SENECA

Seneca era un pensatore, un filosofo stoico il cui ideale era essenzialmente morale, quello di vivere secondo natura subordinando il corpo all'anima. Egli accetta l'esercizio fisico, ma solo quello che serve a mantenere il corpo sano, quindi per fine igienico." Seguite dunque la sana salutare regola di vita di concedere al corpo tanto quanto basta per mantenerlo in salute..; pensate che non c'è niente di mirabile, eccetto l'anima" (Ep., 8). Un corpo sano è indispensabile all'anima, ma i giovani non devono perder troppo tempo ad esercitarsi: "Vi sono esercizi facili e brevi che danno subito un po' di stanchezza al corpo e vi permettono di risparmiare tempo del quale bisogna tenere grande conto" (Ep., 15). Nella stessa epistola Seneca è in grado di dare consigli circa gli esercizo da praticare, quasi da esperto: "...corsa oppure movimento di mani con qualche peso, e diversi tipi di salto, in alto o in lungo, oppure quell'altro tipo di salto che ricorda i sacerdoti Salii o, per dirla con un'espressione poco riguardosa, il salto dei lavandai".
In poche righe Seneca enumera tutti gli esercizi in voga in quel periodo, ad eccezione del lancio del disco e dell'addestramento ad palum, che tuttavia ricorda in un'altra epistola, la diciottesima.
Seneca si sentiva oppresso dalla moda imperante che voleva la pratica degli esercizi al primo posto delle occupazioni dei giovani:
" Oggi se posso disporre del mio tempo, il merito non è il mio , ma della palla, che ha fatto accorrere al Circo la folla degli importuni. nessuno verrà a disturbarmi in casa, nessuno porrà ostacoli alla mie riflessioni....ecco un enorme clamore mi giunge dal Circo....Penso fra me quanto sono numerosi gli uomini che si esercitano il corpo e quanto sono pochi quelli che tengono in esercizio lo spirito. Che concorso di un popolo a un divertimento frivolo, e che solitudine intorno alla scienza! Che fiacchezza d'animo hanno quelli che ammiriamo per i muscoli e la bella presenza....Il corpo, per avere vigore, ha bisogno di molte cose. L'animo cresce da sè, si alimenta, si esercita da sè. Gli atleti hanno bisogno di molto cibo, di bevande, di molto olio per unguersi, e, infine, di faticosi allenamenti. Tu potrai possedere la virtù senza vistosi apparati, senza spesa. tutto ciò che può renderti virtuoso lo possiedi già." (ep., 80).

In un altro brano Seneca parla degli atleti come di  "uomini stupidi che trascorrono la vita in un'alternativa di bere e sudare, grassi di corpo. ma di spirito rozzo e incolto, la cui arte consiste in olio e sporcizia" (Ep., 15). E poi ancora "Chi si dedica troppo al corpo va incontro a molti svantaggi: anzitutto la fatica delle esercitazioni fisiche spossa lo spirito e lo rende incapace all'applicazione mentale e agli studi impegnativi; poi l'abbondanza del cibo ottunde ogni finezza d'ingegno" (ibid.).
Naturalmente, come si è detto, Seneca non è del tutto contrario a ogni forma di esercizio fisica: " Non voglio dire che tu debba stare continuamente chino sui libri o sulle tavolette: bisogna pure concedere un pò di riposo anche al lavoro dell'anima....Un po' di passeggio mette il corpo in movimento e non impedisce lo studio, non ti impedisce di leggere e dettare, di parlare e ascoltare; tu puoi fare queste cose anche camminando" (ibid.). seneca è d'accordo che si faccia del movimento, purchè contenuto enella giusta misura, mai esasperato. Così si esprime nei riguardi del gioco: "...non si vedrebbero gli uomini bramare tanto i giochi e i divertimenti, se in questi non trovassero un certo naturale diletto.... L'animo va risparmiato: e giova concedergli un po' d'ozio."

Come mezzo di cura Seneca annovera i bagni, in casa o in pubblici stabilimenti. I bagni consigliati non sono quelli profumati e raffinati, ma quelli semplici, per fortificare e ripulire, a fine igienico, quindi.
I bagni tuttavia, secondo Seneca, avevano perduto il fine igienico, per divenire dei luoghi di mollezza e perdizione: "Dopo che sono stati inventati questi bagni così puliti, (le persone) sono anche più sporche" (Ep., 86) 
Fastidiosa era poi la confusione che si produceva all'interno delle terme, che già Cicerone aveva detto poco adatte alle persone di carattere triste e solitario. E Seneca, che ebbe la sfortuna (a suo dire) di abitare proprio sopra a un complesso termale, ci porta con la sua ironica e garbata protesta nel vivo dei giochi della palestra: "Sento il mugolio di coloro che si esercitano nei manubri, emettono sibili e respirano affannosamente…Quando poi viene uno di quelli che non può giocare a palla se non grida ad incomincia a gridare, è finita".