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Caco il ladro (Virgilio, Eneide 8.184-305)

Riassunto

Enea, giunto a Pallanteo, il luogo dove sorgerà Roma, vi incontra una colonia di Arcadi, che sta celebrando una cerimonia sacra. Il vecchio Evandro racconta l'origine di quel rito.

Dopo avere compiuto una delle sue fatiche, quella di uccidere il mostro Gerione e di sottrargli la mandria di splendidi buoi, Ercole si era fermato nel Lazio. Nel luogo scelto per riposarsi e far riposare il bestiame si trovava la grotta in cui viveva il ladrone Caco, un mostro figlio di Vulcano, che eruttava fuoco dalla bocca.

Mentre Ercole dormiva, Caco aveva rubato quattro tori e quattro vacche dalla mandria e li aveva nascosti nella sua grotta. Per evitare che le impronte delle bestie segnalassero ad Ercole il nascondiglio del bestiame rubato e rivelassero l'autore del furto, Caco aveva trascinato gli animali nella grotta per la coda, in modo che le impronte dessero l'impressione di uscire dalla grotta anziché di dirigersi verso di essa.

Quando però Ercole si accingeva a partire con la mandria, una delle giovenche rubate aveva muggito dalla grotta, rivelando così la verità. Ercole era ritornato sui suoi passi per punire Caco: questi si era chiuso nella sua grotta, il cui ingresso era bloccato da un masso che neppure Ercole riusciva a smuovere. Infuriato, l'eroe aveva scoperchiato la grotta, sradicando la parte superiore del monte in cui essa era collocata e aveva ucciso il ladrone, liberando così la popolazione locale dalla presenza del mostro.

In memoria di quel fatto, Ercole aveva collocato un'ara, che Evandro e i suoi Arcadi chiamano Massima: presso di essa si celebra annualmente un rito, durante il quale i sacerdoti Salii cantano le imprese di Ercole.

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Last modified on 07/03/96.
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