CICERONE. Biografia

Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), oratore, scrittore e uomo politico romano.
Con la fortunata difesa di Roscio Amerino (80), accusato di parricidio, ottenne una fama immediata di buon oratore.
Eletto console nel 63, ebbe una parte importante nella denuncia e nella sconfitta della congiura di Catilina. Accusato tuttavia di essersi comportato illegalmente, fu esiliato nel 58.
Dopo questo periodo, Cicerone si dedicò a scrivere le sue opere maggiori. Dopo la formazione del secondo triunvirato, Cicerone fu però sacrificato alle proscrizioni del nuovo regime: raggiunto dai soldati di Antonio mentre cercava di fuggire per mare in Grecia, affrontò dignitosamente la morte (43 a.C.).

CICERONE. Pro Fonteio

La Pro Fonteio è un'orazione scritta da Cicerone nel 69 a.C. in difesa di Marco Fonteio, governatore dal 76 al 74 della Gallia Narbonese, accusato di concussione da una delegazione di Galli, presenti al processo e guidati da Induziomaro. Fonteio era accusato di avere commesso in Gallia illegalità di varia natura ai danni della popolazione che avrebbe sfruttato con rara esosità. Della difesa di Cicerone ci è rimasta solo una parte dell'actio secunda. Cicerone nega la fondatezza delle accuse, respingendo la credibilità dei testi a carico, definiti falsi e infidi. Cicerone, che l'anno precedente aveva accusato Verre, governatore della Sicilia, avido e profittatore, ora difende Fonteio: le accuse a lui rivolte apparivano infatti molto meno gravi; le città di Narbone e Marsiglia, oltre a numerosi cittadini romani, avevano deposto in suo favore. Quindi Fonteio, noto per l'integrità personale, poteva essere ritenuto un governatore esoso, ma entro i limiti dello sfruttamento legale che caratterizzava il rapporto tra Roma e le province.

CICERONE. Testi e traduzione

Dalla Pro Fonteio:

Tra Romani e Galli non è possibile neppure il confronto
Lo stesso Induziomaro è un teste indegno di fede, irresponsabile e fazioso
La fama della religiosità dei Galli è usurpata: saccheggiarono Delfi, profanarono il Campidoglio e quel Giove che garantisce la veridicità delle testimonianze
La barbarie dei Galli si spinge fino all'orrenda pratica dei sacrifici umani
I Galli sono nemici naturali del popolo romano
I Galli non hanno il senso del diritto costituito, si limitano a spargere provocazioni e minacce con il loro orribile e barbaro linguaggio
I giudici non dovranno raccogliere le minacce dei Galli, tanto meno quelle relative ad una possibile guerra gallo-romana. Se tuttavia una guerra si verificasse, i Romani, come in passato, trionferanno dell'arroganza gallica
I Galli sono anche divisi: Marsiglia e Narbona si stanno opponendo alle false accuse di quegli spergiuri di Induziomaro e dei suoi.

Tra i Romani e i Galli non è possibile neppure il confronto
(27)...An, si homines ipsos spectare convenit, non modo cum summis civitatis nostrae viris, sed cum infimo cive Romano quisquam amplissimus Galliae comparandus est? E' forse confrontabile, se vogliamo prendere in esame gli uomini stessi, il migliore dei Galli, non solo coi nostri migliori, ma col più infimo cittadino romano?
Analisi
An introduce una domanda retorica; si sa in anticipo che non sarebbe possibile operare un confronto
ipsos: neppure ciascuno di loro, personalmente, era confrontabile
infimo cive Romano - quisquam amplissimus Galliae: l'antitesi aggiunge ulteriore enfasi al discorso

