LA TEMATICA DEL RIMORSO


Sono infinite le sensazioni che può provare l'animo umano, molte di esse sono sensazioni forti, intense, condizionanti: quante volte abbiamo agito impulsivamente, senza troppo riflettere... Ma quali sono state le conseguenze? Molto spesso ci siamo probabilmente pentiti della nostra scelta, che forse ha danneggiato qualcuno o qualcosa...una tempesta di sentimenti ci ha invaso, senza lasciar spazio ad altro.
Spesso il pensiero di un'azione da noi commessa, qualcosa di cui ci siamo pentiti, si è insinuato lentamente nella nostra mente fino ad occuparla per intero: ciò che abbiamo provato è il rimorso.
La tematica del rimorso è affrontata anche nel romanzo di Frankenstein; infatti anche il protagonista che in un primo momento, trascinato dalla passione e dall'ambizione, dà vita alla materia morta andando contro le leggi della natura, prende poi atto di ciò che ha compiuto e la realtà che lo circonda è così terribile ed insopportabile da spingerlo a dimenticare.
Ma è sempre e comunque accompagnato dalla consapevolezza di essere il fautore dell'opera mostruosa che ha creato; darebbe tutto pur di poter tornare indietro, poiché si è pentito, ma non può: il suo animo è dunque lacerato e combattuto interiormente.
In Frankenstein vediamo anche come il rimorso sia talmente forte da determinare il vivere di un individuo: lo scienziato infatti non può più andare avanti come se nulla fosse, poiché è straziato dal rimorso, decide quindi che la fine dei suoi tormenti potrà avere fine solo quando avrà posto rimedio alle sue azioni con la distruzione del mostro.
Il rimorso di Frankenstein è visibile quando cade in uno stato febbrile di malattia, subito dopo aver provato orrore alla vista dell'essere a cui aveva dato vita. In questo stato di incoscienza è il suo subconscio, che ha spazio, nel mondo dei sogni a farlo sentire colpevole.
Nei sogni infatti molto spesso si materializza ciò che nella vita reale ci pone sotto pressione, ciò che ci angoscia. In ogni sogno c'è dunque una parte delle nostre esperienze realmente vissute, come le abbiamo noi rielaborate interiormente senza esserne coscienti: insomma è proprio quando non siamo svegli il momento in cui siamo più incontrollabili, poiché qualsiasi nostro desiderio represso, qualsiasi senso di colpa che avevamo tentato di negare a noi stessi emerge. *" Invano dormii, sì, ma oppresso dagli incubi più terribili. Mi parve di vedere Elizabeth la quale, nel fiore della salute, passeggiava per le strade di Ingolstad. Felice e sorpreso la abbracciavo, ma nel momento in cui posavo il primo bacio sulle sue labbra, esse assumevano il livido pallore della morte, i suoi lineamenti mutavano e io stringevo fra le braccia il cadavere di mia madre: era avvolta in un sudario e vedevo i vermi strisciare nelle pieghe del tessuto. Mi risvegliai pieno di orrore, tutto il mio corpo era scosso dai tremiti." *"Sentivo l'amarezza della delusione: quei sogni che per tanto tempo erano stati il mio cibo, il mio piacevole rifugio, ora erano diventati un inferno per me, avevo compreso i miei sentimenti e allietato la mia tristezza; i loro volti angelici elargivano sorrisi di consolazione. Ma era tutto un sogno.
Ma nel romanzo Frankenstein non è l'unico a sentirsi pentito delle sue azioni: anche il mostro, vera vittima del racconto, vedendosi "costretto" a dover compiere una serie di crimini si sente in colpa per essersi macchiato di azioni così nefande, tuttavia necessarie per richiamare l'attenzione di colui che l'aveva abbandonato a sé stesso.
*"Nessuno fra le miriadi di uomini esistenti avrebbe avuto pietà o si sarebbe curato di me, e potevo io provare sentimenti di bontà verso i miei nemici? No, e da quel momento dichiarai guerra eterna all'umanità e soprattutto a colui che mi aveva creato, avviandomi a questa insopportabile infelicità." Abbiamo perciò visto che l'animo del mostro, inizialmente, non era di per sé malvagio , egli sapeva provare sentimenti positivi ed è per questo che quando, per reazione, compie l'orribile strage prova rimorso. Questo suo sentirsi colpevole lo rende, ancora una volta, simile ad un uomo.
Il rimorso del mostro spesso non è citato tramite frasi esplicite, ma emerge dal contesto. Tuttavia, verso la fine del racconto, quando Frankenstein è morto, piange per i suoi crimini e per il male che aveva causato. Infine, disperato dall'orrore della sua esistenza si lascia morire. *"Chi mi chiamò alla vita è morto, e quando anch'io non ci sarò più, ogni ricordo di noi due svanirà rapidamente. Lordato di misfatti e lacerato dal più amaro rimorso, dove potrei trovare requie se non nella morte?" *"Frankenstein, non potresti desiderare migliore vendetta di quel che sto provando adesso. I miei tormenti erano ancora superiori ai tuoi, perché i dolorosi aculei del rimorso non cesseranno di dilaniare le mie ferite, finché la morte non le chiuderà per sempre."

