Un esperienza di “Littérature de jeunesse” presso l'I.T.S.O.S. "C.E. Gadda" di Fornovo (Parma)

di Antonella Chiusa

L'indagine preliminare

Quando tre anni fa mi è stato chiesto di entrare in un progetto europeo che aveva per obiettivo la diffusione della letteratura giovanile nei Paesi dell' Unione, ho avuto qualche perplessità. La definizione, “Littérature de jeunesse” o “Jugendliteratur”, mi rimandava a letture dimenticate ma significative dell'infanzia e dell'adolescenza. Probabilmente - mi dicevo - i titoli da me ricordati erano ormai scomparsi da tempo dagli scaffali delle librerie. Per curiosità ho chiesto ai miei studenti ( Indirizzo Linguistico I.T.S.O.S. C.E. Gadda di Fornovo in provincia di Parma) quali erano i libri che avevano letto alle scuole medie. Il risultato dell' indagine mi ha un po' stupita. I libri erano esattamente gli stessi: la fantascienza di Verne, I ragazzi della via Pal, Moby Dick, i visconti e i baroni di Calvino. Si erano aggiunti alcuni best seller di S. King, ma in epoca più tarda. Poi, mi hanno detto, tutti i libri (pochi) che avevano letto erano stati “consigliati” per così dire dagli insegnanti.
Mi sembrava strano che non fosse cambiato nulla nel giro di vent'anni, così come mi sembrava strano che in Italia non si fosse prodotto o tradotto niente di nuovo per un pubblico così variegato e così diverso da generazione a generazione. E di fatto era così. Alcuni autori, ottimi anzi, come Piumini e la Pitzorno avevano scritto e lavorato per ragazzi e adolescenti, ma le loro opere non rientravano nelle letture curricolari. Mi sono ricordata allora della dimensione (due interi settori - uno per l'infanzia e uno per l'adolescenza) del reparto “Littérature de jeunesse” di FNAC a Parigi.
Evidentemente, e di fatto è così, i ragazzi francesi leggono più di quelli italiani, o forse, più semplicemente leggono, amano la lettura. Non tutti, certo, ma un buon numero sì . Lo confermano l'ampiezza dell'offerta delle case editrici ( oltre a quelle specializzate anche le più importanti hanno tutte una collezione “jeunesse”) i risultati forniti dai vari CRDP ( Centri Ricerche Regionali Pedagogiche) e un ' indagine su scala nazionale dell” Evénement du Jeudi” del 9 dicembre 1999.
Legittimo è dunque domandarsi perché e come gli adolescenti d'oltralpe vengono maggiormente motivati alla lettura.
Tralasciando indagini sociologiche che non trovano qui la loro sede più adatta, cercherò di illustrare come la risposta a tale quesito mi sia stata fornita da un'attività di ricerca e sperimentazione che volge al terzo anno e che ha cambiato il mio modo di guardare alla letteratura giovanile e anche, credo, arricchito il mio bagaglio didattico.


Il primo incontro con la “Littérature de Jeunesse”

