Le fonti letterarie romane, sempre attente alla cultura fisica nell'ottica della formazione del cittadino al servizio dello stato, non hanno trascurato di annotare il fenomeno della pratica dello sport come divertimento, molto radicato nella vita quotidiana dei Romani. Del resto, verso questi diversi modi di vivere lo sport il potere esercitò, soprattutto in età imperiale, una costante e mirata opera di promozione, in quanto concorrevano a realizzare obiettivi primari della politica dello Stato: la formazione del cittadino-legionario ed il controllo dei disoccupati nelle città.

A Roma, in particolare, dove grandi masse di diseredati affluivano da ogni angolo dell'impero, l'impegno ebbe portata straordinaria. Lo sviluppo abnorme dei complessi termali (se ne contavano circa ottocento tra pubblici e privati in età imperiale), la promozione continua di spettacoli al punto che i giorni festivi finirono per uguagliare quelli feriali, l'uso di vaste aree pubbliche per gli esercizi sportivi, danno bene la misura di questa politica e le dimensioni che il fenomeno venne assumendo nel tempo.

Il Campo Marzio e le Terme furono i luoghi dove lo sport come divertimento trovò le sedi più attrezzate e per questo più frequentate. Strabone, dopo una visita a Roma del 7 a.C., annota stupito: "Superiore a tutto è il Campo Marzio, ornato sia dalla natura che dall'opera dell'uomo. La grandezza della pianura è meravigliosa, tutta aperta alla corsa dei carri e dei cavalli e alla moltitudine di quelli che si esercitano nella palla, nel cerchio e nel ginnastica…"

Gli esercizi ed i giochi nella palestra (ginnastica, palla, scherma, pugilato, lotta, manubri, cerchio…) vennero a costituire parte integrante della vita delle terme, quale momento pressochè irrinunciabile di preparazione al rito del bagno. Fra i giochi praticati nelle terme e negli spazi aperti, quelli con la palla esercitarono sui Romani di tutti i ceti e per molti secoli una seduzione pari a quella dei giorni nostri. I giochi praticati erano i più vari, come anche i tipi di palla utilizzata.

La passione contagiò la stessa classe dirigente. Orazio (Sat. I, 5, 49), nel descrivere le tappe di un viaggio che fece con Virgilio e Mecenate fino a Brindisi, ricorda divertito che nella sosta di Capua, mentre lui e Virgilio, l'uno sofferente di congiuntivite l'altro di cattiva digestione, optarono saggiamente per il letto, Mecenate, da vero patito della palla, si recò, nonostante la fatica del viaggio e l'ora tarda, a giocare una partita nello sferisterio.

In età imperiale la passione, soprattutto fra i giovani, assunse espressioni maniacali. Il filosofo Seneca biasimava i molti giovani sfaccendati che avevano fatto del gioco della palla l'unica ragione di vita. Ed ancora nel II secolo d.C. il medico Galeno elencava i vantaggi che i giochi con la palla potevano offrire alla salute fino all'età matura.

I giochi
con la palla