VIRGILIO 

Eneide

Libro V

Enea fa vela verso la Sicilia, dove, accolto dal re Aceste, celebra i giochi funebri in onore di Anchise, nel primo anniversario della sua morte. Si susseguono le varie competizioni: la regata, la corsa a piedi, il pugilato, la gara dell'arco e infine il ludus Troiae, una specie di giostra dei più giovani cavalieri.
Poeta del circolo di intellettuali che prosperava alla corte di Augusto, da sempre considerato cantore delle vicende nazionali romane, Virgilio non avrebbe potuto ignorare nel suo poema proprio quelle prestazioni agonistiche in cui si evindenziavano le doti che ogni cittadino doveva possedere per essere un buon soldato, fra cui la potenza, la velocità e l'agilità, oltre che la destrezza nel maneggiare le armi. Gli episodi da lui raccontati si adattano pienamente alla sua volontà di esaltazione della stirpe romana e delle virtù che portarono i legionari alla conquista dell'Impero. Queste gare sono descritte nel V libro dell'Eneide e sono quelle organizzate in occasione dei funerali di Anchise. Le competizioni in questione sono: una regata, la corsa a piedi, il pugilato e il tiro con l'arco.
La regata: la gara disputata fra le navi è descritta in maniera molto particolareggiata. Fanno spicco le forti qualità di coraggio e di abilità, assieme a un notevole agonismo, che portano i contendenti a sorpassarsi, a cercare di ostacolarsi, nella ricerca della vittoria.
Alla seconda gara, che e quella della corsa a piedi, partecipano tra i tanti i troiani Niso, Eurialo, Diore, Salio, Parto, i siciliani Panope ed Elimo. Al termine della gara ci sono contestazioni da parte degli atleti, che Enea risolve con imparzialità.
Segue la gara di pugilato, per la quale ci sono due premi: un toro al vincitore e una spada e un elmo al vinto. La descrizione dell'incontro mette in evidenza le conoscenze che Virgilio aveva riguardo a questa specialità: il pugile Darete, giovane e presuntuoso, che avrebbe preteso il premio senza gareggiare reputandosi il piu forte, trova in  Entello, atleta di vecchia data, un valoroso rivale.
Il primo si dimostra particolarmente agile e mobile, mentre il secondo, piu anziano e piu lento, è costretto ad uno scontro in difesa. Quest'ultimo, tuttavia, messo a terra, non volendosi coprire di ridicolo, ricordando la gloria del suo passato agonistico, non vuole soggiacere alla tracotanza di Darete e sferra un attacco così duro che il giovane deve arrendersi alla potenza, ma anche alla tecnica, dei suoi colpi.
Se per lo spavaldo Darete 1'unico scopo della competizione consiste nella conquista del premio, per Entello è piu importante ottenere la gloria che la vittoria. Questa, tuttavia, èvelata di malinconia e di rimpianto per il suo passato di atleta.
Le gare continuano con la prova del tiro con 1'arco, cui partecipano Ippocoonte, Mnesteo, Eurizione e Aceste.  Il bersaglio è una colomba legata ad un palo: il primo che tira colpisce il palo vicino all'animale, il secondo taglia con la freccia la corda, facendo volar via la colomba, il terzo la colpisce in volo. Aceste, cui non è rimasto più nulla da colpire, tira ugualmente nel cielo, solo per mostrare la perfezione del suo gesto atletico, ma la freccia si incendia, e ciò gli procurerà il premio per l'esplicito favore degli dei.
Segue la descrizione delle fasi della battaglia equestre, o lusus Troianus: tre squadre di giovani, guidate da Ascanio, avanzano in doppia fila sui cavalli dando origine ad un carosello.

Virgilio ha dunque saputo candensare nella sua opera alcune delle forme piu tradizionali dell'esercizio fisico dei Romani.


Virgilio ce ne lascia una particolareggiata descrizione nel V libro dell'Eneide (vv. 577 e segg.):
Nell'esempio virgiliano i giovani erano divisi in tre schiere di quattordici persone più un capo; ogni schiera era poi suddivisa in due gruppi di sei elementi. I giovinetti montavano cavalli sui quali si inseguivano e si attacavano riproducendo le fasi di un combattimento, con movimenti serpeggianti.
Inequivocabile il carattere religioso di questa manifestazione, che si concludeva con la premiazione in Campidoglio dei giovani partecipanti. 

Il ludus Troianus era un gioco antichissimo di carattere italico; il nome originario era truia, che probabilmente significava "danza, girotondo, ridda, giostra", e che derivava dal verbo amptruare, che indicava l'evoluzione della sacra danza di guerra dei sacerdoti Salii. Si ricollegò questo ludo con Enea, troiano, e con la sua leggenda.
Già ai tempi di Silla venne organizzato un ludus Troiae, e un altro con Cesare. I più celebri sono però quelli di Augusto, voluti in più occasioni. Il ludus Troiae era un ludo equestre che veniva eseguito nel circo da squadroni di giovani.