VI. Le traduzioni

Di numerosi brani sono state proposte tre traduzioni. La traduzione di Daniele Barbaro (edizione del 1567 con frontespizio e disegni di Andrea Palladio) e quella di Carlo Amati (1829) sono state scelte sia perché espressioni di epoche storiche (Rinascimento maturo e Neoclassicismo) in cui si è guardato con particolare attenzione al testo vitruviano allo scopo di costruire un nuovo linguaggio classicistico, sia perché traduzioni-interpretazioni molto diffuse nel tempo e punto di riferimento ineliminabile per i cultori di Vitruvio. Ragione non ultima della scelta, la facile reperibilità dei due testi; infatti le due traduzione sono state recentemente pubblicate in copia anastatica: quella del Barbaro nel 1987 per i tipi de Il Polifilo, quella dell'Amati nel 1988 per i tipi dell'Alinea, con il corredo di una Guida illustrata dai disegni che Giovan Battista da Sangallo aveva fatto per l'edizione di Giovanni Sulpicio del 1486. La terza traduzione, di Luciano Migotto, edita dalla Studio Tesi, è la più recente (1990), ed è immediatamente leggibile per chiarezza e modernità di linguaggio. Dei brani più complessi di argomento tecnico (per esempio quello sull'odometro) è stata proposta la sola traduzione moderna: le precedenti infatti, soprattutto la cinquecentesca, risultano di difficile lettura.

A. Perché tre traduzioni?

Per indurre gli studenti a verificare ancora una volta, attraverso le differenze tra i testi, che "la traduzione", mitizzata come l'unica possibile, non esiste, che ogni traduzione è una interpretazione e che i modi (dal rispetto filologico alla libera reinterpretazione) con cui gli studiosi si sono posti di fronte ai testi latini variano nel tempo. I risultati di questa indagine, ancora in corso nella classe, non compaiono nel presente ipertesto.

VII. Guida alla traduzione

Per agevolare gli studenti nel lavoro di traduzione, sono stati predisposti, per i brani che lo richiedevano, i seguenti aiuti: