IL PENTATHLON

Aristotele considera il pentathlon o quinquertium la disciplina sportiva più completa. Essa comprendeva: il salto in lungo, il lancio del disco e del giavellotto, la corsa di uno stadio (180 m circa) e, come ultima prova, la lotta. Su questo tipo di competizione, le notizie pervenuteci sono contrastanti fra loro: probabilmente esistevano regole diverse da luogo a luogo. La vittoria era di regola aggiudicata al vincitore di tre gare su cinque. A volte, però, i giudici di gara utilizzavano per ogni prova un punteggio relativo: al termine di tutte le prove, quindi, sommavano i punteggi ottenuti da ogni singolo atleta nelle varie discipline, redigendo infine la classifica finale.
Il salto in lungo era una specialità atletica di origini non molto antiche, ma data la sua popolarità veniva considerata la gara più importante ed emblematica del pentathlon. Il salto in alto non rientrava in alcuna gara e probabilmente doveva essere limitato al solo allenamento in palestra. Un radicale mutamento avvenne quando fu introdotto l'uso degli halteres, manubri di pietra o piombo, che servivano da contrappeso al saltatore e gli permettevano anche di compiere una traiettoria più lunga. Il loro peso variava da 1,500 kg ad oltre 4,500 e la lunghezza da 12 a 29 cm. Di forma prevalentemente cilindrica, erano usati anche in palestra per rinforzare i muscoli.
Il salto in lungo era praticato in una zona dello stadio dove il terreno era scavato e reso soffice, onde attutire eventuali danni riportati dagli atleti al termine del salto. Essi prendevano lo slancio da una linea di partenza e saltavano tenendo in mano gli halteres. La misurazione del salto veniva fatta considerando le impronte dei piedi, visibili sul terreno, tramite quell'asticella che si vede spesso nelle pitture vascolari greche in mano ai giudici.