CORONE DI FOGLIE

Quanto al premio per gli atleti vincitori, esso era costiuito di una corona di foglie, di genere diverso a seconda del luogo dove si svolgevano le gare: di alloro nei giochi olimpici e pitici, di apio (sedano selvatico) negli istmici e nemei, di spighe nei Sebastà.
La corona, che rappresentava la ricompensa più ambita per l'atleta, era accompagnata da rami di palma e da anfore ricolme di olio. Nelle figurazioni antiche questi doni simbolici, che mettevano in risalto il carattere sacrale dei giochi, si trovano spesso allineati in ordine su di un tavolo. Un denario coniato nell'anno di istituzione dei Neronia presenta sul rovescio la tavola dei premi con la corona e l'anfora.
Ai vincitori che chiamati dagli araldi, si presentavano nudi davanti agli agonoteti (i giudici di gara), non venivano concessi solamente questi premi, bensì anche cospique ricompense in denaro, offerte dalla città di origine. A partire poi dal I secolo d.C. i premi in danaro, rappresentati sotto forme di borse colme di monete, erano distribuiti regolarmente nell'ultimo giorno dei giochi. Spesso si arrivava ad assicurare il mantenimento a vita dell'atleta vincitore e, in caso di morte, della sua famiglia.
Non era infrequente, infine, il caso in cui i vincitori, reduci dai giochi, entravano trionfalmente nella loro città su una quadriga di cavalli bianchi, seguiti dal plauso dell' intera cittadinanza.