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Tacito, Annali 4.22

Nello stesso periodo (a) il pretore Plauzio Silvano, non si sa per quale motivo, butt˛ dalla finestra la moglie Apronia; portato dal suocero Lucio Apronio davanti a Cesare, diede risposte confuse, asserendo di stare dormendo e perci˛ di non sapere nulla e che secondo lui la moglie si era suicidata.
Testo latino
Traduzione
Per idem tempus Plautius Silvanus praetor incertis causis Aproniam coniugem in praeceps iecit, tractusque ad Caesarem ab L. Apronio socero turbata mente respondit, tamquam ipse somno gravis atque eo ignarus, et uxor sponte mortem sumpsisset.
Non cunctanter Tiberius pergit in domum, visit cubiculum, in quo reluctantis et impulsae vestigia cernebantur. Tiberio si rec˛ immediatamente a casa sua e ispezion˛ la stanza da letto, dove erano evidenti i segni di una colluttazione e del fatto che la donna era stata spinta.
Refert ad senatum, datisque iudicibus Urgulania Silvani avia pugionem nepoti misit. Quod perinde creditum quasi principis monitu ob amicitiam Augustae cum Urgulania.Fece una relazione (b) al senato: stabilito il rinvio a giudizio, Urgulania (c), la nonna di Silvano, mand˛ al nipote un pugnale (d). Si pens˛ che l'avesse fatto su suggerimento del principe, per via dell'amicizia che legava Livia ad Urgulania.
Reus frustra temptato ferro venas praebuit exolvendas. Mox Numantina, prior uxor eius, accusata iniecisse carminibus et veneficiis vaecordiam marito, insons iudicatur.L'imputato, dopo avere inutilmente tentato di uccidersi con il pugnale, si fece tagliare le vene (e). Successivamente Numantina, la sua prima moglie, fu accusata di aver fatto impazzire il marito con fatture e veleni, ma fu assolta.

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(a) Siamo nell'anno 24 d.C.
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(b) Il magistrato che presiedeva le sedute del Senato, in questo caso il princeps, aveva l'incarico di tenere una relazione in cui illustrava gli argomenti all'ordine del giorno.
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(c) Urgulania, amica di Livia, moglie di Augusto e madre di Tiberio, era una matrona dell'altissima nobiltà romana: sua figlia Plauzia Urgulanilla fu la prima moglie dell'imperatore Claudio.
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(d) È un evidente invito al suicidio, per lavare con il sangue il disonore arrecato alla famiglia.
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(e) Era una tecnica di suicidio frequentemente usata in età imperiale
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