Lo stesso Induziomaro è un teste indegno di fede, irresponsabile e fazioso
(29) Verebatur enim videlicet ne quid apud vos populumque Romanum de existimatione sua deperderet, ne qua fama consequeretur eius modi, Indutiomarum, talem virum, tam cupide, tam temere dixisse; non intellegebat se in testimonio nihil praeter vocem et os et audaciam neque civibus suis neque accusatoribus nostris praestare debere. (29) Aveva evidentemente paura di perdere un po' di quella reputazione di cui gode spesso presso di voi e presso il popolo romano; paura inoltre che ne derivasse l'opinione che un uomo così eminente come Induziomaro aveva deposto con tanta faziosità e tanta irriflessione; non riusciva a capire che egli, deponendo come teste, non doveva far altro che prestare la sua voce, il suo volto e la sua impudenza ai suoi concittadini e ai nostri accusatori.
Analisi
Verebatur, in posizione forte, all'inizio della frase, è un verbum timendi: il timore non si addice agli uomini dotati di virtus; il credito di cui gode Induziomaro è quindi mal riposto
videlicet: è evidente agli occhi di tutti la bassezza morale di Induziomaro
ne...deperderet: Cicerone ironizza sulla vanitas di Induziomaro
talem virum, tam cupide, tam temere: allitterazioni e ripetizioni accrescono l'efficacia del discorso
non intellegebat: scarse dunque le capacità di Induziomaro di capire la situazione
audaciam, in senso negativo, impudenza

La fama della religiosità dei Galli è usurpata: saccheggiarono Delfi, profanarono il Campidoglio e quel Giove che garantisce la veridicità delle testimonianze
[30] Quae tantum a ceterarum gentium more ac natura dissentiunt, quod ceterae pro religionibus suis bella suscipiunt, istae contra omnium religiones; illae in bellis gerendis ab dis immortalibus pacem ac veniam petunt, istae cum ipsis dis immortalibus bella gesserunt. Hae sunt nationes quae quondam tam longe ab suis sedibus Delphos usque ad Apollinem Pythium atque ad oraculum orbis terrae vexandum ac spoliandum profectae sunt. ab isdem gentibus sanctis et in testimonio religiosis obsessum Capitolium est atque ille Iuppiter cuius nomine maiores nostri vinctam testimoniorum fidem esse voluerunt. (30) Che anzi sono tanto diverse per consuetudine di vita e per disposizione naturale dalle altre genti, in quanto, mentre le altre affrontano delle guerre per difendere la propria religione; quelle, quando sono in guerra, chiedono il favore e la protezione degli dèi, queste hanno fatto guerra perfino agli dèi immortali. Sono questi i popoli che tanto tempo fa lasciarono i loro luoghi d'origine per spingersi lontanissimo, fino a Delfi, per saccheggiare e spoliare quel santuario di Apollo Pizio che è l'oracolo di del mondo intero; sono sempre questi i popoli tanto pii e rispettosi della santità della deposizione testimoniale che assediarono il Campidoglio e quel Giove che, secondo la volontà dei nostri avi, deve col suo solo nome assicurare con strettissimo vincolo la veridicità delle testimonianze.
Analisi
a ceterarum gentium... dissentiunt: i Galli si differenziano da tutte le altre popolazioni ma non certo per eccellenza
istae ... illae: istae (le popolazioni galliche), contrapposto a illae, ha sfumatura dispregiativa
istae cum ipsis dis immortalibus bella gesserunt ...  ab isdem gentibus sanctis et in testimonio religiosis: Cicerone fa un uso efficace dell'ironia che adempie alla funzione di "pars destruens" attribuitale da Socrate
atque ille Iuppiter cuius nomine maiores nostri vinctam testimoniorum fidem esse voluerunt: i Galli
profanarono il tempio di quello stesso Giove che assicura la veridicità delle testimonianze: se ne deduce che i Galli non sono credibili e infondate sono le loro accuse; Cicerone adotta qui la tecnica dell'inferenza

