I MEDICI

A Roma il primo medico fautore dell'uso radicale degli esercizi ginnici nella terapia fu Asclipiade, originario di Prusa in Bitinia, ove era nato nel 124 a.C.; Aulo Cornelio Celso (I secolo a.C.-I d.C.) consigliava invece soprattutto l'igiene dell'alimentazione e la limitazione allo stretto necessario della ginnastica, che considerava come un'attività ausiliaria della medicina. Celso indicava tutta una serie di esercizi come il gioco della palla, l'equitazione, la corsa, il nuoto, la navigazione, la caccia e soprattutto il passeggio, tutti utili per il benessere dell'organismo. Egli era invece per lo più contario all'attività agonistica esaaperata praticata dagli atleti professionisti. Anche il famoso Galeno di Pergamo (II secolo d.C.) era convinto assertore della ginnastica, ma contrapponeva la figura del medico a quella del ginnasta, in quanto solo il primo ha la piena consapevolezza della vera salute dell'individuo, che è subordinata ad un armonico equilibrio psico-fisico. Lo sforzo innaturale che i ginnasti procurano con i loro esercizi è invece da considerarsi causa di molte patologie, oltre che segno di una condizione socialmente indecorosa. Gli atleti sono infatti esposti a gravi inconvenienti e incidenti quali paralisi, emorragie, perdita della memoria, ottusità e torpore mentale.
L'uomo normale ha invece caratteristiche molto diverse da quelle dell'atleta: sviluppo del corpo in tutte le sue parti, colorito sano. Galeno critica aspramente il modo di vivere dell'atleta professionista, che sintetizza brutalmente in questa espressione: "Mangiare, bere, dormire, evacuare e rotolarsi nel fango". La vita degli atleti è anche paragonata a quella dei maiali.
Lo stesso Galeno afferma che lo sport professionistico è indegno di un uomo libero, non solo per il suo carattere venale, ma per il privilegio esclusivo concesso alla cura del corpo rispetto a quella dello spirito. Egli afferma il primato della mente sul corpo, in quanto la prima rende gli uomini simili agli dei, mentre il secondo li rende simili agli animali. A riprova della superiorità della mente sulla forza fisica, il grande medico cita l'episodio della morte dell'atleta Milone di Crotone, che fu dilaniato dai lupi non essendo riuscito a liberare le mani rimaste incastrate nelle fessure di un tronco d'albero.