DELITTO    DI    CARNEVALE                                    

                                                       di    Angelica A. Montanari

                                                              (disegni di Luca Amendola)

 

                                                                                                      Firenze, febbraio 1464

Bartolomeo Benci scrutò nervosamente la piazza, la folla, Marietta. Dove diavolo si era cacciato quello scioperato di Lippo? Sempre a correr dietro alle sottane, neanche fosse un signore, poi, quando lo si cercava, era sempre introvabile! Mancavano solo pochi minuti all’inizio della giostra, e lo scudiero non si era ancora fatto vedere con il cavallo, la lancia e l’armatura. Bartolomeo aveva sempre avuto una pazienza speciale nei suoi riguardi, forse perché era cresciuto con lui, trattandolo più da fratello che da servo, ma questa volta meditava di fargliela pagare... Immerso nei suoi borbottii, impiegò qualche istante per accorgersi della vecchia Becchina, che accorreva urlando terrorizzata: "Aiuto, messere, alla stalla, alla stalla!".

Quando il padrone arrivò nella scuderia, era già troppo tardi: Lippo, steso sul pavimento con un forcone nel petto, non lo avrebbe più irritato con i suoi clamorosi ritardi, né divertito con quell’atteggiamento arrogante e burlone di chi è signore d’animo, ma è nato nella casta sociale sbagliata. Tuttavia Bartolomeo non pensò a questo, non pianse il giovane né la sua precoce, inaspettata morte. I suoi primi pensieri furono involontariamente rivolti al torneo mancato, alla fama che avrebbe voluto raggiungere davanti alla folla, ai Medici, magnifici signori della città, e soprattutto agli occhi di Marietta, la candida, irraggiungibile e crudele Marietta degli Strozzi, discendente di una famiglia antimedicea esiliata da Firenze. Ma poi, guardando i riccioli biondi arrossati di sangue e i vitrei occhi immobili che fino a poco prima erano stati così vitali, giostra e gloria apparvero a Bartolomeo solo spettri del suo egoismo, mentre cancellava il dolore promettendo a se stesso di trovare il colpevole.

In quell’istante sulla soglia comparve lo stalliere Antonio, fratello di Lippo, accompagnato dalla nutrice Becchina. "Ero in dispensa, con Antonio" disse la balia "ma quando sono scesa chiamando Lippo a viva voce, non ha risposto nessuno. Ho spalancato la porta della stalla e mi sono trovata davanti a una figura dal volto mascherato, avvolta in un tetro mantello nero. Vedendomi, la maschera diabolica si è precipitata fuori dalla porta del retro. Allora ho distinto sulla paglia il corpo insanguinato." Bartolomeo annuì, poco convinto dallo strano racconto della nutrice: Becchina era una megera maligna, sempre pronta a seminare insinuazioni velenose. Quando si aggirava per il quartiere scrutando i passanti con occhio cattivo, la gente cambiava strada, avendola in fama di strega; nessuno la avvicinava, tranne Antonio, che era sempre stato il suo prediletto. Questo legame si era a mano a mano rafforzato con gli anni; un sodalizio tra esclusi, dato che lo stesso Antonio, così sciocco e sgraziato, non aveva mai avuto amici: tanto il fratello Lippo era bello, disinvolto e persino troppo presuntuoso, tanto Antonio era timido e bruttino. Davanti alla storia della balia, Bartolomeo storse la bocca. Oltre a essere alquanto fantasioso, il racconto di Becchina forniva ben pochi indizi, perché nel periodo di carnevale, dopo la grande sfilata che precedeva la giostra, mezza Firenze era mascherata, e si vedevano in giro costumi di ogni tipo. Inoltre Becchina poteva aver mentito per coprire il suo amato Antonio: sembrava strano che l’assassino, sentendola chiamare, avesse tardato tanto a fuggire…

"Che cos’è questo?" chiese in quel momento Antonio, chino sul cadavere, porgendo al padrone un pezzetto di lana grigia ricamata in giallo "L'ho trovato sotto la paglia"

Un indizio, pensò Bartolomeo, un palmo di stoffa strappato dall’abito dell’ assassino! Nessuno tuttavia aveva notato quel brandello prima dello stalliere e tutti sapevano che tra i due fratelli non correva buon sangue; per di più, a testimoniare dell’innocenza di Antonio, non c’era che la parola della nutrice, una vecchia fattucchiera invisa a tutti. Troppo presto per trarre delle conclusioni, ragionò Bartolomeo e, infilatosi il panno ricamato nella lunga manica di gala, attraversò l’usciolo da cui, secondo Becchina, era fuggito l’assassino. La porta dava su un vicolo. Non c’erano finestre, salvo una piccola feritoia, chiusa da tempo immemorabile. Nessun testimone quindi poteva confermare o smentire il racconto della balia.

