IL PERTURBANTE IN RAPPORTO ALL'AUTOMA

Biografia di Hoffmann
Le sue opere
L'uomo della sabbia
Il perturbante nell'uomo della sabbia
Confronti

Cos'è il perturbante?
"Il perturbante appartiene alla sfera dello spaventoso, di ciò che genera angoscia e orrore, ed è altrettanto certo che questo termine non viene sempre usato in un senso nettamente definibile, tanto che quasi sempre coincide con ciò che è genericamente angoscioso." (Sigmund Freud)

E.T.A. Hoffmann nacque a Konigsberg, nella Prussia orientale, il 24 gennaio 1776, dal giurista Christoph Ludwig Hoffmann, che aveva inclinazioni artistiche, e da Louisa Albertina Dorffer, una donna ipersensibile e soggetta a depressioni, che aveva una grande passione per la musica. Dopo la separazione dei genitori, Hoffmann visse con la famiglia materna, accanto alla nonna malata, allo zio Otto, alquanto puritano e ipocondriaco, la zia Charlotte e la zia Johanna, che si occupava di lui. Hoffmann, nei suoi racconti, avrebbe riportato gli impulsi disgreganti che minacciavano l'ambiente borghese di questa famiglia, rivelando i suoi dolori e il rapporto tempestoso col mondo. Nei suoi scritti avrebbero preso vita dei personaggi molto somiglianti ai parenti e alla madre, ambientati in luoghi a lui familiari.
Frequentò una scuola riformata nello spirito illuminista, prese lezioni private di disegno e musica, attraverso le quali evidenziò le sue capacità; si iscrisse infine alla facoltà di legge. Durante i suoi studi, ebbe una relazione travolgente con una donna, più grande di nove anni, infelicemente sposata, che, pur ricambiandolo, non ebbe il coraggio di lasciare il marito. Lesse molto, da letture impegnative come "il Werther" di Goethe, a libri sui fenomeni esoterici della vita dell'anima, cui si aggiungeranno interessanti studi di medicina. Conclusi gli studi, intraprese la carriera di magistrato a Glogau per passare due anni al tribunale di Berlino, e svolgere in seguito in Polonia la funzione di assessore. Si interessò a Shakespeare e all'arte, soprattutto alla pittura rinascimentale italiana, frequentò artisti, e dato che era molto appassionato di musica, cambiò il suo terzo nome in Amadeus, in omaggio a Mozart. Accadde però che alcune sue caricature non furono gradite agli ufficiali della guarnigione e al suo generale; questo provocò il suo trasferimento in un centro abitato da circa tremila persone sulla Vistola. Qui sposò una dolce e tollerante donna polacca, ispiratrice della figure femminili delle sue opere. Trasferitosi a Varsavia, perse il lavoro nel 1806, per non aver prestato giuramento alle truppe napoleoniche. Nel 1808, a Bamberga, trovò un'occupazione come direttore musicale del teatro della città dove operò come regista e scenografo. Sorte numerose difficoltà sul lavoro e sul piano personale, tornò a Berlino, dove riprese il lavoro di magistrato, che svolse con fermezza e dignità. Nel 1809, su una rivista musicale, pubblicò il suo primo racconto fantastico, grazie al quale, iniziò la sua carriera letteraria. I traumi psichici della sua infanzia e la sua vocazione artistica diedero vita, nel 1814-15, alle strane figure dei "Pezzi fantastici alla maniera di Callot" (intitolati così in riferimento al pittore francese che aveva rappresentato con ironia la società del Seicento). Alla base degli "Elisir del diavolo" (1815-16), c'è l'interesse di Hoffmann per i fenomeni occulti e ipnotici. Nel 1817, prende vita la dimensione "notturna" della psiche nei "Racconti notturni", con la dissoluzione della distinzione tra sogno e realtà, ragione e delirio. Tra questi è emblematico "L'uomo della sabbia", nel quale Hoffmann, raffigurando un fenomeno di schizofrenia, dà corpo al suo travagliato rapporto con la pazzia. Temendo infatti di diventare pazzo, aveva di conseguenza approfondito l'argomento attraverso i comportamenti di persone mentalmente instabili incontrate nel manicomio di Bamberga, e successivamente per mezzo del suo lavoro di consigliere giudiziario a Berlino. Era consapevole che la pazzia non andava considerata una punizione divina, ma una malattia del cervello e del sistema nervoso. Secondo l'opinione pubblica, si prendeva questa malattia vivendo un'esistenza priva di emozioni, quindi monotona e abituale; quello che coincideva con la sana mentalità, escludeva gli artisti che avevano particolari caratteristiche e inclinazioni che rispondevano a questa provocazione interessandosi maggiormente all'argomento. Nella serie "I fratelli di San Serapione", usciti tra il 1819 e il 1821, Hoffmann deride "il folle piacere della pazzia", riprendendo le tematiche e le atmosfere delle raccolte precedenti. Una costante dei racconti di Hoffmann, è la fusione tra fantasia e realtà. Nel suo ultimo romanzo, uscito nel 1820, si finge, che per distrazione del tipografo, le pagine della biografia del musicista Kreisler, siano state inserite tra le pagine contenenti le considerazioni del "gatto Murr", una figura fantastica. Il perbenismo borghese trovato nel racconto, lo fece incorrere in un processo disciplinare per certe sue idee riguardanti la liberazione di alcuni rivoluzionari imprigionati. Hoffmann non potè assistere all'esito del processo, morì infatti il 25 giugno 1822 per "tabe dorsale".

