Le origini del vampiro Il vampiro folkloristico Il vampiro in biblioteca Il vampiro al cinema Il vampiro a fumetti Il vampiro religioso Il vampiro in musica ![]() La definizione di vampiro non è semplice. J. Gordon Meiton, forse la massima autorità in materia, lo definisce "un tipo particolare di revenant, una persona morta che è tornata alla vita e continua una forma di esistenza bevendo il sangue dei vivi". Ma lo stesso autore deve subito completare la sua definizione aggiungendo che da questo significato originario ne sono emersi molti altri di tipo più o meno metaforico. Si tratterà, principalmente, di designare persone viventi, che non sono affatto morte ma che sono convinte di essere "vampiri", nel senso che provano piacere nel succhiare sangue di altre persone. Ancora oggi, il termine vampiro, è utilizzato frequentemente anche in Italia per attaccare o più semplicemente per fare dell'umorismo (Andreacula di Forattini, rimane un esempio tra i più divertenti). Per restringere l'oggetto della nostra indagine definiremo il vampiro come una persona morta che appare ai vivi e si sostiene con il loro sangue. Questa definizione permette di escludere tutta una serie di figure interessanti che hanno diversi elementi in comune con il vampiro. Anzitutto il vampiro è una persona umana; dobbiamo quindi escludere spiriti maligni e demoniaci che attaccano i viventi ma che non sono mai stati uomini. Tra questi ci sono i noti "ghoul" delle leggende arabe e un buon numero di personaggi del folklore indiano, cinese e giapponese, nonchè altri miti greci e romani. Nonostante tutti i significati successivi del termine "strega", anche l'originaria "strige" dei greci e dei romani era un demone notturno, temuto poichè ritenuto capace di attaccare i bambini e di cibarsi del loro sangue. Un certo numero di libri sui vampiri prende spunto dalla storia di Menippo discussa nel quarto libro della "Vita di Apollonio di Tiana" di Filostrato. Menippo è amato da una bella straniera e viene salvato da Apollonio, il quale gli rivela che la sua bella è in realtà una lamia che si appresta a divorarlo. E' interessante notare che, secondo una ipotesi etimologica, il termine greco lamia deriverebbe da Lilith, nome di un demone assiro di cui la tradizione rabbinica farà la prima sposa infedele di Adamo, in seguito sposa del Diavolo e persecutrice dei neonati. In secondo luogo il vampiro è una persona umana e morta. Non sono pertanto vampiri le "streghe" del tardo mondo greco-romano che non sono più nemmeno mostri mitologici, ma fattucchiere che divorano le persone e ne bevono il sangue. L'esempio più famoso viene dalla Tessaglia e compare nelle "Metamorfosi" di Apuleio. La confusione che circonda il termine "strega" nel latino e nelle lingue che ne derivano si ritrova in Romania dove il folklore fin da tempi assai remoti designa con il termine Strigoi i vampiri. In terzo luogo i vampiri sono persone umane morte che appaiono con il loro corpo, il quale assume una realtà fisica e tangibile e non è una semplice immagine o illusione. Il vampiro classico esce dalla tomba con il suo corpo che si può non soltanto vedere, ma anche toccare: anzi, egli è particolarmente resistente e deve essere eliminato con metodi drastici. Si situa qui la distinzione tra vampiro e revenant, spettro, fantasma. Il revenant, come dice il suo nome, è un morto che ritorna e si fa vedere ai viventi. Come tale è un personaggio universale in tutte la culture; le differenze con il vampiro sono evidenti. Nella tradizione europea occidentale il revenant può apparire come spirito mentre il suo corpo continua a rimanere nella tomba. La teoria dell'origine moderna del vampiro rende ancora più radicata questa distinzione. E' stata formulata una teoria secondo cui il mito del vampiro è di origine settecentesca (quindi non così antica come si pensava). La filosofia del vampiro soggiacente non manca di fare riferimento ad un'epoca di confusione tra i rapporti tra corpo ed anima, l'epoca dell'Illuminismo. Certo, non si può seriamente sostenere che le dottrine degli illuministi abbiano causato le crisi di vampirismo settecentesco nell'Europa orientale. Se si pensa alla figura del vampiro come al Conte Dracula allora la figura del vampiro non è moderna, ma modernissima. Non si può comunque tentare di "datare" la figura del