La barbarie dei Galli si spinge fino all'orrenda pratica dei sacrifici umani
(31).. postremo his quicquam sanctum ac religiosum videri potest qui, etiam si quando aliquo metu adducti deos placandos esse arbitrantur, humanis hostiis eorum aras ac templa funestant, ut ne religionem quidem colere possint, nisi eam ipsam prius scelere violarint? quis enim ignorat eos usque ad hanc diem retinere illam immanem ac barbaram consuetudinem hominum immolandorum? quam ob rem quali fide, quali pietate existimatis esse eos qui etiam deos immortalis arbitrentur hominum scelere et sanguine facillime posse placari? (31) ..e per finire, cosa potrebbe esserci di sacro e di religioso per costoro che, se pure talora si dà il caso che qualche timore li spinga a ritenersi in dovere di placare gli dèi, ne contaminano le are e i templi con vittime umane, sicchè non sono capaci di attendere nemmeno alle pratiche del culto senza averlo prima addirittura profanato con un empio delitto? Chi infatti ignora che essi continuano a mantenersi fedeli fino a oggi alla orrenda e barbara consuetudine di immolare vittime umane. Di conseguenza, quale buona fede, quale senso del sacro potrebbe, secondo voi, avere della gente che ritiene sia facilissima la possibilità di placare anche gli dei immortali per mezzo di un empio spargimento di sangue umano?
Analisi
quicquam sanctum ac religiosum videri potest... ? quis enim ignorat.. ? quali fide, quali pietate existimatis..: uso insistito e ad effetto delle domande retoriche
si quando aliquo metu adducti deos placandos esse arbitrantur: se talvolta i Galli si avvicinano alla religione, lo fanno per opportunismo e spinti dal timore
templa funestant... scelere violarint....... illam immanem ac barbaram consuetudinem... scelere et sanguine..:  termini che sottolineano la ferocia empietà crudeltà dei Galli 

hominum: homines, non viri

I Galli non hanno il senso del diritto costituito, si limitano a spargere provocazioni e minacce con il loro orribile e barbaro linguaggio
(33) ..sic existimatis eos ad opem iudicum supplices inferioresque confugiunt? nihil vero minus. Hi contra vagantur laeti atque erecti passim toto foro cum quibusdam minis et barbaro atque immani terrore verborum; quod ego profecto non crederem, nisi aliquotiens ex ipsis accusatoribus vobiscum simul, iudices, audissem, cum praeciperent ut caveretis ne hoc absoluto novum aliquod bellum Gallicum concitaretur. (33)..Pensate che essi ricorrono con umiltà alla protezione dei giudici? Niente di meno vero. Al contrario costoro se ne vanno in giro allegri e impettiti qua e là per tutto il foro lanciando certe loro minacce e incutendo paura col loro orribile e barbaro linguaggio; una cosa alla quale certamente io non presterei fede se proprio insieme con voi, giurati, non ne avessi sentito parlare più di una volta dagli stessi accusatori quando vi ammonivano a stare bene attenti a che non fosse provocata un'altra guerra gallica a seguito dell'assoluzione di costui.
Analisi
..sic existimatis eos .....? nihil vero minus: in questa domanda ogni ombra di dubbio è decisamente annullata da nihil vero minus, definitivo e inequivocabile
laeti atque erecti: Cicerone, definendoli in questo modo, ne dà un'immagine ridicola e patetica 
barbaro atque immani terrore verborum:
il loro linguaggio è così grezzo e barbaro da far paura
quod ego profecto non crederem, nisi: Cicerone stesso (ego, enfatico) non crederebbe che i Galli minacciassero guerra ai Romani se non...

I Galli sono nemici naturali del popolo romano
(33)An vero dubitatis, iudices, quin insitas inimicitias istae gentes omnes et habeant et gerant cum populi Romani nomine? (34) Si M. Fonteium, iudices, in causa deficerent omnia, tamen esset vobis magno opere providendum ne, quos ita adflictos a vestris patribus maioribusque accepissetis ut contemnendi essent, eos pertimuisse et eorum minis et terrore commoti esse videremini. (33) O che forse avete dei dubbi, signori giurati, sul fatto che tutte codeste popolazioni non solo nutrano, ma pure mettano in atto la loro naturale inimicizia nei confronti dello stato romano? (34) Se venisse a mancare nel corso della causa qualunque elemento a discarico di M. Foneio, voi dovreste evitare con cura di dare l'impressione di aver avuto paura, lasciandovi impressionare dalle sue terribili minacce, di gente che i vostri padri e i vostri avi vi hanno lasciata così avvilita dalle sconfitte, da essere degna solo di disprezzo
Analisi
An vero dubitatis..: domanda retorica
insitas inimicitias: l'inimicizia del popolo romano è insita nella natura dei Galli, è quindi inevitabile e irrimediabile
istae gentes omnes: Cicerone generalizza: l'intera totalità dei Galli è nemica del popolo romano
si... deficerent..: se mancassero elementi a discarico..; ma la cosa è data come irreale
quos ita adflictos a vestris patribus maioribusque accepissetis ut contemnendi essent: Cicerone ricorda che i Galli furono sconfitti ad opera dei Romani, per cui sono solo da disprezzare

