I CIRCHI

Il circo, la cui forma sembra derivasse da quella degli ippodromi greci, era lo spazio destinato prevalentemente alle corse dei cavalli, anche se talvolta vi si realizzarono incontri tra gladiatori e cacce, prima che a questo scopo venissero costruiti gli anfiteatri.
Le prime strutture in materiale durevole furono costruite sotto i Tarquini. A quest'epoca risale il Circo Massimo, considerato il circo per eccellenza: fu poi ampliato via via fino a raggiungere l'assetto definitivo, di cui fa una lunga descrizione Dionigi di Alicarnasso (Ant. Rom. III, 68, 2-4).
A Roma furono costruiti altri circhi di carattere privato, annessi alle grandi ville imperiali. Il più antico tra questi è il Circus Gai et Neronis, costruito da Caligola in una depressione del colle Vaticano (ove si trovava la villa di sua madre Agrippina) e completato da Nerone. Proprio in questo circo, come ci tramanda Tacito, Nerone fece svolgere quegli spettacoli in cui trovarono la morte i Cristiani accusati di aver provocato il famoso incendio della città. Anche la Domus Augustana, il palazzo imperiale fatto costruire da Domiziano sul Palatino, fu dotata di un circo, destinato a corse di cavalli e ad altri esercizi ginnici e ludici.
Un altro circo di proporzioni grandiose, il cosiddetto Circo Variano, fu edificato nella villa la cui costruzione, presso Porta Maggiore, fu iniziata da Settimio Severo. Alcuni suoi resti sono visibili inglobati nelle torri delle Mura Aureliane; ma gli avanzi più cospicui sono venuti alla luce nel corso di scavi condotti nel 1959. Il circo meglio conservato è però quello fatto costruire da Massenzio sulla Via Appia, presso la sua villa, situata in prossimità della Chiesa di San Sebastiano. Anche le dimensioni di questo circo sono notevoli: esso poteva contenere fino a 25000 spettatori. Fuori d’Italia resti di circhi si trovano nelle Gallie, in Spagna e in Africa.

Elementi strutturali

Gli elementi strutturali dei circhi possono essere così indicati. La parte principale era costituita dall’arena, una pista in terra battuta o sabbia di forma allungata. La sabbia era particolarmente adatta non solo al galoppo dei cavalli, che allora non erano ferrati, ma anche, fino a che vi furono praticate in assenza di anfiteatri, alle lotte gladiatorie o munera ed alle cacce, assorbendo rapidamente il sangue delle vittime. A protezione degli spettatori dall'età di Cesare attorno all'arena fu fatto correre l'euripus, un canale (da Euripo, in Grecia il canale per eccellenza, e cioè lo stretto di mare tra l'Eubea e la Beozia).
L'arena era divisa a metà, nel senso della lunghezza, da un basamento detto spina, sul quale venivano collocati elementi decorativi come obelischi , fontane, statue, edicole dedicate a divinità, strutture di sostegno per le sette grandi uova in pietra e per i sette delfini che servivano per il computo dei giri della corsa. Alle due estremità della spina si trovavano le metae, basi semicircolari intorno alle quali giravano i carri da corsa.
Uno dei lati minori del circo era occupato dai carceres, locali destinati alla sosta dei carri nell’attesa del segnale di partenza. I carceres, costituiti da due gruppi di sei elementi ciascuno collocati ai lati della porta monumentale d’ingresso, erano disposti a semicerchio secondo una linea leggermente obliqua, per evitare che i carri più esterni si trovassero in condizioni svantaggiate.
Anche la spina presentava una certa obliquità: essa non correva in senso parallelo ai lati lunghi della pista, ma era disposta in senso leggermente diagonale, al fine di consentire ai carri in partenza una condizione di parità.
Sui due lati lunghi e sull’emiciclo opposto ai carceres si innalzava la cavea, cioè le gradinate divise da corridoi su cui avevano sbocco le scale di accesso per il pubblico. Le gradinate erano divise in diversi settori, separati in senso orizzontale da
praecinctiones (ripiani circolari che dividevano i vari settori di sedili) e in senso verticale da scalaria (scale di accesso). Gli imperatori seguivano lo spettacolo dal pulvinar, il palco imperiale, mentre i personaggi che avevano organizzato i giochi occupavano la terrazza situata sopra la porta d’ingresso che si apriva in mezzo ai carceres, e ai giudici di gara era riservata una loggia.
Questi dati si ricavano, ancor più che dai resti di circhi superstiti, dalle numerose figurazioni di corse circensi pervenute fino a noi su rilievi in terracotta o marmo e su mosaici, e dalle fonti letterarie.

La superstizione dei Romani vedeva riprodotti simbolicamente nella struttura del circo alcuni segni astrologíci: l'arena rappresentava la Terra, l'Euripo il Mare, l'obelisco era l'emblema del Sole, i dodici carceres erano le costellazioni dello Zodiaco, i sette giri di pista che i carri dovevano fare  erano l'orbita dei sette pianeti o la successione dei giorni della settimana, e così via. E del resto molti aspetti dei giochi del circo non si possono comprendere se non se ne ricorda l'origine religiosa.

Qualche notizia sul Circo Massimo di Roma

La lunghezza del circo era di 640 metri, con la sola arena lunga 595 metri e larga 87 metri alla prima metà e 85 alla seconda: all’epoca di Plinio poteva contenere fino a 250000 spettatori e questo ne fece il più grande edificio di spettacolo di tutti i tempi.
Era collocato nella Vallis Murcia, posta tra il Colle Palatino e l’Aventino, la cui struttura morfologica era naturalmente adatta a essere utilizzata come circo. In epoca arcaica, per assistere agli spettacoli, la folla doveva infatti disporsi sui pendii che fiancheggiavano il fondovalle, finchè non furono costruite gradinate lignee.
Sembra che in origine la spina del Circo Massimo dovesse coprire un canale di scolo al Tevere che attraversava la valle Murcia e che in seguito nel 46 a.C. fu deviato ai lati dell'arena, nell'Euripo, per proteggere gli spettatori di una finta battaglia cui parteciparono anche quaranta elefanti.
All'inizio il Circo Massimo doveva consistere in un recinto piuttosto stretto, pochi sedili in legno, pochi muri. Dionigi (Ant. Rom. 111, 68, 1) parla comunque della presenza già a quell'epoca di tribune coperte, secondo il costume etrusco riscontrabile negli affreschi della tomba delle Bighe (V sec. a.C.). Il circo venne poi arricchendosi di sedili di pietra e di altri ornamenti che vari cittadini offrirono a titolo pubblico o personale, subì inoltre vari interventi volti a migliorarne la funzionalità, ad abbellirlo e ad accrescerne la capacità, ma piuttosto scarse sono le notizie riguardanti tali sviluppi e adeguamenti .
Nel 10 a.C. Augusto collocò nel mezzo della spina del Circo Massimo l'obelisco di Ramses II, portato via da Heliopolis, e che ai nostri giorni si può ancora ammirare a Roma in piazza del Popolo.
Il Circo Massimo rimase il solo luogo destinato ai ludi circensi fino al 221 a.C., anno in cui, tra il Tevere e il Portico d’Ottavia, fu costruito, ad opera del censore Caio Flaminio, l’omonimo circo.

Le corse delle quadrighe