vampiro in modo preciso. Gli antecedenti immediati: il nachzehrer polacco-tedesco ed il vrykolakas greco. Meritano particolare attenzione queste due figure, poichè costituiscono gli immediati antecedenti del vampiro. -IL NACHZEHRER E' possibile che la credenza nel nachzehrer abbia avuto origine nel Kashubia, una regione dell'odierna Polonia. Oggi, tuttavia, nel folklore delle popolazioni originarie della Kashubia il nachzehrer è pressoché indistinguibile dal vampiro. Qualunque sia la sua origine nel seicento troviamo la sua credenza ben radicata nella Germania orientale, presa sul serio da dotti e oggetto di dispute. Il nachzehrer è un morto che mastica nella sua tomba; mastica il velo, il sudario, i vestiti -tutto quello che trova più vicino alla bocca- ma può anche tentare di mordere le proprie mani e le proprie braccia. Questa attività potrebbe sembrare innocua, ma non è così. La masticazione del nachzehrer, provoca infatti un misterioso svuotamento di energia tra coloro che vivono a una certa distanza dalla tomba, che deperiscono e muoiono. E' così che si scopre il nachzehrer. Sono i fenomeni inspiegabili tra i viventi che spingono le popolazioni a interessarsi ai cimiteri vicini, alla ricerca di tombe di persone sospette fino a quando non si trovano i segni inequivocabili del nachzehrer. Grazie alla sua masticazione questa creatura si rinforza, emerge dalla tomba e va in cerca di altre cose da masticare, sino a che è abbastanza forte da poter attaccare i viventi. In altre parole, è diventato un vampiro anche se il termine non si ritrova nelle tradizioni più antiche sul nachzehrer. Numerosi studi sulla masticazione dei nachzehrer sono stati condotti da Philip Rohr nel suo libro "Dissertatio historico-philosophico de masticatione mortuorum". -IL VRYKOLAKAS Il vrykolakas è una figura tipicamente greca e, come scrive Faivre "è l'antenato ed il cugino del vampiro". Questa creatura è un morto che non si decompone, perché non è morto in pace con la chiesa ortodossa. La mancanza di decomposizione, da questo punto di vista, non è considerata sempre segno di santità, ma talora anche di maledizione. Fra i morti che diventano vrykolakas lo stesso Faivre enumera coloro che non hanno potuto essere seppelliti con i riti della religione ortodossa, i suicidi, gli assassinati che non sono stati vendicati, i bambini concepiti o nati in un grande giorno di festa religiosa, i nati morti, gli spergiuri. Si aggiungono le persone maledette dai genitori o dal sacerdote, non battezzati, gli appestati, gli stregoni, coloro che hanno mangiato la carne di un agnello ucciso da un lupo, o sul cui letto di morte è saltato un gatto o un altro animale, ma soprattutto gli scomunicati. Si tratta di anime in pena, che aspirano a trovare pace, e la giurisdizione della chiesa ortodossa può ancora raggiungerli, per esempio assolvendo lo scomunicato quando è già nella tomba. Sembra però che il vrykolakas non diventi pericoloso dopo la sua morte, ma si crede invece che il Diavolo possa servirsi del suo cadavere per disturbare i viventi e anche per attaccarli. Attraverso queste evoluzioni il vrykolakas assume, a poco a poco, le caratteristiche del vampiro. Secondo Allazio, studioso del genere, "il vrykolakas è il corpo di un uomo di vita malvagia ed immorale, spesso quello di qualcuno che è stato scomunicato dal suo vescovo. Tali corpi non si decompongono dopo essere stati sepolti come quelli degli altri morti e non cadono in polvere, ma avendo una pelle molto dura si gonfiano e si tendono così che le parti del corpo diventano difficili da spezzare, per quanto sforzo si faccia, e la pelle è tesa come quella di un tamburo e quando la si batte rende lo stesso suono: per questo il vrykolakas è stato chiamato anche tumpaniayos. Il Diavolo entra nel cadavere del vrykolakas e lo possiede, causando terribili sciagure ai mortali. Uscito dalla tomba, il vrykolakas si dirige verso una casa e spinto dal Diavolo, bussa alla porta e chiama per nome una persona che vi abita. Se la persona risponde è perduta: certamente morirà il giorno seguente. Ma se non risponde è salva". Queste teorie de altre sono contenute nel libro di Leone Allazio nel suo "De quorundam graecorum opinationibus". La letteratura in tema di vampiri è pressoché sterminata, e i tentativi di costruire bibliografie complete si