"L'uomo della sabbia", narra la storia di Nathanael, un bambino fortemente impaurito, e allo stesso tempo incuriosito, dal fantomatico uomo della sabbia, un essere spaventoso che gettava manciate di sabbia negli occhi di quei bambini che non volevano dormire. Una notte identifica l'uomo della sabbia nello scienziato Coppelius che lavorava col padre; i suoi sospetti trovano fondamento quando costui lo scopre dietro una porta intento a spiare i loro lavori notturni e lo getta sul fuoco con l'intenzione di cavargli gli occhi dalle orbite, ma interviene il padre e lo salva. Il padre morirà in seguito a un'esplosione durante un esperimento al quale partecipava anche Coppelius, che dopo l'incidente sparisce misteriosamente. Dopo alcuni anni Nathanael parte per l'università, lasciando la madre e la fidanzata Clara, con la quale si teneva sempre in contatto tramite lettera. Nonostante avesse represso il ricordo di Coppelius, questo incubo infantile riaffiora quando su una spiaggia incotra un venditore di strumenti ottici uguale a Coppelius. Dopo essere tornato a casa e aver litigato con Clara e il fratello di questa, e aver fatto pace subito dopo, raggiunge nuovamente l'università. Parlando con un professore, viene a sapere che il venditore ambulante si chiama Coppola ed é un meccanico. Quindi nel momento in cui gli si presenta alla porta con l'intento di vendergli un cannochiale, Nathanael non nutre più sospetti verso quest'uomo, e acquista lo strumento che gli viene proposto. Grazie al cannochiale riesce a sbirciare ciò che avviene nella casa di fronte alla sua: una bellissima fanciulla siede accanto alla finestra con lo sguardo perso nel vuoto. E li se ne innamora; frequentando la sua casa, si accorge di esserne sempre più preso, e decide chiedere la sua mano. Durante uno scontro tra il padre della fanciulla e Coppola, scopre che la sua amata é un automa, infatti venendo trascinata violentemente per le scale, perde viti e bulloni, e il suo volto é privo di occhi. Nathanael é costretto a letto per una terribile febbre cerebrale, e al suo risveglio si ritrova a casa, circondato dai familiari e dai suoi amici. Il ragazzo pian piano riacquista la serenità perduta, e trascorre belle giornate con Clara. Ma un giorno, durante una gita, si trova con Clara su un campanile, usa il cannochiale per vedere meglio e invece rivive tutti i momenti spiacevoli della sua vita: allora impazzisce e vuole buttare di sotto la fidanzata. Il fratello di lei, da giù, sente delle urla, accorre immediatamente sul posto e salva la sorella; insieme fuggono per le scale. Nathanael sconvolto si getta giù dal campanile.

Il perturbante, nell' "Uomo della Sabbia", è caratterizzato in primo luogo da Coppelius, che è l'incubo infantile del protagonista, Nathanael, in quanto in questo individuo vede l'"uomo della Sabbia", un essere spaventoso che strappa gli occhi ai bambini che non vogliono dormire. Il protagonista aveva represso il ricordo di Coppelius, ma gli riaffiora quando vede un venditore di strumenti ottici che gli somiglia molto, di nome Coppola. Con l'arrivo di questo individuo, torna a perseguitarlo il ricordo del suo passato.
Il secondo elemento perturbante è l'automa Olimpia, una bambola meccanica talmente simile a un essere umano da far innamorare Nathanael.
Il perturbante, in "Frankenstein" è rappresentato dall'aspetto mostruoso della creatura, dai suoi occhi gialli e vitrei, dal suo corpo ottenuto assemblando tessuti di persone morte, e dalle sue azioni sanguinarie con le quali distrugge la famiglia di Frankenstein.

Nel racconto di Hoffmann, questa tematica è concepita da una paura infantile, che il protagonista si porta dietro anche da adulto (Coppelius-Coppola), e dal "timore che un essere animato non sia veramente vivo" (Freud), timore che assale il lettore, poichè il protagonista non se ne rende conto, e se ne innamora perdutamente. Nel romanzo della Shelley, invece, il perturbante è caratterizzato non da un sentimento ma da una presenza fisica: è il protagonista stesso che crea l'essere che lo porterà alla distruzione. I protagonisti delle due storie sono accomunati dal terrore di incontrare i loro perseguitori (Coppelius e Il mostro), e che questi possano fare a loro o ai loro cari del male.
Una caratteristica comune ai due racconti, è l'automa, nel primo creato dal professor Spallanzani, nel secondo da Frankenstein. Il primo è un insieme di bulloni, senza pensieri o sentimenti, quindi non è in grado di capire le ingiustizie che gli vengono recate (alla fine quando il professore e Coppola si contendono "l'oggetto" e quasi lo distruggono), mentre il secondo, creato con gli stessi materiali di un essere umano, ha sentimenti e pensieri, e quando viene maltrattato da tutti quelli che lo incontrano, medita e attua la vendetta verso il suo creatore.