I giudici non dovranno raccogliere le minacce dei Galli, tanto meno quelle relative ad una possibile guerra gallo-romana. Se tuttavia una guerra si verificasse, i Romani, come in passato, trionferanno dell'arroganza gallica
(36) Magna... causa, iudices, absolutionis cum ceteris causis haec est, ne quae insignis huic imperio macula atque ignominia suscipiatur, si hoc ita perlatum erit in Galliam, senatores equitesque populi Romani non testimoniis Gallorum, sed minis commotos rem ad illorum libidinem iudicasse. Ita vero, si illi bellum facere conabuntur, excitandus nobis erit ab inferis C. Marius aut, quoniam id quidem non potest, orandus erit nobis amicus meus, M. Plaetorius, ut suos novos clientis a bello faciendo deterreat, ut eorum iratos animos atque horribilis impetus deprecetur . Volunt isti aut quiescere, id quod victi ac subacti solent, aut, cum minantur, intellegere se populo Romano non metum belli sed spem triumphi ostendere? (36) Tra gli altri motivi per mandare assolto l'imputato è certamente importante, signori giurati, il pericolo che il nostro impero si macchi di una grave onta se insieme con la notizia dell'assoluzione si riferirà in Gallia che dei senatori e dei cavalieri romani, indotti non già dalle testimonianze dei Galli, bensì dalle loro minacce, hanno emesso quella sentenza che ad essi piaceva. E così, se si indurranno a muovere guerra, dovremo richiamare dall'altro mondo Gaio Mario perchè possa affrontarli da pari a pari in campo, oppure, poichè si tratta di cosa certamente impossibile, dovremo pregare il mio amico M. Pletorio di distogliere i suoi nuovi clienti a farci guerra, di supplicarli di deporre la loro ira e rinunciare ai loro terribili attacchi. Vogliono codesti barbari starsene quieti, come fanno solitamente i vinti e i sottomessi, oppure capire che, quando lanciano minacce, essi non fanno balenare davanti agli occhi dei Romani lo spauracchio di una guerra, bensì la speranza di un trionfo?
Analisi
macula atque ignominia: se i Romani cedessero alle minacce dei Galli sarebbe per loro una macchia incancellabile e disonore, ignominia (in + nomen, privazione del loro buon nome)
illorum libidinem: le richieste dei Galli sono ascrivibili alla loro libido (da libet, capriccio, pulsione sfrenata, razionalmente insostenibile)
excitandus nobis erit ab inferis C. Marius: continua la pesante ironia di Cicerone, con cui si propone di raccogliere consensi sulla propria tesi
Volunt isti...: ancora l'uso di isti, con valore dispregiativo
Volunt isti aut quiescere... aut...  intellegere..: nel parallelismo la doppia disgiuntiva (aut... aut) non dà scampo; delle due l'una: o i Galli, già in passato sottomessi, se ne stanno tranquilli, o capiscono che minacciar guerra può significare solo ulteriori trionfi per Roma

I Galli sono anche divisi: Marsiglia e Narbona si stanno opponendo alle false accuse di quegli spergiuri di Induziomaro e dei suoi
(44) ...Video, iudices; sed multis et firmis praesidiis vobis adiutoribus isti immani atque intolerandae barbariae resistemus. (45) Constituitur ex altera parte ulterior Hispania, quae profecto <non> modo religione sua resistere istorum cupiditati potest sed etiam sceleratorum hominum periuria testimoniis ac laudationibus suis refutare. Venit huic subsidio misero atque innocenti Massiliensium cuncta civitas, a quo ipsa servata est. (46) Propugnat pariter pro salute M. Fontei Narbonensis colonia, quae per hunc ipsa nuper obsidione hostium liberata nunc eiusdem miseriis ac periculis commovetur. (44) ...Lo vedo bene, signori giurati, ma con numerose e salde forze ci opporremo, sostenuti da voi, a codesta brutale massa di barbari che non va tollerata oltre. (45) Si dispone d'altra parte a combattere la Spagna Ulteriore, che è certo in grado di opporsi vittoriosamente con la sua responsabile coscienziosità alla smodata passionalità dei Galli, ma pure di confutare con le sue testimonianze e i suoi rapporti elogiativi gli spergiuri  di codesti scellerati. Ecco arrivare in aiuto del mio sventurato e innocente difeso tutta la città di Marsiglia, essa che da lui venne salvata. (46) Si adopera vivamente per l'assoluzione di Fonteio pure la colonia di Narbona che deve proprio a lui, qualche tempo fa, la sua liberazione dall'assedio da parte dei suoi nemici, ed ora a sua volta si sente partecipe della sua infelice situazione e dei rischi che egli corre.    

