OPPIDUM DI TRISOV

L’oppidum celtico di Trisov è il più meridionale della Boemia.

Posto a 550 metri di altezza, Trisov occupa una superficie di soli ventisei ettari ed è uno dei siti fortificati minori per estensione. Nonostante questo ha svolto un ruolo molto importante durante la preistoria.

L’oppidum sorgeva su un promontorio alla confluenza tra il torrente Krems e il fiume Moldava, ed era naturalmente difeso da ripidi pendii alti fino a centoventi metri. Era facilmente accessibile soltanto da ovest, dove i Celti costruirono due cinte di mura in pietra, davanti alle quali c’erano profondi fossati.

Esisteva inoltre una porta del cosiddetto tipo “a tenaglia”. I bastioni presentavano una struttura ad armatura lignea, riempita di pietre e calce. La fronte era protetta da un muro di pietre a secco, intervallato da massicci pali piantati verticalmente.

L’opera è di tipo insolito, perché ci sono almeno due fasce orizzontali di pietre lavorate che attraversano in sezione la struttura e che si presentano sulla fronte con corsi in travertino.

L’intera area dell’oppidum era stata divisa nelle seguenti zone: quella sacra sull’acropoli settentrionale, quella governativa sull’acropoli meridionale, quella residenziale lungo il margine dell’oppidum e quella commerciale al centro dell’avvallamento.

Liberamente tratto da "I Celti. Catalogo della mostra di palazzo Grassi, Venezia, 1991", Gruppo Ed. Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, Milano, 1991 (pagg.544/5).

OPPIDUM DI ZAVIST

A Zavist abbiamo un altro esempio di oppida celtici della Boemia.

Le fortificazioni sono state studiate in cinque punti, e le conoscenze più notevoli in merito sono quelle fornite dalla zona di entrata principale, la porta D. L’aspetto architettonico più antico di questa si distingueva per la forma tipica, nota come “parta ad ali rientranti”: la strada d’accesso passava per un corridoio di trentadue metri di lunghezza chiuso sui lati dalle mura di fortificazione; la fine del passaggio era bloccata da una costruzione in legno con porta a battenti.

Le ali della struttura e i bastioni erano edificati spartendo la fronte in pietre mediante pali verticali. La rampa di terra addossata alla fronte del bastione era armata con griglie in legno. La porta e i bastioni richiedevano una continua manutenzione e dopo un certo tempo dovevano venir completamente ricostruiti. La causa non va ricercata solamente nel disfacimento naturale ma anche nelle distruzioni violente a opere del fuoco. Quasi a diretto contatto con la linea difensiva cominciava la zona degli edifici di abitazione e destinate all’attività economiche di base. Nella fase terminale dell’esistenza dell’oppidum fu realizzato il collegamento con il vasto settore nord della fortezza, separato da un profondo avvallamento. Esso aveva una superficie di quindici ettari e la sua fortificazione, particolarmente robusta, ne predeterminava la funzione di rifugio.

Liberamente tratto da "I Celti. Catalogo della mostra di palazzo Grassi, Venezia, 1991", Gruppo Ed. Fabbri, Bompiani, Sonzogno, Etas, Milano, 1991.