianità che ha condotto, con il forzato urbanesimo e lo spopolamento delle campagne, a gravi dissesti psichici e sociali, confluiti spesso in numerosi casi di suicidio.

L'IMMAGINARIO SOCIALE
L'immaginario è definibile in quella catena di elementi ideativi e figurativi trasmessi per generazione e nello spirito della tradizione etnica che un popolo possiede come area di comunicazione sociale: in tal senso è espressione linguistica e caratteriale di un popolo, di un gruppo sociale e storicamente cultura di una nazione. L'atto di nascita e lo sviluppo dell'immaginazione hanno sede nell'insieme dei processi psichici da cui scaturisce la funzione conoscitiva sulla base del rapporto soggetto-oggetto. L'immaginario sociale è dovuto a fattori psichici primari, ovvero la ricognizione del reale (sensazione, percezione, bisogno, sentimento), e a fattori psichici secondari, cioè l'elaborazione del reale (immaginazione, memoria, fantasia, rappresentazioni mentali); le due serie di fattori, naturalmente, non sono isolate, ma interagiscono nell'atto di scelta e di giudizio della coscienza. Nell'incrocio risolutivo di questi fattori psichici in cui si realizza l'immagine o il concetto della cosa, l'azione coscenziale stabilisce la sua prospettiva discriminante, il suo focus. Se dalle immagini allucinate dell'attesa e del torpido dormiveglia ci si sposta nel mondo dei sogni funesti, degli incubi, la forza ipnotica dell'immaginazione apparirà anche più spaventosa. Un noto psicologo, Sigmund Freud nello stabilire la dinamica e il senso delle paure notturne afferma: "Definire gli incubi come qualcosa di distinto dai sogni ordinari è un po' difficile: la vera origine del termine è oscura. Dobbiamo forse dare quel nome ad ogni terrificante che ci svegli tremanti di paura, come i terrori notturni del fanciullo o i sogni di guerra del soldato terrorizzato dalle bombe? Oppure dobbiamo limitarlo a quei sogni nei quali siamo sopraffatti da qualche mostro o a quelli in cui si verificano quei fenomeni di carattere fisico che di solito accompagnano la paura, quali il sudore, la palpitazione, il soffocamento ed altri sintomi di angoscia organica? Il carattere istintivo degli incubi, nel senso stretto della parola è collegabile alla figura del mostro, sia esso una animale o un essere subumano, che visita i nostri sonni e ci terrorizza. Talvolta è una strega, talaltra un vampiro, concepito come una persona morta che rianimata torni per succhiare il sangue dei vivi addormentati, o un uomo trasformato in lupo mannaro pieno di sadica crudeltà, oppure può essere una brutta vecchia o un "incubus" o una cavalla. Il termine incubo originalmente si riferiva a queste stesse creature mostruose, e più tardi fu usato nei sogni nei quali essi stessi apparivano". Le cause degli incubi vengono attribuite secondo la scuola freudiana a problemi sessuali, oppure secondo la scuola junghiana alle forze primordiali del nostro inconscio collettivo. Il fascino della paura può esprimersi a livello di scelte esistenziali. A livello esistenziale si tratta di precisare la propria individualità come differenza dal continuum del reale; è il rischio (l'angoscia) della perdita d'identità del soggetto, diviso tra ruolo sociale e sensibilità personale. Tornando dal livello esistenziale a quello estetico la prospettiva cambia: qui si richiede non soltanto la stessa intensità di comunicazione con l'oggetto rappresentato, ma si stabilisce con esso un rapporto di coinvolgimento totale dove l'ex-sistere della coscienza trova la sua piena e definitiva legittimazione.

LA LETTERATURA
La paura e l'immaginario sociale entrano nella letteratura come elementi e fattori del fantastico. Nella scrittura l'effetto traumatico di destabilizzazione del soggetto, provocato dallo stato pauroso, unendosi a quello stato dell'immaginazione in cui il rapporto fra determinato e indeterminato appare irresoluto, produce nelle figure del diverso forme di trasgressione del quotidiano che coinvolgono il lettore in una dimensione estranea al suo rassicurante orizzonte spazio-temporale. Questa diversione dalla realtà, una costante della letteratura fantastica, ha conquistato una dignità culturale di piacere della lettura in tempi relativamente recenti, e precisamente col gothic romance, che incorpora per primo gli itinerari del fantastico inaugurando un genere letterario di vasta portata che ha contribuito alla formazione del campo del fantastico, traducendo in immagini suggestive -attraverso opere dozzinali o di qualità- un sentimento profondo dell'umanità, la paura. Volendo seguire gli itinerari del fantastico nella narrativa europea sorta dopo la rivoluzione industriale, e cogliendoli nella crisi delle strutture letterarie suscitata dalle proiezioni della paura di una comunità storica di fronte all'irruenza del mutamento sociale, il gothic romance è senz'altro il genere narrativo più conveniente all'esame sociologico delle esponenze culturali ed estetiche , quello su cui far convergere l'insieme delle azioni-reazioni della scrittura fantastica nell'atto di rappresentare lo stato di smarrimento del vissuto e le forme di simbolizzazione artistica del reale.