Analisi
Il discorso procede per aree semantiche contrapposte: da un lato M. Fonteio che, innocente, subisce soffrendo le ingiuste accuse dei Galli (huic misero atque innocenti... eiusdem miseriis ac periculis commovetur.) e i testimoni a favore: la Spagna Ulteriore con il suo leale senso di responsabilità (ulterior Hispania, quae profecto <non> modo religione sua resistere..), Marsiglia e Narbona, memori e grate per essere state salvate da Fonteio (Massiliensium cuncta civitas, a quo ipsa servata est..) e liberate (Narbonensis colonia, quae per hunc ipsa nuper obsidione hostium liberata..); dall'altro i Galli , massa di barbari (isti immani atque intolerandae barbariae) scellerati (sceleratorum hominum), passionali e irresponsabili (istorum cupiditati), incapaci di rispettare gli accordi pattuiti e spergiuri (sceleratorum hominum periuria).

CICERONE. Commento

Cicerone ci dà un'immagine del tutto negativa dei Galli. Sicuramente ne accentuò i toni per il ruolo di difensore di Fonteio che aveva assunto al processo, tuttavia fece leva su elementi già noti all'uditorio: è troppo sicuro dei suoi argomenti, non teme di suscitare sorpresa o incredulità; questo significa che notizie o giudizi da lui riportati erano ormai diffusi e condivisi. Durante questa orazione Cicerone mira alla "distruzione" di Induziomaro,  il principale accusatore, che ha deposto in tribunale con faziosità (...tam cupide tam temere dixisse...) e di tutti i Galli in generale, massa brutale di barbari (...isti immani atque intolerandae barbariae...), privi del senso del diritto e della lealtà alla parola data (periuria), privi perfino di un linguaggio maturo e comprensibile (barbaro atque immani terrore verborum). L'immagine profana dei Galli raggiunge l'apice quando Cicerone li accusa di fare guerra agli Dei (..istae cum ipsis dis immortalibus bella gesserunt...) e di aver saccheggiato luoghi sacri (...tam longe Delphos usque ad Apollinem Pythium atque ad oraculum orbis terrae vexandum ac spoliandum profectae sunt... obsessum Capitolium...). A rafforzare la tesi di estrema barbaria dei Galli si aggiunge la orrenda pratica dei sacrifici umani (...humani hostiis eorum aras ac templa funestant...) che vengono considerati da Cicerone delitti. La prolungata ripetizione nel testo di queste pratiche di culto, con l'aiuto di domande retoriche (...prius scelere violarint? ...hominum immolandorum?) dà enfasi al discorso. La inimicitia è la parola chiave del rapporto tra Romani e Galli, questi ultimi non sanno risolvere civilmente le questioni, ma si lasciano andare alla passionalità (cupiditati). Cicerone invita i giudici a non farsi intimorire dai Galli nell'emettere la sentenza, poichè ciò porterebbe solamente ad una nuova guerra (Ita vero si illi bellum facere...) e di conseguenza ad un nuovo trionfo romano (...intellegere se populo Romano non metum belli sed spem triumphi ostendere?). Anche la loro celebrata abilità e coraggio militari non sono neppure un ricordo, ma solo presunzione.

Tra le fonti avvicinate quella di Cicerone appare la più negativa nei confronti dei Galli; questo può essere giustificato sia dal fatto che i Galli erano ancora una potenza non vinta (la guerra gallica inizierà una decina d'anni dopo), sia dal ruolo che Cicerone ricopriva al processo.