COME SI SENTE IL LETTORE?


La paura è l'elemento caratterizzante del romanzo "Frankenstein"; questo meccanismo si manifesta in diversi modi: il principale è il timore psicologico legato ai sensi di colpa e all'impotenza. Infatti dapprima si risveglia la curiosità del lettore per poi angosciarlo con i rimorsi e le ossessioni di Frankenstein; anche se il lettore sa di essere soltanto un testimone che non può essere direttamente minacciato da ciò a cui assiste, è coinvolto dalle vicende della vittima, ma allo stesso tempo il fatto che gli avvenimenti spaventosi accadano a personaggi immaginari gli procura un senso di sicurezza. Gli psicologi sostengono che uno dei più elementari meccanismi di difesa dalla paura consiste nel immaginare di essere noi stessi quel mostro che ci perseguita: in questa chiave di lettura il libro può essere uno sfogo emotivo e una liberazione dalle angosce reali del lettore.
Chi legge può inoltre trovare dei collegamenti con le scoperte scientifiche del presente: infatti oggi assistiamo di continuo a dibattiti riguardo quali esperimenti genetici sia lecito svolgere; si teme infatti che gli scienziati siano davvero capaci di creare mostri ribelli in grado di uccidere i propri cari.

La figura della Creatura contribuisce all'accrescimento della tensione anche se oggi grazie ai mass-media vediamo mostri ben più impressionanti. Il lettore odierno infatti non si lascia intimorire dall'aspetto orribile dell'Essere, però l'accuratezza con la quale i particolari macabri sono descritti suscita inquietudine e disgusto persino nelle persone abituate a guardare film horror.

La narrazione è strutturata in modo che non segua l'"ordo naturalis"; è infatti lo stesso dottor Frankenstein a raccontare la sua avventura, e così dà già delle anticipazioni sul tragico finale della storia. Il lettore è consapevole dal principio del romanzo della sua triste conclusione, quindi si aspetta colpi di scena e avvenimenti che mutino l'apparente tranquillità iniziale; per questo motivo anche nelle parti che potrebbero essere lette in modo rilassato, è presente una certa apprensione (e quindi suspense) per ciò che succederà.

Se letto superficialmente questo romanzo gotico non sembra incutere paura, poiché, a differenza di altri racconti costruiti sulla violenza e sull'orrore fisico, si basa su una lotta psicologica nel contrasto fra natura e cultura, però Mary Shelley gioca non su una paura immediata, bensì su un meccanismo narrativo più complesso basato sul destino che l'uomo non può prevedere né tantomeno mutare. Anche l'uomo dei giorni nostri si scontra con il destino, perciò questa tematica trova dei riscontri con il presente.