sono per il momento rivelati piuttosto difficili . Oggi il compito diventa disperato, poiché in tutto il mondo si pubblicano più di due nuovi romanzi di vampiri ogni settimana. Proprio questo straordinario interesse della letteratura per il vampiro è un elemento che merita una riflessione. -IL VAMPIRO POETICO Questi sono i nomi dei più importanti scrittori che nella loro produzione letteraria hanno parlato anche di vampiri. Il maggior contributo di Lord George Gordon Byron (1788/1824) alla storia letteraria del vampiro consiste nel avere assunto come suo medico personale John Polidori, il quale scrisse per l'appunto "Il Vampiro". Personalmente Byron non aveva simpatia per i vampiri letterari, ma tuttavia ci ha lasciato alcuni dei versi più belli della poesia in lingua inglese sul vampiro nel suo poema "The Giaour" (1813). Piacesse o no a Byron, il vampiro era ormai un tema obbligato nella letteratura romantica inglese. Fra gli scrittori inglesi che si cimentarono con i vampiri: - James Joice, "Stephen's Vampire Poem" - Rudyard Kipling, "The Vampire" - Charles Baudelaire, "Il Vampiro" "Le Metamorfosi del Vampiro" -IL VAMPIRO ROMANTICO L'idea del vampiro romantico nasce con l'introduzione della donna-vampiro fatale, e dello sposo che va a riprendersi la sposa defunta nel mondo dei morti. Finirà per scoprire che la sua compagna è diventata un vampiro, che succhia il suo sangue. Il vero, il grande vampiro romantico non poteva che nascere nell'orbita di Byron. Le donne della buona società inglese che seduceva, amava e abbandonava, Byron poteva facilmente apparire come l'homme fatal, la dura rivincita del sesso maschile sulla femme fatale. Altri autori che videro nel vampiro una figura romantica furono: -Lewis, Polidori e i coniugi Shelley, "Fantasmagoriana" - Polidori, "Il Vampiro" Dagli omonimi libri sono state portate in scena delle rappresentazioni teatrali. - IL VAMPIRO CLASSICO "Varney the Vampire" non è a rigore il primo romanzo popolare inglese con un titolo che fa allusione ai vampiri. Pubblicato nel 1847 dovrebbe essere stato preceduto da "The Last of the Vampires" di Smyth Upton. Non è certo però che tale opera abbia veramente preceduto "Varney"; pubblicato senza indicazione dell'autore è stato attribuito a Thomas Preskett Prest. Considerato un esempio didsicevole di letteratura dai sapori forti per il popolino, "Varney" è stato spessodisprezzato dagli appassionati di vampiri più eleganti come il Conte Dracula di Stoker. Nel 1860 nacquero una serie di racconti in gran parte giustamente dimenticati. Fa eccezione "The Last Lords of Gardonal", di William Gilbert; esso fu pubblicato a puntate sulla rivista "Argosi" dal 1867. Alcune vicende fanno inoltre supporre dei riferimenti ai "Promessi Sposi". Nessun racconto o romanzo breve dell'epoca classica del vampiro ha raggiunto la fama di "Carmilla", scritto da Joseph Thomas Sheridan Le Fan; nel 1871 il romanzo compare sulle pagine della rivista "The dark Blue". Il naturalista Philiph Stewart Robinson scriverà poi "The Man-eating Tree" ed inizierà così la tradizione degli alberi vampiri. Altri quattro vampiri vengono ricordati ancora oggi: -Vespertilla in "A Mystery of the Campagna" di Anne Crawford von Raden -Conte Vardalek in "The sad story of a Vampire" di Eric Stanislaus von Stenbock -Nel 1894 una collezione di racconti intitolata "Aut diabolus aut nihil" firmato con lo pseudonimo X.L. -Herbert Stafford in "Good Lady Ducayne" di Mary Elisabeth Braddon. Le epoche d'oro dei vampiri a fumetti nella storia hanno spesso coinciso con i periodi meno brillanti del vampiro letterario. Secondo J. Gordon Melton il Vampiro avrebbe fatto la sua prima apparizione a fumetti negli anni '30 negli albi chiamati "More fun", in cui comparivano regolarmente le storie del dr. Occult, un investigatore fantasma che combatteva diversi avversari preternaturali. Come è stato osservato, i fumetti erano del resto insieme i concorrenti ed i continuatori del pulp e della tradizione dei penny dreadful che era stata illustrata da Varney. Il primo best-seller dei fumetti che ha per co-protagonista un vampiro è il quinto numero di "Detective Comics" (1939), la rivista che aveva presentato il personaggio di Batman, creato da Bob Kane. Agli 1940 risalgono anche gli albi delle collane "Ibis the invincible, Frankenstein e Eerie", che