Ma prima di occuparsi di questo, c’era un pietoso dovere da compiere: Bartolomeo aveva deciso di portare personalmente la cattiva notizia alla promessa sposa di Lippo, che attendeva le sospirate nozze da anni, ormai derisa da tutto il quartiere per le molteplici e ben note scappatelle del fidanzato.

Trovò Bianca in casa con la sorella, nella stanzetta aperta sull’orto innevato.

"Non è possibile! Povero Lippo mio, proprio adesso che stavamo per sposarci!" reagì lei, piangendo disperatamente alla terribile notizia. La sorella Fiorenza comprese che doveva essere successo qualcosa di grave e le si fece accanto, abbracciandone il corpo minuto con le braccia grosse e vigorose.

"Lo amavo davvero" singhiozzava Bianca "La gente diceva che era un libertino senza scrupoli, ma io avevo perdonato i suoi tradimenti… mi aveva promesso che dopo il matrimonio si sarebbe comportato bene, da buon marito, il mio Lippo, e ora me l’hanno ucciso!" Bianca, debole e piangente, era impallidita: era sempre stata bella, pur nei suoi abiti modesti, e continuava a splendere anche nella disperazione, con gli occhi rossi, gonfi di pianto. Fiorenza la consolava a gesti, non potendo farlo a parole, essendo sordomuta dalla nascita. "Pensare che sono rimasta in casa tutta la mattina con mia sorella, mentre Lippo veniva ucciso! Chi può essere stato?"

Bartolomeo non lo sapeva, ma se ne andò ripromettendosi di scoprirlo presto. Mortificato da quel mesto incontro si diresse verso casa con animo triste, mentre tutto attorno a lui il popolo fiorentino festeggiava il carnevale con canti, danze e solenni bevute.

Il delitto era sicuramente avvenuto prima dell’inizio dei giochi, rifletté Bartolomeo, quindi durante la sfilata per le vie cittadine dei partecipanti alla giostra, con i loro donzelli e scudieri. Questi divertimenti carnascialeschi offrivano lo spunto ai cittadini di mostrare i travestimenti più seducenti, quindi chiunque si sarebbe potuto introdurre mascherato nella stalla, approfittando della disattenzione di tutti per commettere indisturbato il crimine. Ma chi aveva un movente per uccidere Lippo? Il fratello, da sempre invidioso di lui, oppure la malvagia nutrice, che non lo aveva mai visto di buon occhio? O addirittura la bella Bianca, esasperata dai tradimenti e dalla promessa, continuamente reiterata, di convolare a giuste nozze? Bianca però era con la sorella, che avrebbe potuto confermare il suo alibi… Dunque, se Becchina aveva detto il vero, sotto il mantello scuro e la maschera poteva nascondersi sia un maschio, sia una femmina. Nemmeno il frammento di lana provava molto: nella Firenze medicea, amante dell’eleganza e del lusso, gli uomini indossavano vesti non meno sgargianti e ricamate di quelle femminili.

Eliminato il sospetto su Bianca, Bartolomeo stava rientrando a casa attraverso piazza Santa Croce ancora addobbata per la giostra, ben deciso a interrogare nuovamente la nutrice e Antonio; ma proprio quando fu in vista della cappella Pazzi, si scontrò con Iacopo, amico di avventure di Lippo, che in occasione del carnevale sembrava ancora più ubriaco del solito.

"Oilà messere, come vi va?" esclamò con voce strascicata il paggio "Dove si è cacciato il vostro servitore? E’ da stamane che cerco quel briccone! Proprio prima del mezzodì ho visto donna Bianca, sempre più bella nell’ abito della festa, ma non sono riuscito a chiederle del suo promesso, tanto andava di fretta lungo il vicolo dei tessitori! "

Panno grigio, vicolo dei tessitori, Bianca: Bartolomeo radunò velocemente le idee e senza neppure rispondere tornò sui suoi passi. La ragazza aveva dunque mentito, non era con la sorella, ma si trovava fuori, proprio vicino al luogo del delitto e per di più andava di corsa…

Si precipitò nella casa col cuore in gola. Bianca era china al lavoro; sembrava così delicata e pura che al pensiero del compito che lo attendeva Bartolomeo provò paura di dover essere lui a strappare alla fanciulla quella maschera innocente e scoprire come la vera faccia della violenza possa occultarsi anche nei più giovani e nei più belli. Ma avrebbe mantenuto la promessa fatta all’amico morto, battendosi anche contro la bellezza e la falsa ingenuità, se fosse stato necessario…

"Bianca, dov’eri veramente stamattina? So che hai mentito, non eri affatto in casa, ti trovavi invece vicinissima al luogo del delitto! Ora posso rispondere alla tua domanda: entrambi conosciamo l’assassino!"

