Nell'anfiteatro si svolgevano gli spettacoli gladiatorii (o Munera).
Ogni città regolava i giochi con proprie leggi, Senato ed imperatori esercitavano un severo controllo sulle manifestazioni organizzate dai privati. L'imperatore Augusto regolamentò la materia, in coerenza con gli obiettivi della sua politica di pacificazione, obbligando i magistrati municipali alla rappresentazione di uno spettacolo annuale ed i pretori di Roma di due spettacoli l'anno, riservando a sé la promozione di un certo numero di spettacoli straordinari.

I tentativi di renderli più umani, come quelli fatti dall'imperatore Marco Aurelio, con l'estensione dei combattimenti finti e drastiche riduzioni delle spese, si rivelarono provvisori ed inutili. Solo il Cristianesimo, portatore di nuovi valori, riuscì a moderare l'esaltazione dei Romani per questo tipo di spettacoli.

Nell'anfiteatro si potevano anche svolgere le naumachie (battaglie navali).

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SCRITTE MURALI

Gli spettacoli erano annunciati alla popolazione con volantini e con le consuete scritte sui muri degli edifici pubblici e privati, come testimoniano gli esemplari sulle case di Pompei. Nei giorni che precedevano i combattimenti, mentre la gente si preparava al grande avvenimento, i gladiatori, organizzati militarmente nella familia (compagnia), rifinivano nella caserma la preparazione affidata alle cure dei doctores (istruttori), sotto la supervisione del lanista, una figura losca di manager tuttofare che si occupava dell'addestramento e dei relativi proventi. Solo a Roma questa figura di impresario fu sostituita da funzionari imperiali.

I GLADIATORI

La lotta che i gladiatori affrontavano prevedeva, oltre allo scontro tra uomo e uomo, anche lo scontro tra uomini e animali. I gladiatori erano per lo più schiavi, prigionieri di guerra, criminali condannati a morte a vario titolo; ma a volte anche uomini liberi, figli di nobili famiglie rovinate, in cerca di notorietà e ricchezza. La disciplina di vita di caserma era talmente crudele da spingere spesso i gladiatori al suicidio. In più le celle dove alloggiavano erano buie e sporche. L'unica consolazione era il cibo, accuratamente confezionato secondo precise ricette, al fine di aumentare la massa muscolare. Molti gladiatori tuttavia riuscirono ad accumulare ricchezze incredibili e talvolta esercitarono un fascino straordinario sul mondo femminile.

GLI SPETTATORI

A Roma l'Anfiteatro Flavio (colosseo), il più imponente del mondo antico con 45000 posti a sedere e 5000 in piedi, mostra ancora oggi in modo chiaro le soluzioni adottate dagli architetti romani per la regolazione dell'accesso e del deflusso degli spettatori. Questi, muniti di tessera, accedevano ordinatamente alle 66 arcate; quindi passavano nelle gallerie che conducevano ai posti assegnati, di cui le tessere portavano l'indicazione.

La disposizione degli spettatori sugli spalti rispettava una precisa gerarchia sociale. A contatto con la rete di protezione dell'arena era la loggia riservata all'imperatore e alla sua famiglia; sul fronte opposto quella dei magistrati della città; seguivano le classi sociali più elevate (senatori e cavalieri), fino ai posti in piedi riservati alle donne nelle terrazze più alte.

Gli spettatori, genralmente abbastanza composti, si resero tuttavia protagonisti, talvolta, di gigantesche e violentissime risse. La più famosa sisvolse nel 59 d.C. nell'anfiteatro di Pompei tra Nocerini e Pompeiani, con centinaia di morti e feriti, come ricorda Tacito; il Senato decretò la soppressione degli spettacoli a Pompei per dieci anni, in pratica con la squalifica del campo.

I combattimenti erano introdotti dalla parata dei gladiatori che, in ordine militare, facevano il giro dell'arena e salutavano le autorità. Seguiva lo scrupoloso controllo delle armi. Il combattimento, spesso preceduto de confronti inoffensivi di riscaldamento, si svolgeva anche tra gladiatori di classi diverse: un reziario (combattente con la rete) armato di tridente e rete opposto ad un murmillo (combattente con elmo gallico a forma di pesce) dallo scudo rettangolare e spada e così via.

Oltre ai ludi gladiatorii, nell'anfiteatro potevano svolgersi le naumachie.