Il primo incontro con la “Littérature de Jeunesse” è avvenuto a Montpellier nel maggio 98. Lì ho conosciuto l'ampiezza e la ricchezza della L.d.J.e lì ho scoperto un tipo di testo mai visto, l'album, appunto.
La letteratura giovanile propriamente detta ( il corpus dei testi segnalati negli anni dai responsabili dei Paesi dell'Unione e che sarà disponibile in rete a partire dall'autunno 2000) segue alcuni principi riconosciuti in tutta Europa:
I testi devono essere stati scritti in Europa, negli ultimi 40 anni, hanno per protagonisti giovani e/o adolescenti, trattano i temi che toccano le dinamiche giovanili, ma non solo, non presentano contenuti che in qualche modo possano incitare alla violenza o offendere la sensibilità del lettore.
La quantità dei testi presentata era enorme, così come amplissima era la scelta dei temi . A un prezzo veramente modico - un libro costa in media sulle diecimila lire - c'era un'ampiezza di proposte notevole e estremamente attuale. Non si aveva il tempo di leggere tutto, e così ci illustrava i soggetti Odette Michel, responsabile del Centro regionale ed esperta europea di letterature giovanili. Si andava dai rapporti con i genitori all' investimento sull'amicizia, dalla scoperta della sessualità all'accettazione di sé, per arrivare ai problemi dell'integrazione, della solitudine, della depressione. Non si tratta, come verrebbe da pensare, di romanzi “ a tema”, anche se non sempre si può parlare di opere d'arte. Tuttavia in Francia come in Germania esiste una cultura di Letteratura Giovanile che ci riesce difficile concepire nel nostro Paese. Esistono concorsi e premi letterari che si ispirano agli stessi principi del “Goncourt” o del “Médicis”. Ci sono autori come Pennac e Ben Jelloum e tanti altri ancora che offrono a giovani e adolescenti prodotti validi e interessanti, come Jean Joubert (Les enfants de Noé) che abbiamo incontrato e a cui abbiamo alla fine posto la domanda che ci stava più a cuore: “Che cos'è la letteratura giovanile? Lui, Jean Joubert, docente di anglo americano all'Università di Montpellier, poeta (di buona qualità) e traduttore ci ha risposto che non esiste una differenza, un limite fra “letteratura” e “letteratura giovanile”. Non si scrive in modo più semplice, né meno elegante. Semplicemente si scrive con la vocazione di chi ama scrivere e con un pubblico ben preciso davanti: i giovani, gli adolescenti.
Aggiungo qualcosa che ho imparato in questi anni. Si scrive, credo, tenendo presente quello che si vorrebbe trovare in un libro. Così come nelle attività connesse a queste letture sono i ragazzi stessi a fornire gli spunti e le idee più belle, i testi migliori sono quelli in cui l'adolescenza è più pregnante nelle sue problematiche e nella sua diversità.


L'album

Insieme ai romanzi Odette Michel ci ha presentato un tipo di testo assolutamente sconosciuto dagli insegnanti italiani: l'album. Non si tratta di bandes dessinées, anche se la parte grafica rappresenta di fatto metà dell'opera. E non si può nemmeno parlare di disegno, ma anche, nei casi più felici, di vera e propria pittura. Nell'album abbiamo due autori: colui che scrive il testo e l'illustratore. Chi dei due segua l'altro è difficile da stabilire. Così come è difficile separare il testo dall'immagine. E' l'immagine che ci guida e che molto spesso, sotto forma di animale, diventa la metafora di situazioni drammaticamente reali e attuali. Sfugge alle mie capacità spiegare esattamente cos'è un album. Un album è da aprire, tenere sulle ginocchia, guardare attentamente, scoprire e capire. Chi dà retta al testo scritto e tralascia l'immagine deve tornare indietro perché ha perso qualcosa. Consiglio a chi ne avesse voglia di andare da Stoppani a Bologna e di farseli mostrare. “Sono per bambini di cinque anni” - ho pensato fra me e me la prima volta. La stessa cosa ha ripetuto una mia allieva che non era stata presente all'incontro con Odette dopo che le avevo consegnato un album, “La guerre”, su cui lavorare. Il commento, pertinente ed efficace è venuto da una compagna: “Non è vero, gli animali o i disegni sono un modo per trattare temi molto complessi” .Quest'alunna non è ancora avvezza al termine “metafora” ma ha detto la cosa giusta. “La guerre” parla di un piccolo sovrano che dopo aver combattuto tante battaglie si accorge che è costretto a inventarsi una nuova guerra, perché in pace si annoia e non sa cosa fare. Certamente non è un tema per bambini e i rapporti con la realtà si sprecano.


