LA FIGURA DEL MOSTRO


I romanzi dell'orrore del presente frequentano sempre meno mondi soprannaturali e creature fantastiche e preferiscono scoprire i mostri che si annidano sotto le apparenze più normali e quotidiane.
Con Frankenstein, invece, viene messa in risalto proprio la "soprannaturalità" dell'essere, descrivendo la sua creazione come quella di una macchina: Mary Shelley è infatti vissuta durante la Rivoluzione Industriale, periodo nel quale gli uomini si sentivano impotenti e inferiori davanti alla grandezza e alla potenza dei nuovi macchinari, poiché temevano di non riuscire a controllarli. L'autrice sottolinea che non è "uno di noi", bensì un ibrido, una specie di errore umano che non è in grado di inserirsi nella nostra società. In questo modo, si è già maldisposti nei confronti dell'essere, poiché inconsciamente si è sempre diffidenti verso ciò che è diverso (xenofobia). A questo si aggiunge la descrizione fisica del mostro "Le sue membra erano proporzionate ed avevo scelto suoi lineamenti in modo che risultassero belli. Belli! Gran Dio! La sua pelle giallastra nascondeva a malapena il lavorio sottostante dei muscoli e delle arterie; i suoi capelli erano folti e di un nero lucido, i suoi denti di un bianco perlaceo; ma tutti questi particolari non facevano che rendere più orribile il contrasto con i suoi occhi acquosi, i quali apparivano quasi dello stesso colore delle orbite, di un pallore terreo, in cui erano collocati, con la sua pelle grinzosa e con le sue labbra nere e diritte...dischiuse le mascelle e mormorò qualche suono inarticolato, mentre una smorfia gli contraeva le guance...oh, nessun mortale avrebbe potuto reggere all'orrore di quel volto! Una mummia ritornata a vita non avrebbe potuto essere più spaventosa. Lo avevo osservato quando era incompiuto: era già brutto allora; ma quando muscoli e giunture erano stati resi capaci di moto, era diventato qualcosa che neppure Dante avrebbe saputo concepire" (capitolo 4). In questo punto la deformità del mostro viene descritta in maniera così brutale e drammatica allo stesso tempo, che il lettore, nonostante sia consapevole della finzione del romanzo, entra in uno stato di inquietudine.

In alcuni passi del libro, però, la bruttezza dell'Essere non è la sua prerogativa principale, ma contribuisce a delinearne la mostruosità. In alcuni altri, non si fa per niente riferimento al fisico, per esempio nell'episodio in montagna, quando avviene l'incontro tra Frankenstein e il Demone. Qui viene messa in risalto la cattiveria e la spietatezza del Mostro, che però è subordinata all'atteggiamento negativo degli uomini nei suoi confronti; ad ogni modo, la sua determinazione è notevole, e incute timore il pensiero delle sue minacce, anche se fino a questo punto la figura del Demone è ancora avvolta dal mistero di ciò che potrebbe fare. Il Mostro si rivela in tutta la sua crudeltà nel momento in cui egli uccide la moglie di Frankenstein il giorno del loro matrimonio, e poi la malvagità diminuisce nel corso della narrazione fino a diventare un senso di colpa che lo porterà al suicidio dopo la morte del suo creatore. La figura del Mostro non è quindi statica, ma si evolve nel corso del racconto, prima apparendo spaventosa fisicamente e successivamente anche interiormente e poi rivelando tutta la sua umanità nella conclusione del libro.