IL RIMORSO IN ALTRI ROMANZI.

Nella letteratura abbiamo anche altri esempi rapportabili alla tematica del rimorso, di cui ne citeremo alcuni.

- Nei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni abbiamo scelto una parte del decimo capitolo, la parte riguardante Gertrude.
Il narratore drammatizza la storia di Gertrude avvalendosi di tipiche situazioni o invarianti drammatiche e prende a prestito queste situazioni o motivi, legati al livello tematico e all'intreccio del racconto, soprattutto da Shakespeare e da Goethe. Una invariante insieme drammatica e romanzesca è l'omicidio compiuto dall'amante della monaca che però non è stato impedito da lei stessa, unito al rimorso che la suora proverà dopo essersi così vilmente comportata.
L'invariante del rimorso si materializza in una forma vana, terribile, impassibile e gli incubi del delitto parlano nel sussurro fantastico di una voce "che nessuna persona vivente ebbe mai".
E' facile supporre che la monaca di Monza dal giorno in cui ebbe compiuto il delitto fu sempre più stravolta; era combattuta continuamente tra il rimorso e la perversione, tra il terrore di essere scoperta, ed un certo bisogno di dare sfogo alle sue tante passioni, tutte tumultuose. Una immagine la assediava perpetuamente e tentava di rappresentarsi nella fantasia della sventurata suora. Ma l'immagine si impallidiva sempre nella sua mente, invano ella cercava di raffigurarla con la testa alta, con l'occhio acceso, con una mano sul fianco; la vedeva indebolirsi, non poter reggere, abbandonarsi, cadere, se la sentiva pesare addosso. E' proprio questo a farla soffrire, suscitando nel suo animo sensazioni devastanti.
La figura dell'Innominato nel romanzo dei promessi sposi rappresenta un altro esempio che si ricollega alla tematica del rimorso. L'Innominato infatti trascorre la vita nella malvagità, fino all'incontro con Lucia. All'inizio il suo unico pensiero era quello di liberarsi della prigioniera Lucia, consegnandola a colui che aveva voluto la sua cattura. Tuttavia le suppliche di Lucia lo scuotono ed egli si appresta ad ascoltare la voce di questa donna così innocente, che non smarrisce mai la sua fede e la sua fiducia verso il prossimo. Lucia mostra all'Innominato il significato del perdono e la possibilità di ricominciare da capo nella giustizia.
L'Innominato è sopraffatto dalla compassione per il crudele destino che ha accompagnato una donna così pura d'animo e contemporaneamente si sente, di fronte a lui, un essere misero.
Egli prova rimorso in una notte insonne che lo opprime con le immagini dei suoi più orrendi delitti. Con il trascorrere della notte la sua disperazione, dovuta all'essersi reso conto della povertà della sua esistenza, giunge ad un punto culminante: egli indugia, poi in un primo momento decide di porre fine ai suoi tormenti con il suicidio, infine, con il giungere del giorno anche il buio del suo cuore è irradiato dai raggi solari: egli prova sollievo.
Il timore della condanna eterna inizia lentamente a dissolversi, prende il suo posto la speranza del perdono di dio e la serenità gli riempie il cuore.