Le scelte

Il problema è altro: cosa può fare un insegnante di lingua straniera con un testo di letteratura giovanile? Cosa si prefigge? Come può farlo rientrare nella sua attività didattica?
Come sempre si fa nella programmazione è necessario avere ben in mente un target preciso. Quando ho cominciato a sperimentare, nell'a.s. 98/99, lavoravo con una quarta, una prima e una seconda.
Avevo scelto la quarta nei giorni successivi all'incontro di Montpellier nel maggio '98, decidendo con gli studenti in tempi moto brevi alcune letture : una di gruppo, altre individuali, da cui partire per il nostro lavoro.
All'inizio non ero del tutto convinta che la L.G. potesse sostituire i testi classici a cui siamo abituati e affezionati, ma - mi sono detta - perché non partire da un testo nuovo e più vicino alla sensibilità degli adolescenti per trattare della struttura del romanzo e delle sue dinamiche. I ragazzi in autonomia ( io mi sono limitata a proporre gli argomenti) hanno optato per “Tout contre Léo”, un romanzo che parla di un ragazzino il cui fratello muore di AIDS.
Il libro è piaciuto perché semplice, alla loro portata e di attualità. Abbiamo studiato l'intreccio, analizzato gli aspetti psicologici e sociali che la vicenda metteva in luce, e poi abbiamo evidenziato tutti gli aspetti : la focalizzazione, il ruolo del narratore, la dominante, lo stile ecc. che permettono di passare all'analisi del testo.

I primi risultati

I risultati sono stati positivi. La parte analitica propriamente detta è stata recepita con una certa facilità. Essendo un romanzo scritto alla prima persona, è stato semplice per gli alunni capire le dinamiche del monologo interiore e le sue implicazioni. Ha aiutato soprattutto la possibilità di proiettarsi nel protagonista, un ragazzino di un paese brettone che si trova al centro di una vicenda drammatica da cui la famiglia cerca di preservarlo.
I ragazzi erano contenti perché avevano fra le mani testi alla loro portata, ma di fatto io non avevo fatto nulla di particolarmente nuovo, didatticamente parlando, rispetto a quello che regolarmente facevo. Il cambiamento è avvenuto per caso. Un giorno sono entrata nella mia quarta con i due album che avevo portato da Montpellier :” Rachid, l'enfant de la télé” e “Chien Bleu.” I ragazzi li hanno visti, se ne sono impossessati, li hanno letti, guardati e hanno detto che li trovavano bellissimi e che volevano lavorare con quei testi. E' così che è nato tutto il lavoro su “Rachid”, che è diventato un C.D. ROM (tool book) con traduzione, hot word, link , vocabolario ed esercizi di scrittura creativa che sarà probabilmente disponibile in rete dal prossimo A.S.
Rachid è la storia di un ragazzino di origine marocchina figlio di emigranti, dotato, intelligente, ma che non riesce ad integrarsi nella società perché sta sempre attaccato alla tv. Il padre decide allora di portarlo in Marocco dal nonno con cui scoprirà le sue origini e che gli farà capire che il mondo, la natura, cioè la realtà presentano aspetti molto più affascinanti della finzione televisiva. Si tratta d'una ricerca d'identità ad opera di un ragazzino che rivela aspetti estremamente attuali e condivisi dalla nostra utenza. Con le classi alte abbiamo sviscerato gli aspetti psicologici e culturali, mentre con la classe seconda, a causa delle difficoltà linguistiche, si è lavorato sulla scelta delle immagini. Sul commento attraverso l'individuazione di parole-chiave. I risultati sono arrivati soprattutto attraverso la motivazione e l'entusiasmo che hanno animato le attività, finalmente un po' diverse da quelle proposte abitualmente nei curricoli.

