Tre vite,  un amore

Il telefono continua a squillare, ma Patrick non ha nemmeno la forza di alzare la cornetta: sono giorni che non esce dallo studio, che non mangia, che non dorme. Pensieri ossessivi lo tormentano. Se non si fosse iscritto alla chat, se quel maledetto giorno non avesse proposto ad Alan di andare a Courmayeur, se... La sua mente proietta con crudele precisione i flash della loro storia.

Erano nello studio, lui davanti al computer, Alan gli era vicino, a pochi centimetri dallo schermo puntato sul fatidico messaggio. - Allora, Alan, ti decidi? Non ti sembra fantastica questa idea del convegno a Courmayeur? Conosceremo i nostri amici della chat, scieremo. Chissà quante ragazze! Non vorrai che ci vada da solo....- - No, però non ne ho una gran voglia. Sarà uno di quei convegni noiosi, dove non puoi mai fare quello che vuoi...- -Beh, io prenoto due posti sull'aereo, ti passerò a prendere, se verrai, bene, altrimenti... vedi questa lista di cose da fare? Penso che sarebbe ora di dare una ripulita allo studio, tanto per cominciare.... - Come sempre, hai vinto tu, verrò, ma tanto lo so che poi mi pentirò -.

Dopo una settimana, erano a Heatrow diretti a Torino, poi con un'auto a nolo arrivarono a Courmayeur. Nella hall dell'albergo c'erano tanti giovani, Alan notò subito Valentina, come gli confidò poi. E fu Valentina che incontrarono per prima, la mattina dopo, nella sala del convegno.
-Ciao, possiamo presentarci? Io sono Alan, e questo è Patrick, veniamo da Londra.
-Ciao, io sono Valentina. Allora, voi siete i fratelli...
-Sì proprio noi, i famosissimi Liam e Noel Gallagher. -E io sono Patsy - - Che coincidenza fortunata ... per me, aggiunse Alan quasi sottovoce. Subito si scambiarono impressioni sulla chat dei giovani artisti e su quella simpatica iniziativa. Da quel momento, Alan non sembrava più annoiato, anzi , partecipava con entusiasmo a tutte le attività e ed era sempre lui a proporre come riempire le ore libere. Valentina andava quasi sempre con loro, soprattutto a sciare.  

Andarono insieme anche al Dente del Gigante e a Chamonix.

Una sera in camera, Alan gli confidò: Valentina mi piace molto, tu cosa pensi di lei? E' carina, simpatica, mi sembra anche intelligente e molto preparata, sarebbe un'ottima collaboratrice per il nostro studio, vorrei sondarla un po' se mi lascerai solo con lei per un momento... -Lasciala perdere, anzi lascia perdere il lavoro, pensi solo a quello. Piuttosto, hai visto che occhi... -Ma ti sei proprio innamorato! Non sei capace di pensare ad altro? -Già, penso solo a lei, ma ho scoperto che non le piaccio. -Come fai a dirlo? Sei sempre il solito pessimista! -L'ho capito e ho capito anche che le piaci tu , quando ti guarda le si illuminano gli occhi e tu...non te ne sei neanche accorto.

Non può essere vero, si disse, non può essersi innamorata di me, siamo così diversi e poi mi sembra che stia molto più volentieri con Alan, boh! Alan non sembra troppo abbattuto, però. Certo lei è molto bella e, per piacermi, mi piace. Da quel momento Patrick incominciò a guardare Valentina con un'attenzione particolare e sempre più spesso i loro sguardi si incrociavano. Poi una sera, nel giardino della discoteca, Alan era uscito prima di loro, si ritrovarono soli, si guardarono negli occhi più a lungo e si baciarono.

Ma: -Ieri sera, ti ho visto con Valentina, dicevi che non ti eri accorto di niente, parlavi solo di lavoro e invece... Hai ragione, Alan, ma...è successo tutto così in fretta, non volevo. -Non aggiungere altro, torno a Londra, sarò io adesso a occuparmi del lavoro. -Alan, non fare lo scemo, mi sono lasciato trasportare, sai com'è, dopo quello che mi avevi  detto..., ma non volevo ferirti, rimani per favore, vedrai, tutto tornerà come prima. -No, è inutile e stupido cercare di nascondere quello che è successo, e poi ho visto come la guardavi e come ti guardava lei, l'avevo già capito, ricordi? Ancora una volta Alan era riuscito a leggere negli occhi di un altro. Patrick non riuscì a fargli cambiare idea, ma non si preoccupò, perché negli ultimi anni l'amico era diventato più forte. Pensò che avrebbe affrontato la delusione senza lasciarsi andare, ma forse pensava solo a lei.

