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Poetica del "giallo"

Concetti teorici avvicinabili a quello moderno di suspense sono rintracciabili nella Poetica di Aristotele. Se ne era accorta, già sessant'anni fa, una coltissima autrice inglese di polizieschi, Dorothy Leigh Sayers (16).

La Poetica è una riflessione sulle tecniche che il poeta usa per ottenere determinati effetti. Una riflessione analoga sui meccanismi narrativi fondamentali del poliziesco è stata condotta da diversi autori di "gialli", che per lo più hanno codificato in un numero vatiabile di "regole" lo statuto del genere.

Il più celebre set di regole è certamente quello composto da S. S. Van Dine (17). Il confronto fra alcune osservazioni di Aristotele sugli elementi costitutivi della tragedia ed alcune delle regole di Van Dine mette in luce siginificative convergenze sui meccanismi narrativi che costituiscono l'impalcatura dei due generi letterari. Queste convergenze riguardano sia le caratteristiche estetiche e psicologiche dei due generi sia la vera e propria tecnica del racconto.

Le osservazioni aristoteliche, infatti, non si riferiscono soltanto alla forma drammatica, ma anche ad altri tipi di mimesi narrativa (dihghmatikh\ te/xnh o mi/mhsij); benché infatti Aritstotele prenda in considerazione esclusivamente la narrativa in versi e non quella in prosa (18), per la nostra sensibilità letteraria l'estensione alla narrativa in prosa dei suoi concetti è assai agevole, anzi si impone, se si considera il romanzo come la continuazione moderna dell'epos.