La svolta


Il vero cambiamento è però avvenuto con la messa a punto di un intero modulo che prende l'avvio da un album di Jo Hoestland “La grande peur sous les étoiles”. Questo progetto è stato concepito a Berlino nel quadro di un corso Lingua azione B dalla sottoscritta, da un'insegnante francese e da una tedesca. La lettura di questo testo è dunque pure l'oggetto di uno scambio internazionale (lectures/images croisées) che si dà per scopo la lettura di una pagina di storia, quella della seconda guerra mondiale, della conoscenza di un evento, l'olocausto, visto attraverso gli occhi e le esperienze di adolescenti, per arrivare alla definizione delle barriere, psicologiche, razziali, sociali presenti negli individui e nella nostra società.
Il testo parla dell'amicizia fra due ragazzine di otto anni, Lidia e Hélène, che viene spezzata per sempre dai rastrellamenti nei confronti degli ebrei l'indomani dell'estensione alla Francia delle leggi razziali naziste. Nell'album i tedeschi non compaiono mai. Ma la loro presenza, così come l'ossessione per la persecuzione degli ebrei è costante nei due colori che animano il testo: il marrone(colore dell'uniforme tedesca) e il giallo (colore della stella di David cucita sugli abiti). “La grande peur sous les étoiles” è una grande metafora al di là dei luoghi comuni, e il racconto fatto alla prima persona da Hélène permette grandi giochi proiettivi e molte attività individuali connesse alla lettura che, scandita in una programmazione molto precisa e dettagliata, è segnata da tappe che corrispondono allo scambio di materiale fra gli studenti. A causa della partenza dell'insegnante francese, si è deciso di procedere con uno scambio bilaterale italo-tedesco che si è rivelato efficace. La lingua veicolare è stata il francese. Abbiamo cominciato con un associogramma “Jai peur”
sono emersi tutti gli elementi che caratterizzano il testo. Fra questi è emerso sia in Italia che in Germania “j'ai peur de la guerre”, e da lì siamo partiti. La lettura (pagine e immagini) è a puntate per lasciare un'idea di suspense e per dare la possibilità ai ragazzi di intervenire con azioni di scrittura creativa (immaginate cosa succederà).

L'uso in classe

Il testo è stato caricato con uno scanner su un dischetto e viene proiettato in aula audiovisivi. L'immagine è ben definita, e si può passare da una pagina all'altra con facilità. Ai ragazzi è stata presentata dall'insegnante di Storia una scheda sulla seconda guerra mondiale, mentre le dinamiche della Shoah sono state evocate da film: “Gli ultimi giorni” di S. Spielberg, “Au revoir les enfants” di L. Malle, “La vita è bella “ di Benigni e da romanzi di L.G in francese ( Es: Les enfants d'Izieu, La maison vide, Un sac de billes etc), da documenti : le leggi razziali in Germania e nei territori occupati dal 1933 al 1945 (lettura in L.O.)
Quando siamo giunti al momento dei rastrellamenti gli studenti italiani hanno intervistato i loro nonni, che all'epoca avevano l'età di Hélène e Lydia, di raccontare loro cos'era la guerra nella quotidianità, se avevano conosciuto i rastrellamenti, se ascoltavano radio Londra e soprattutto se avevano avuto paura. Il racconto di queste interviste, in Francese, è stato inviato agli studenti tedeschi.
Gli alunni hanno svolto le attività con entusiasmo e motivazione. Ciò che è piaciuto di più è stata la possibilità di “interpretare” il testo, di farlo diventare qualcosa che attiene anche alla loro esperienza diretta e personale. Hanno partecipato delle emozioni delle due ragazzine perché si sono accorti che le riflessioni esposte nel libro riproducevano il loro pensiero, le loro modalità di reazione.

Conclusioni

Dal punto di vista didattico credo che gli obiettivi siano stati centrati: hanno imparato espressioni e termini e li hanno riutilizzati in dialoghi e elaborazioni scritte; si sono impossessati di fatti storici, culturali e sociali che appartengono alla loro storia personale e li hanno legati ad altri apparentemente molto più distanti in senso diacronico, e alla fine hanno imparato a leggere e decodificare in un testo una pagina della realtà.
Dal mio punto di vista, però, il risultato forse più significativo è che questi ragazzi, uno dopo l'altro, sono venuti a chiedere libri nuovi da leggere dicendo spesso “ premetto che a me non piace leggere, però questo mi ha proprio interessato”.
E credo che il senso effettivamente sia tutto qui. La letteratura giovanile può educare alla lettura, insegna ad amarla. E non si apprezzerà mai la letteratura alta, quella di Flaubert, per intenderci, o di Camus o della Yourcenar, se prima non si diventa lettori e non si impara che i libri sono buoni compagni di vita.