"No Bartolomeo, tu non sai niente. Sei proprio come Lippo, vi sentite imbattibili, forti e spavaldi, pensate di capire tutto, ma tante, troppe cose vi sfuggono. Sì, oggi non ero in casa, ma non ho ucciso io Lippo."

"Concludi questa recita, Bianca! Lo spettacolo è finito, confessa il tuo crimine. Guarda!" esclamò estraendo dalla manica il brandello di stoffa "Tempo fa vidi un vestito di questo colore appeso ad asciugare nel tuo orto: l’ho ricordato soltanto quando l'amico di Lippo mi ha riferito di averti incontrata per strada." Poi, senza aspettare risposta, Bartolomeo scostò con decisione la donna e salì la scala interna, verso la camera da letto. Non appena entrato, si diresse deciso verso la cassapanca, spalancandola violentemente. Il vestito doveva essere lì, pensava buttando all’aria le camicie di lino e le maniche di bisso che costituivano i capi più eleganti delle due modeste ragazze. Poco più sotto, ecco le mantelline, i grembiuli da lavoro, e delle gonne abbastanza corte da poter essere indossate nelle strade fangose della città. Niente, sospirò Bartolomeo deluso, finché in fondo alla cassa non intravide un lembo di stoffa grigia. La estrasse con un grido di soddisfazione, che però si spense subito: l’abito era esageratamente largo per il fisico minuto di Bianca. Fiorenza, invece, era di corporatura molto robusta…

Come aveva potuto non pensarci, si disse, battendo la mano sulla fronte: soltanto una sordomuta non sarebbe stata in grado di sentire gli urli della nutrice che chiamava Lippo. La grossa Fiorenza, legatissima a Bianca, Fiorenza che dipendeva in tutto e per tutto dalla sorella, e dopo le sue nozze si sarebbe ritrovata sola…

Bartolomeo chinò la testa, sopraffatto dall’amara verità. Fu quasi per caso che, sollevando lo sguardo, scorse nello specchio di rame appeso alla parete l’ondeggiare di una tenda. Subito dopo il coltello sibilò e lei gli fu addosso.

Troppo stupito per reagire, Bartolomeo arretrò verso la scala, ma Fiorenza lo assalì con tutta la sua forza, con lo stesso determinato furore che doveva averla animata nella stalla mentre si gettava col forcone sul povero Lippo.

Solo per miracolo Bartolomeo riuscì a scansarsi, mentre l’assassina, lanciata verso di lui con tutto il suo peso, precipitava dalla scala con la bocca spalancata nello stesso drammatico silenzio che aveva segnato tutta la sua vita.

 

"E’ morta?" chiese Marietta Strozzi. "Sul colpo. Voleva impedire a tutti i costi il matrimonio della sorella, così le ha ucciso il fidanzato, approfittando del carnevale per mascherarsi. Bianca lo sospettava e ha mentito per proteggerla, sostenendo di essere stata con lei. Poveretta, ora è sola al mondo…"

"Non lo resterà a lungo, bella e onesta com’è! Il mio palafreniere ha già chiesto di lei e non vede l’ora di corteggiarla."

"A proposito di corteggiamenti… " sussurrò Bartolomeo con aria furba.

"Ah, no, messere, non ricominciate con questo discorso! Sapete bene che le nostre famiglie non vanno punto d’accordo!"

"Però, almeno per un giorno, anziché sfidarsi in duelli sanguinosi, combatteranno una battaglia meno cruenta. Venite, oggi ha nevicato fitto, e la guerra può avere inizio. Non mancate che voi, ma temo che le vostre maniche damascate vi impacceranno non poco in questo genere di tenzone!" esclamò Bartolomeo ridendo. Poi, presa per mano la ragazza, la condusse alla finestra.

Sotto il palazzo degli Strozzi si era radunata una folla intera, e tutti, uomini, donne e bambini, agitavano una marea di fiaccole accese. "E’ un corteo in vostro onore, madonna. E quelle sono le armi che useremo per la battaglia!" disse Bartolomeo additando le palle di neve che le squadre avversarie stavano modellando.

"Ma Lippo? Gli eravate affezionato, eppure siete già pronto a scherzare…" esitò lei.

"Presto sarà Quaresima e i predicatori ci esorteranno alla penitenza, ma abbiamo ancora un po' di tempo per divertirci: a Lippo un simile funerale sarebbe piaciuto certamente!" esclamò Bartolomeo, dedicando in cuor suo la partita all'amico scomparso.