IL PERTURBANTE
Alla base della generale instabilità soggettiva prodotta dalla paura, Freud, in un suo famoso saggio del 1919, pone la figura del perturbante. Il perturbante è ciò che inquieta, mette a disagio, insinua l'immaginazione quotidiana evidenziando nell' atto di pensiero, nella parola, nel ricordo imprecisi una deviazione dalla realtà, uno scarto dalla norma. Dal noto, dal domestico (heimliches)si passa senza accorgersene all'ignoto, all'inconsueto, ossia al perturbante (unheimliches). Il salto nel vuoto da una realtà conosciuta, rassicurante a una realtà non frequentata, ingannevole, fa precipitare il soggetto cosciente nel magma di pulsioni indeterminate e ingovernabili. Il sospetto, lo sguardo indeciso, l'attesa, l'annuncio del pericolo, la suggestione dell'orrido accompagnano il perturbante nel suo perverso gioco di erosione del principio di realtà. Freud inoltre associa la categoria del perturbante alla problematica del doppio studiata dal suo allievo Otto Rank. L'apparizione del sosia, l'alter ego , l'immagine narcisistica dello specchio incarnano una figura imprevedibile, assurda nella sua replica dell'originale, una replica che si rende pericolosamente autonoma come un altro se stesso perverso e crudele di cui l'io protagonista vorrebbe disfarsi ad ogni costo. Rank scopre le stesse equivalenze passando dal piano letterario a quello antropologico affermando: "Molti altri studi sul folklore hanno dimostrato, senza lasciare dubbi, che l'uomo primitivo considera il suo misterioso doppio, l'ombra, come un essere spirituale, ma reale." Secondo T. Todorov il fantastico è l'esitazione provata da chi conosce soltanto le leggi naturali di fronte a un avvenimento apparentemente soprannaturale. L'esitazione del lettore è quindi la prima condizione del fantastico che implica quindi non soltanto l'esistenza di un avvenimento strano che provochi un'esitazione nel lettore, ma anche nel protagonista; conseguenza di ciò è la deformazione del soggetto che, paralizzato dalla paura, vede messa in crisi la sua identità personale e subisce questa situazione Per completare la definizione di fantastico bisogna soddisfare tre condizioni; in primo luogo, occorre che il testo obblighi il lettore a considerare il mondo dei personaggi come un mondo di persone viventi e ad esitare tra una spiegazione naturale e una soprannaturale degli avvenimenti evocati. In secondo luogo anche un personaggio può provare la stessa esitazione. E' necessario infine che il lettore adotti un certo atteggiamento nei confronti del testo.
Gli approcci al fantastico partono da profili e valori culturali diversi, ma hanno in comune il concetto di sovvertimento radicale dell'ordine quotidiano, che comporta una minaccia: la distruzione del continuum temporale per l'irruzione improvvisa, imponderabile, destabilizzante di un fattore ignoto sul tracciato comune di uno spazio consuetudinario. Tale minaccia - che riguarda direttamente un personaggio della storia narrata - non può chiudersi nel fluire del racconto, in funzione discorsiva dell'evento annunciato, senza rientrare nella motivazione pedagogica di uno spirito avventuroso che sa affrontare con fermezza ogni sorta di calamità traendone il dovuto profitto di esperienza personale. La minaccia, dunque, va intesa in senso extra-narrativo: deve coinvolgere non solo il personaggio della storia, ma il suo stesso lettore, il quale non può identificarsi nell'atto decisivo di una prova da superare, ma resta inchiodato nell'attesa. Il fantastico è soprattutto negazione di esperienza e può essere narrato con maggiore efficacia da un personaggio che conosce una persona che abbia visto o saputo da altri l'evento straordinario.

CONCLUSIONI G.Delpierre nel suo libro "La paura e l'essere" sostiene che "La paura diventa patologica quando compromette l'efficacia sociale dell'individuo: testimonia allora il fallimento della facoltà di adattamento" B.Demangon aggiunge che "Si intende per immaginazione quella facoltà dell'intelletto che suscita immagini o rappresentazioni di oggetti, percettibili o meno dai sensi esterni. La sua attività come le sue distorsioni possono mettere in disordine il sonno, la digestione, la circolazione e le altre funzioni dell'economia animale, poiché è nello specchio magico di questa facoltà che gli oggetti più impercettibili e più ordinari si trasformano in colossi e in mostri; ma è anche sotto l'incanto delle sue illusioni che si occultano o spariscono i grandi mali che affliggono l'umanità." Concluderemmo infine con una frase di G.Bachelard che dice: "Un essere privato della funzione dell'irreale è un nevrotico allo stesso modo di colui che è privato della funzione del reale".