I circhi. Le strutture

Le corse delle quadrighe

Mentre in Grecia l'esercizio fisico era rimasto intimamente unito alle vicende della palestra, del ginnasio e dello stadio, a Roma assunsero grande importanza quelle del circo e dell'anfiteatro. Il circo era un edificio dotato di una pista, destinato prevalentemente alle corse dei carri con cavalli (ludi circenses), ma anche, e prima della costruzione degli anfiteatri, alle venationes (cacce) e ai ludi gladiatorii. L’origine di questi giochi è antichissima ed è da ricollegarsi alle feste religiose dei Consualia, durante le quali venivano disputate corse di carri.
Col tempo il circo accrebbe la sua estensione e perfezionò le sue attrezzature, ed anche la serie delle gare si completò e arricchì. Ai ludi di un giorno seguirono ludi di settimane, novene, quindicine, i cui programmi divennero sempre più vasti e complicati. Il minimo per ogni corsa era di sette giri di pista, e ai tempi di Augusto si contavano una dozzina di gare al giorno. Le corse duravano dall'alba al tramonto, con una breve pausa a mezza mattina. Molti però non abbandonavano il circo neppure per mangiare, per non perdere il posto, per quanto fosse proibito consumare cibo o bevande a seguito di alcune norme che prescrivevano il contegno da tenersi durante gli spettacoli. Racconta Quintilíano (Inst. Or. VI, 3, 63) che Augusto cacciò via dal circo un cavaliere perché aveva bevuto durante lo spettacolo. All'Imperatore, che gli faceva rimarcare che persino lui se ne andava a casa a rifocillarsi, il cavaliere rispose: "Tu Cesare, se ti allontani, sei sicuro di ritrovare il tuo posto!" Un'altra regola imponeva che il cittadino romano intervenisse in toga di gala agli spettacoli, ma che non potesse coprirsi con il mantello se non quando il tempo era brutto e il principe lo avesse permesso.
Ai margini del circo fioriva ogni genere di commercio. Gente di varia estrazione vi era attirata da negozianti, venditori ambulanti, cuochi, zingare ed astrologi che prevedevano il futuro, danzatrici, attori, mimi, saltimbanchi, giocolieri, prostitute. Era insomma una grande fiera, che rendeva i dintorni del circo un luogo pullulante di vita.
La popolarità raggiunta dai giochi del circo, derivò anche dal fatto che spesso le autorità, poi, più spesso, l'imperatore, elargivano doni e banchetti, o epula, alla moltitudine. Il cibo era offerto in taverne posticce costruite nei dintorni, o addirittura distribuito o meglio gettato al pubblico durante gli spettacoli, in deroga alle regole che Augusto aveva imposto per il comportamento corretto degli spettatori, ma che con il passare del tempo non ebbero più ragione di esistere. Veniva gettata frutta, pane, dolci, frutta secca, e poi ancora gettoni, denaro, biglietti di lotteria che mettevano in palio oro, argento, pietre preziose, ville, case di campagna.

C'è da chiedersi come faceva il pubblico a resistere per tante ore al circo, con quella frequenza di spettacoli. Evidentemente la passione doveva essere molta, e poi il divertimento non mancava mai, grazie agli istrioni che si esibivano nei momenti di pausa per mantenere sempre vivo lo spettacolo. Anche la gara più semplice era arricchita dalle acrobazie dei desultores, che erano dei fantini particolarmente abili nel condurre contemporaneamente più cavalli, saltando dall'uno all'altro animale. Altri cavalieri manovravano armi e simulavano combattimenti, in ginocchio, coricati sui cavalli, raccoglievano al volo un drappo, saltavano ostacoli e carri a quattro cavalli.

I circhi. Le strutture

Le corse delle quadrighe