Il punto di vista

Nell'arco della narrazione la focalizzazione non è costante: infatti i punti di vista vi si alternano continuamente. La novella inizia annunciandoci che il protagonista, ancora non identificato, ha dato segni evidenti di squilibrio o quantomeno di alterazione del comportamento. In questa fase del racconto, la prospettiva, espressa prevalentemente attraverso il dialogo, è quella dei personaggi secondari: i medici, che parlano di febbre cerebrale, e i compagni di ufficio che avanzano svariate ipotesi: pazzia, encefalite, meningite. Già nella seconda sequenza però, emerge la voce del narratore (un personaggio ancora senza identità) il quale ipotizza che, "date le specialissime condizioni in cui quell'infelice viveva da tant'anni" il caso del Belluca "poteva anche essere naturalissimo" e il suo farnetiare, che a tutti pareva delirio, poteva essere la "spiegazione più semplice di quel naturalissimo caso". Nella quarta sequenza ancora un mutamento della prospettiva: il narratore si fa portavoce delle valutazioni dei colleghi sulla fisionomia umana e gli antefatti della vita di Belluca ("Circoscritto.. sì, chi l'aveva descritto così? Uno dei suoi compagni d'ufficio.") e il suo giudizio si confonde con il loro. Nella settima sequenza ("Chi venne...") ritorna il punto di vista del narratore (il personaggio-testimone che già aveva orientato il lettore attraverso i fatti): a lui Pirandello affida ora il compito di rivelare, e in modi diffusi ed espliciti, la verità, spiegando il "caso" capitato a Belluca. Nella nona sequenza il narratore, rivelatosi solo ora un vicino di casa di Belluca, riferisce quanto lo stesso Belluca gli ha detto durante l'incontro all'ospizio: in questa sequenza narrativa, attraverso l'uso dell'indiretto libero, il narratore riporta il punto di vista, coincidente col proprio, del protagonista; alla decima e ultima sequenza, i propositi di Belluca per il futuro. In questa continua variazione dei punti di vista, il lettore ha tuttavia la sensazione che prevalente e definitivo sia quello del personaggio-testimone, l'io narrante, che possiamo definire, per le sua caratteristiche, narratore allodiegetico.

Se il punto di vista varia all'interno del racconto, unitario appare il giudizio che percorre il testo in più passaggi (nella seconda, settime e nona sequenze) e di cui è segno indicatore il superlativo "naturalissimo, naturalissimamente". Tale giudizio, riferito alla voce narrante, rappresenta il giudizio dello stesso di Pirandello.

Bibliografia: L.Pirandello, Dalle novelle al teatro, a cura di P.Briganti, Mondadori, Milano, 1991, alle pagine 469-472