Era a Milano, viveva con Valentina da quando il convegno era finito, il suo amore era ricambiato, era felice. Ogni tanto pensava al suo amico, un pensiero doloroso che si perdeva nei momenti intensi di quella vita così diversa. -Alan oggi non risponde, la solita segreteria, proverò domani, ma il domani era sempre Valentina.

Dopo settimane, quante erano passate?- Tom, sono Patrick. -Finalmente ti fai sentire, ti ho cercato dappertutto, ma dove sei? Sono a Milano, da un'amica. -Hai visto Alan di recente? Non riesco a trovarlo.- E' proprio per lui che ti cercavo. -Perché, cosa gli è successo? -Aveva ricominciato a bere, forte. Due sere fa, era ubriaco, ha avuto un incidente in macchina, è all'ospedale, è grave, vuole vederti. -Nooooo... vengo subito, prendo il primo volo!

Valentina: -Ti ho sentito molto agitato al telefono, è successo qualcosa di grave? -Alan . -Cosa ha fatto? -Sta male, devo partire immediatamente. -Vengo con te. No, potresti peggiorare tutto, Alan si era innamorato di te, te ne eri accorta, no? Non è stato per il lavoro che è partito all'improvviso, quando ci ha visto baciarci, è scappato a Londra. Pensavo riuscisse a superare da solo la delusione e invece.. -Ma che cosa è successo? -E' all'ospedale, devo andare. -Chiamami subito -Sì, sì, però se...spero di fare in tempo. -Sei sconvolto, ma non è colpa tua. -Invece sì, lasciami perdere. -E ci lasciamo così? -Non posso parlare con te adesso, devo pensare a lui, cerca di capire. -Io capisco, ma tu chiamami.

Ma non la chiamò. La corsa all'ospedale, Alan era già in coma. Non era riuscito a stargli vicino neanche negli ultimi momenti della sua vita. Che cosa gli avrebbe detto Alan? Non l'avrebbe mai saputo. Era disperato. Dopo il funerale si rifugiò nello studio, non voleva vedere nessuno. Dolore, rimorso, si sentiva svuotato, solo quei flash gli scorrevano nella mente. Dopo qualche giorno si ricordò che doveva telefonare a Valentina, ma non poteva farlo, stava troppo male. Una volta prese in mano il telefono, ma appena sentì la sua voce, riattaccò:  non sapeva che cosa dire. Da allora, però, si ritrovò a pensare sempre più spesso ai giorni trascorsi insieme a lei a Milano.

Erano passati tre mesi dal giorno della partenza di Patrick. Nei giorni seguenti non aveva chiamato. Aveva chiamato lei, senza avere risposta. Aveva poi saputo da Tom che Alan era morto.-Povero Alan, Patrick sarà distrutto per la perdita del suo miglior amico. Se almeno fossi con lui, potrei cercare di consolarlo. Ma non mi vuole, non mi ha neppure telefonato e io non so come fare per mettermi in contatto, Tom ha detto che non vuole vedere nessuno. Forse è tutta colpa mia, se non ci fossi stata io, non sarebbe successa nessuna tragedia, Alan è morto e Patrick è disperato. Ho paura, se penso a quello che mi ha detto prima di partire...E non posso fare niente, se andassi a cercarlo sarebbe peggio, solo aspettare... Era terribile vivere quel vuoto, c'erano solo i ricordi che le facevano sentire sempre di più la mancanza di lui. Ma non voleva rassegnarsi. Non c'erano state solo le parole dell'amore, era stato molto di più. Doveva fare qualcosa.

Era  in galleria davanti al computer, il monitor acceso. Vicino a lei Simona, la sua collega. -Valentina, dai, scuotiti, non stare sempre qui, davanti a questo schermo collegata alle tue mailng-list. Stai bloccando la rete con le tue ricerche. Che cosa ti aspetti? Se ne è andato, rassegnati!-

Valentina si alza, non vuole più ascoltarla.

- Ma, un momento, c'è qualcuno che vuole parlare con Patsy. - Spostati, presto, fammi vedere- Si siede,  gli occhi fissi sui caratteri venuti da lontano.  Gli farò una domanda, solo Patrick saprebbe rispondere... Sì è lui, l'ho ritrovato! E sorrise.

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