Aristotele, Poetica

S.S. Van Dine, Le venti regole

4.1-2
"Poi c'è il piacere che tutti sentono delle cose imitate.
2. Ed è prova di ciò quanto succede davanti alle opere: quelle cose che ci fanno soffrire quando le vediamo nella realtà, ci recano piacere se le osserviamo in immagini che siano il più possibile fedeli, come i disegni delle bestie più sordide o dei cadaveri. La ragione è anche questa, che è molto gradito non solo ai saggi imparare, ma ugualmente anche agli altri, solo che questi poco attendono all'imparare. Dunque si prova piacere nel vedere le immagini, perché succede che osservando s'impara, e si discute che cosa rappresenta ciascuna, e si conclude per esempio che questa figura è il tale."
7.
"Ci deve essere almeno un morto in un romanzo poliziesco e più il morto è morto meglio è. Nessun delitto minore dell'assassinio è sufficiente. Trecento pagine sono troppe per una colpa minore. Il dispendio di energie del lettore deve essere remunerato!"
15.
La soluzione del problema deve essere sempre evidente [...] Se il lettore, dopo avere raggiunto il capitolo finale e la spiegazione ripercorre il libro a ritroso, deve constatare che in un certo senso la soluzione stava davanti ai suoi occhi fin dall'inizio, che tutti gli indizi designavano il colpevole e che, se egli fosse stato acuto come il poliziotto avrebbe potuto risolvere il mistero da sé, senza leggere il libro sino alla fine. "
6.2
"Tragedia è opera imitativa di un'azione seria, completa, con una certa estensione; [...] adatta a suscitare pietà e paura, producendo di tali sentimenti la purificazione che i patimenti rappresentati comportano."
12.
"Ci deve essere un colpevole e uno soltanto, qualunque sia il numero dei delitti commessi. Il colpevole può avere naturalmente qualche complice o aiutante minore: ma l'intera responsabilità e l'intera indignazione del lettore devono gravare sopra un unico capro espiatorio."
6.7 s.
"[...] fra tutti gli elementi, la composizione dei fatti è capitale, perché la tragedia è imitazione non di uomini, ma di un'azione. Così pure, nella vita umana, la felicità come l'infelicità consiste nell'azione, e il fine della vita è azione, non qualità: gli uomini sono qualificati secondo i loro caratteri, ma sono felici oppure il contrario secondo le loro azioni. Quindi non svolgono l'azione scenica per riprodurre i caratteri, ma attraversto le azioni assumono i caratteri. Perciò i fatti e il racconto (ta\ pra/gmata kai\ o( mu=qoj)sono il fine della tragedia, e il fine è precisamente il punto capitale."
16.
"Un romanzo poliziesco non deve contenere desrizioni troppo diffuse, pezzi di bravura letteraria, analisi psicologiche troppo insistenti, presentazioni di "atmosfera": tutte cose che non hanno vitale importanza in un romanzo di indagine poliziesca. Esse rallentano l'azione, distraggono dallo scopo principale che è: porre un problema, analizzarlo, condurlo a una conclusione positiva. Si capisce che ci deve essere quel tanto di descrizione e di studio di carattere che è necessario per dar verosimiglianza alla narrazione."
8.3
"Ora, come avviene nelle altre arti mimetiche, che uno è il soggetto dell'unica mimesi, così bisogna che anche il racconto, poiché è mimesi d'azione, lo sia di un'unica azione e completa; e le successive parti della vicenda debbono tra loro collegarsi in modo che, togliendone una o cambiandola di posto, il tutto si sciupi e si sconnetta: perché, ciò che nulla significa quando c'è o non c'è, non è neppure un elemento del tutto."
3.
"Non ci deve essere una storia d'amore troppo interessante. Lo scopo è di condurre un criminale davanti alla giustizia, non due innamorati all'altare."
9.
"Ci deve essere nel romanzo un poliziotto, un solo "deduttore", un solo "deus ex machina". Mettere in scena tre, quattro o addirittura una banda di segugi per risolvere un problema significa non soltanto disperdere l'interesse, spezzare il filo della logica, ma anche attribuirsi un antipatico vantaggio sul lettore.
cfr. anche Regola 12.
9.6
"D'altra parte, non solo d'azione completa si fa la mimesi, ma deve essere anche mimesi di fatti terribili e compassionevoli: ma tali risultano specialmente, ed anzi ancora di più, quando nascono gli uni dagli altri contro ogni aspettativa; in tal modo conterranno del meraviglioso in maggior grado che se avvenissero spontaneamente e per un gioco della fortuna."
11.
"I servitori non devono essere, in genere, scelti come colpevoli: si prestano a soluzioni troppo facili. Il colpevole deve essere decisamente una persona di fiducia, uno di cui non si dovrebbe mai sospettare."
14.3
"[...] quando la sciagura si genera in una cerchia affiatata, ed è un fratello a fratello, o un figlio al padre, o madre al figlio, o figlio alla madre, che arreca o medita morte o sta per compiere analoga azione, queste sono le situazioni da scegliere"
19.
"I delitti nei romanzi polizieschi devono essere provocati da motivi puramente personali. Congiure internazionali e così via appartengono a un altro genere narrativo. Una storia poliziesca deve riflettere le esperienze quotidiane del lettore, costituendo una valvola di sicurezza delle sue stesse emozioni."
15.6
"Ed anche nei caratteri, come nella struttura della vicenda, bisogna sempre cercare o il necessario o il verosimile, di modo che risulti o necessario o verosimile che un determinato personaggio dica o faccia determinate cose, così come deve apparire necessario o verosimile che un fatto avvenga dopo un altro. È chiaro quindi che anche le soluzioni dei racconti debbono promanare dal racconto per sé stesso e non da una invenzione artificiosa [...]"
5.
"Il colpevole deve essere scoperto attraverso logiche deduzioni: non per caso, o coincidenza, o non motivata confessione. [...]"
8.
Il problema del delitto deve essere risolto con metodi strettamente naturalistici. Apprendere la verità per mezzo di scritture medianiche, sedute spiritiche, la lettura del pensiero, suggestioni e magie, è assolutamente proibito [...]"
18.
"Il delitto, in un romanzo poliziesco, non deve mai essere avvenuto per accidente: né deve scoprirsi che si tratta di suicidio [...]"
17
"[...] bisogna che il poeta, nel costruire i racconti e nel contribuire con la parola ad elaborarli, tenga assolutamente davanti agli occhi la scena: chi guarda in questo modo, quasi trovandosi in mezzo alla vicenda stessa, scorgerà in maniera nitida ciò che conviene, e non gli possono affatto sfuggire le contraddizioni. "
1.
"Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Tutti gli indizi e le tracce debbono essere chiaramente indicati e descritti."
24.9
" [...] bisogna preferire i fatti impossibili ma verosimili, piuttosto che quelli possibili che siano incredibili; e non comporre le trame con elementi illogici [...] anche un assurdo è ammissibile, se appare introdotto con raziocinio [...]"
17.
"Un delinquente di professione non deve mai essere preso come colpevole in un romanzo poliziesco. I delitti dei banditi riguardano la polizia, non gli scrittori e i brillanti investigatori dilettanti. Un delitto veramente affascinante non può essere commesso che da un personaggio molto pio o da una zitellona nota per le sue opere di beneficenza. "
Le traduzioni della Poetica sono da: Aristotele, Dell'arte poetica a cura di Carlo Gallavotti, Milano, Mondadori-Valla, 1974

Le coincidenze che si possono riscontrare fra le affermazioni di Aristotele e quelle di Van Dine sono rivelatrici del fatto che il meccanismo della suspense, come meccanismo tipico del raccontare, soggiace tanto alle composizioni letterariamente più impegnate e serie, come la tragedia greca, quanto a manifestazioni di letteratura di consumo. Possiamo perciò concludere formulando l'ipotesi che la suspense costituisca una delle componenti fondamentali della narrativa.

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