CICERONE


Cicerone respinse alcune attivita dei Greci, prima fra tutte la loro frequenza del gymnasion, ma non gli esercizi fisici nella loro totalità. Anzi, nelle Tusculanae disputationes, egli sostiene: «Bisogna avere una certa misura nel gioco per non trascendere e, trasportati dal piacere, cadere in qualche sconcezza. Esempi di onesti passatempi ci danno il nostro Campo Marzio e 1'esercizio della Grecia» (Tusc. 29, 104). Scrittore fecondo, egli ci ha lasciato un vastissimo repertorio di opere, che spaziano dalla retorica alla filosofia, dalla poesia al diritto, dalla politica alla religione. In un panorama di scritti così vasto non mancano i riferimenti all'attività fisica, ma i toni da lui usati non sono sempre positivi. Per Cicerone, infatti, 1'unica educazione che valga è quella oratoria, e l'allievo più bravo per il suo maestro è quello che sa meglio parlare. Della pratica dell'esercizio fisico egli condanna soprattutto la nudità e fa dire a Scipione nel De Republica (IV, 4, 4): «Com'e assurdo il loro [dei Greci] sistema di esercitare i giovani nei ginnasi! Quanto lungi dall'essere rigoroso il loro sistema di addestramento militare per gli efebi!» Nel Cato Maior de senectute, Cicerone fa colloquiare un vecchio con dei giovani, Catone con Lelio e Scipione, tracciando un elogio della vecchiaia e celebrando la virtus e la storia di Roma e dei suoi più illustri personaggi. In contrasto, accanto a questi ultimi ricorda un atleta crotoniate, Milone, ma non per esaltarne le mitiche doti atletiche: «Si dice che Milone entro nello stadio, a Olimpia, reggendo sulle spalle un bove. Dunque, preferiresti che ti si dessero queste forze del corpo, o quelle dell'ingegno di Pitagora?» (De sen. 10, 5) ". Sempre con riferimento a Milone, Cicerone sottolinea che non aveva saputo accettare la sua tarda età: «II quale, essendo già vecchio e vedendo atleti che si esercitavano nella corsa, si dice che rimirasse le sue braccia ed esclamasse piangendo: Ma queste sono davvero già morte! Oh, non tanto codeste, quando tu stesso, acchiappanuvole; che in realtà mai tu fosti nobilitato da te, ma dai tuoi polmoni e dalle tue braccia» (ibid. 9, 2). Tuttavia è lo stesso Cicerone ad aggiungere, poco dopo: «L'oratore, invece, temo che s'indebolisca per la vecchiezza: il suo compito non è solo cosa dell'ingegno, ma anche dei polmoni e delle forze del corpo». Dunque Cicerone, in ultimo, ammette che una pratica moderata dell'esercizio fisico può anche essere utile all'esercizio dell'oratoria. «Insomma quell'onestà che noi cerchiamo in un animo nobile e grande proviene dalle forze dell'animo e non del corpo. Anche il corpo tuttavia deve essere esercitato ad obbedire al consiglio ed alla ragione nel compimento degli affari e nel sopportare le fatiche» (Tusc. 23, 79).