ORAZIO

SATIRA I, I, 114-116

Instat equis auriga suos vincentibus, illum
prateritum temnens extremos inter euntem.

...come, quando l'impeto dei corsieri sciolti dalle sbarre trascina i cocchi,
1'auriga incalza con i propri cavalli quelli che lo precedono,
senza curarsi dei sorpassati, che arrivano all'ultim'ora


SATIRA I, V, 49

Lusum it Maecenas, dormitum ego Virgiliusque,
namque pila lippis inimicum et ludere crudis.
Mecenate andò a giocare, io e Virgilio a dormire, il gioco della palla è nemico a chi ha gli occhi infiammati o soffre di stomaco.



SATIRA I, VI, 125-126

Ast ubi me fessum sol acrior ire lavatum
Admonuit, fugio campum lusumque trigonem.

Poi, quando il sole più ardente m'invita, già stanco, a prendere il bagno, dico addio al Campo Marzio e al gioco triangolare della palla


ODI, IV, I, 38-40 

Nocturnis ego somniis
iam captum teneo! Iam volucrem sequor
te per gramina Martii
campi, te per aquas, dure, volubiles!
Io ormai ti abbraccio nella notte in sogno!
Già seguo te, mentre corri veloce sull'erboso Campo di Marte,
te, o crudele, sulle acque vorticose del fiume


ODE III,  XII, 7-12

Simul unctos tiberinis umeros lavit in undis:
eques ipso melior Bellerophonte, neque pugno
neque segni pede victus,
catus idem per apertum fugientes agitato
grege cervos iaculari, et celer arto latitantem
fruticeto excipere aprum!
...il quale, appena lavati nelle acque del Tevere gli omeri unti di olio, va a cavallo con più grazia dello stesso Bellerofonte, e supera tutti nel pugilato e nella corsa; valente anche nel saettare un branco in fuga di cervi sbigottiti, e pronto a colpire un cinghiale, che cerchi di nascondersi nel folto della sterpaglia


ODE I, VIII

Lydia, dic; per omnes
te Deos oro! Sybarin cur properes amando
perdere; cur apricum
oderit campum, patiens pulveris atque solis;

cur neque militares
inter aequales equitet, gallica nec lupatis
temperet ora frenis.
Cur timet flavum Tiberim tangere? Cur olivum

sanguine viperino
cautius vitat, neque iam livida gestat armis
bracchia, saepe disco,
saepe trans finem iaculo nobilis expedito?

Quid latet, ut marinae
filium dicunt Thetidis sub lacrimosa Troiae
funera ne virilis
cultus in caedem et lycias proriperet catervas?  

Lidia, dimmi, te ne prego per tutti gli dei,
perché ti affretti con 1'amor tuo a spinger Sibari alla rovina?
Perché, mentre prima sfidava la polvere e il sole,
ha preso in odio gli esercizi del campo?
Perché non va piu a cavallo fra i marziali coetanei,
né frena col morso lupato le bocche dei puledri di Gallia?
Perché teme di immergersi nel biondo Tevere?
Perché si guarda dall'olio con più precauzione,
che dal sangue delle vipere?
né porta più sulle braccia i lividi delle armi egli,
ch'era famoso per il lancio oltre il segno
ora del disco ora del giavellotto?


ODE IX, 15-16

appone, nec dulces amores
sperne, puer, neque tu choreas

non disprezzar tu i dolci amori e le danze e il campo e la palestra



SATIRA II, II, 9-16

Leporem sectatus equove
lassus ab indomito vel, si Romana fatigat
militia adsuetum graecari, sue pila velox
molliter austerum studio fallente laborem
sue te discus agit, pete cedentem aera disco:
cum labor extuderit fastidia, siccus, inanis,
sperne cibum vilem; nisi Hymettia mella Falerno
ne biberis diluta.
Dopo che hai inseguito una lepre, o ti sei stancato al maneggio di un cavallo non domo, ovvero (se i nostri esercizi militari ti spiacciono, perché sei assuefatto a ellenizzare) ti attira il giuoco veloce della palla, in cui I'attenzione inganna gradevolmente la grave fatica, o quello del disco, e tu fendi col disco I'aria cedevole; quando lo sforzo avra scacciata la disappetenza, tu assetato, affamato, ricusa un cibo rustico, astienti da una bibita, che non sia miele dell'Imetto stemperato nel Falerno