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La figura del detective

Il detective assente

In tutti i racconti finora ricordati manca, come abbiamo già notato, la suspense che deriva dalla non conoscenza dell'autore del delitto. Nella letteratura antica non sembra esistere il romanzo-enigma e, di conseguenza, neppure la figura del detective. Anche se esistono tutti gli elementi della fabula del poliziesco, non ne esiste l'intreccio.

I motivi che determinano l'assenza della figura del detective sono probabilmente complessi. Se ne possono indicare almeno due.

Il detective potenziale

In alcune situazioni particolari, tuttavia, una figura analoga a quella del detective è rintracciabile nella produzione letteraria antica. Ricordiamo tre ambiti, che possono valere di esempio per eventuali ricerche future.

La tragedia

Già Aristotele riconosceva come uno dei meccanismi fondamentali dell'azione tragica il "riconoscimento".

Il riconoscere se qualcuno ha compiuto o meno una certa azione è esattamente il compito del detective, sia quando deve scoprire un colpevole sia quando deve dimostrare l'innocenza di chi è stato sospettato ingiustamente. È quanto accade nell'Edipo re, dove il detective suo malgrado, che è Edipo, scopre il colpevole dell'uccisione di Laio e scagiona da ogni sospetto Creonte e Tiresia che inizialmente, ingannato da una falsa pista, egli aveva ritenuto potessero essere, rispettivamente, esecutore e mandante dell'omicidio. L'Edipo re, come è già stato notato (13), contiene diversi elementi che lo possono candidare a una nomination per il "primo poliziesco della letteratura occidentale".

Naturalmente nell'Edipo re c'è ben di più di una detective story. Il fatto che il detective si scopra assassino è solo l'aspetto superficiale di una differenza molto più profonda fra tragedia greca e romanzo poliziesco. Nella prima è infatti in questione il rapporto dell'uomo con sé stesso e con il proprio destino, nel secondo soltanto il rapporto dell'uomo con gli altri: anzi dell'uomo giusto, per quanti limiti egli possa avere, con l'uomo malvagio. Dunque nel poliziesco si reincarna, in maniera avvincente ma tutto sommato scontata, la lotta fra bene e male e il trionfo del primo sul secondo. Nella tragedia greca c'è una consapevolezza, molto meno consolatoria anche se non disperante, della possibilità della sofferenza anche per il giusto, cioè della profonda tragicità dell'esistere.

Le esercitazioni retoriche

Alcune caratteristiche strutturali della detective story si possono cogliere nelle tracce di declamationes conservateci in Seneca il Vecchio e nello pseudo Quintiliano. Ricordiamo tre tracce, cui potremmo attribuire i titoli:

I testi di queste tracce si possono considerare tipici inizi di un poliziesco classico. Tutti presentano:

Ma chi è il detective? Anche qui la letteratura antica ignora questo personaggio. Ne conosce però un surrogato. L'oratore che compone la sua declamatio su questa traccia, ricoprendo la parte di difensore o di accusatore, deve riuscire a convincere la giuria: è il Perry Mason della situazione. Nonostante le somiglianze, emerge tuttavia ancora una significativa differenza fra mondo antico e mondo contemporaneo. Per il poliziesco moderno i mezzi per convincere la giuria o far confessare il colpevole sono prove o ragionamenti di stringente logica. Per l'antico oratore sono invece i mezzi, esclusivamente argomentativi e mai fattuali (14), della retorica. Il detective rimane dunque allo stato potenziale.

Le Etiopiche di Eliodoro

Forse l'unica eccezione alla prassi del narratore/lettore onnisciente è rappresentata nelle letterature classiche dai primi cinque libri delle Etiopiche di Eliodoro.

Il testo è strutturato in modo che il lettore è inizialmente all'oscuro di tutti gli antefatti della vicenda ed è costretto a seguire i personaggi non solo per sapere come la storia andrà a finire, ma anche per rendersi conto di come è incominciata. La curiosità iniziale, quella cioè di sapere per quale motivo la spiaggia egiziana da cui la vicenda prende le mosse è ricoperta di cadaveri, è soddisfatta soltanto alla fine del V libro. Il lettore è coinvolto in una suspense che deriva dalla necessità di prestare attenzione ai diversi elementi che via via sono forniti dal narratore, per giungere finalmente alla ricostruzione-spiegazione della scena iniziale (15). In questo caso il lettore si trova nella stessa condizione del detective che giunge sulla scena del delitto, vede la situazione ma non sa nulla di ciò che l'ha determinata; soltanto alla fine egli potrà rivedere quella stessa situazione, conoscendone le cause.

La suspense, tuttavia, è più nel meccanismo narrativo che nella stesura effettiva del racconto, che procede abbastanza lentamente, con digressioni, racconti nel racconto, lunghi discorsi retorici, come è nello statuto del genere. Possiamo, cioè, riscontrare nel cosiddetto "romanzo" greco qualche esempio di uso dei meccanismi costitutivi della suspense dello stesso tipo che caratterizza il racconto-enigma poliziesco; dobbiamo però anche prendere atto che tali meccanismi non mirano a produrre lo stesso effetto di tensione della suspense moderna.

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