annunciano successi più durevoli nel campo del fumetto horror. Avrà successo "Adventures into the Unknown", lanciato nel 1948 dall'Amercan Comics Group e che durerà diciannove anni con 168 numeri, spesso dedicati ai vampiri, con trame peraltro piuttosto scontate. La vera e propria moda del fumetto horror nacque con "Crypt of Terror" che, dopo i primi tre numeri pubblicati nel 1950, cambiò il suo nome in "Tales from the Crypt" e fu affiancata da due pubblicazioni sorelle dello stesso editore, "The vault of horror" e "The haunto of fear". Nel 1958 la Warren Publishing Company iniziò a pubblicare "Famous monsters of Fimland", che comprendeva storie a fumetti. Sulla scia del successo di questa pubblicazione nel 1964 la Warren cominciò a pubblicare "Creepy", seguita nel 1965 dalla gemella "Eerie". Apparentemente il codice permetteva comunque di pubblicare fumetti con vampiri comici, come "The Munsters", i concorrenti televisivi della famiglia Addams, che diedero vita a un albo pubblicato dal 1965 al 1968. Le cose, tuttavia, cambiarono quando la casa editrice Gold Key, cominciò a trasferire sui fumetti i vampiri televisivi "seri" di "Dark Shadows". Che il codice alla fine degli anni '60 non fosse più preso sul serio divenne evidente quando la Warren lanciò nel 1969 "Vampirella", che sarebbe diventata la più famosa rivista di vampiri nella storia del vampiro. Non si deve dimenticare inoltre che nel frattempo i diritti d'autore sul Dracula di Stoker erano scaduti, e i personaggi del romanziere irlandese potevano essere liberamente utilizzati. Il frutto più maturo della nuova situazione fu negli U.S.A. in "The tomb of Dracula", una lunga saga pubblicata dalla "Marvel Comics" dal 1972 al 1979. Le variazioni, naturalmente, sono permesse: e non è una delle meno originali la storia di Captain Africa, che deve salvare una comunità nera da un vampiro bianco ("Bite of the Scarab"). Si possono ricordare inoltre delle produzioni francesi di qualità come "Dracurella" e "Le fils de Dracurella" di Julio Ribera e "Nosferatu" di Philippe Druillet. E al "Dracurella" francese, sul versante dell'umorismo, ha fatto riscontro in Italia Draculino. Scenari più inquietanti si disegnano quando i vampiri vengono incontrati da Valentina, da Nathan Never, da Martin Mystere o da Dylan Dog. Tra i prodotti di discreta qualità si può ricordare "Vamps" di Elaine Lee e William Simpson, la storia di cinque vampire in motocicletta che si distinguono perchè ognuna ha un diverso colore dei capelli. Nel 1996 è poi arrivato in Italia un altro inquietante prodotto, "Preacher", di Garth Ennis e Steve Dillon. In "Preacher" il vampiro è uno dei protagonisti di una storia surrealista e anti-cristiana che -come il Diavolo nel "Memnoch" di Anne Rice- mette in discussione l'onnipotenza e la bontà di Dio. Infine l'Italia possiamo dire che abbia contribuito al genere del vampiro sexy con numerose pubblicazioni, di cui la più famosa è "Jacula", che ha debuttato il 12 marzo 1969 con "La Regina dei Vampiri" ed è stata pubblicata sino al 1982. 1. La sensazione che l'aria si muova, come in una brezza gelida 12) Sogni di volare, cadere o di viaggiare in un tunnel dopo il rituale 13) Proiezione astrale, dopo il rituale, alla Presenza dei Non-Morti Come si vede anche sensazioni o stati alterati di coscienza molto modesti sono sufficienti per credere che gli Dèi Vampiri abbiano gradito il sacrificio. Nel sesto passo il celebrante si accosta a un calice posto sull'altare, pieno di vino, e beve pronunciando queste parole: "Questo è il sangue delle mie vittime passate, presenti e future. Bevo l'essenza vitale di coloro che esistono, solo per servire la mia volontà. Bevo in memoria di quello che sono, un Vampiro, un predatore di uomini" L'ideologia del Tempio del Vampiro è brutale. I Non-Morti hanno sempre considerato gli uomini come semplici prede di cui nutrirsi, e hanno punito duramente i Rinnegati, i Non-Morti che hanno provato compassione per l'umanità. Il "Vampirismo" è definito come "una filosofia egoista e brutale dedita alla sopravvivenza personale e al trionfo". I seguaci di questa setta si definiscono "gli dèi dell'umanità rimanendo comunque atei". Tuttavia, nonostante dichiarazioni di questo tipo, Anton LaVey si sente il dovere di precisare che le sue attività sono "pericolose, ma non criminali". |