Luoghi e tempi

LUOGHI

Nella novella sono assenti precisazioni geografiche, anche se si può supporre che la vicenda si svolga nel Sud-Italia. Infatti per evidenziare il divario tra la condizione in cui vive e quella a cui aspira, Belluca cita alcune città del Nord, quali Firenze, Bologna, Torino e Venezia. Più che di luoghi è preferibile parlare di "ambienti", intesi allegoricamente: l'ufficio e la famiglia rappresentano gli obblighi e i doveri che opprimono la sua esistenza, l'ospedale, in cui si perde la propria consueta identità, il momento di transizione tra il vecchio e il nuovo stile di vita, la Siberia e le foreste del Congo, presenti solo nella fantasia del protagonista, la possibilità di evadere dalla realtà.

Analizzando i tempi della novella abbiamo constatato che il tempo della storia o fabula (della durata di tre giorni) non coincide col tempo del racconto, il cui ordine presenta alcune anacronie.

TEMPO DELLA STORIA

La vicenda si svolge nell' arco di tre giorni. La storia ha inizio in una notte in cui si verifica l'evento motore: Belluca sente il treno fischiare. Il giorno seguente il protagonista si reca, come di consueto, al lavoro, ma questa volta non è disposto a subire le angherie del capufficio. Ha inizio così la presunta pazzia. Quella stessa sera Belluca viene internato all'ospizio dove riceverà il giorno dopo le visite dei conoscenti e del vicino di casa, che ha il ruolo di voce- narrante.

TEMPO DEL RACCONTO

In "Il treno ha fischiato..." il tempo del racconto è strettamente connesso ad una struttura a regressione analettica. Queste inversioni temporali, che sciolgono dai rigidi binari della cronologia la trama del racconto, rispondono ad una concezione interiorizzata del tempo e ad una interpretazione soggettiva della realta', proprie di Pirandello. Il racconto inizia quando gli eventi principali che costituiscono la fabula sono ormai avvenuti. La narrazione ripercorre quindi tutta la vicenda mediante un'ampia analessi e un'inversione temporale che si manifesta al lettore come recupero regressivo dei fatti simile ad un processo investigativo guidato da un personaggio testimone allodiegetico. La scena iniziale introduce il ricovero di Belluca in ospedale ("Farneticava. Principio di...") e le supposizioni dei colleghi d'ufficio sulle cause della "pazzia"; in seguito si apre la prima regressione analettica ("Veramente il fatto...paraocchi") in cui alla retrospezione temporalmente definita ("La sera avanti...") si affianca una specie di excursus, una parentesi narrativa sulla vita e sulla personalità del protagonista. Dopo tale analessi iterativa in cui il narratore-testimone mostra la propria pietas e benevolenza nei confronti di Belluca, il racconto riprende ("Tanto più...niente") la prima retrospezione (che si potrebbe definire retrospezione base) arricchendola con una seconda, interna ad essa, grazie alla quale si copre l'arco di un'intera giornata ("Già s'era presentato la mattina...e tutto il giorno non aveva combinato niente. La sera..."). Segue una scena dialogata tra Belluca e il capufficio che si conclude con il ricovero all'ospedale dell'impiegato che aveva sentito fischiare il treno ("Lo avevano a viva...matti"): si torna in questo modo all'inzio del tempo del racconto ("Seguitava ancora..."). Da questo punto in poi il narratore-testimone si presenta anche come personaggio della vicenda e, mentre si avvia a far visita a Belluca, i suoi pensieri si offrono come spunto per una pausa narrativa in cui egli mette a confronto il"nuovo Belluca" ("E guardava tutti...inaudite") con quella da sempre conosciuto, protagonista di una vita "impossibile" ("Non avevo veduto...mai"). La parte finale del racconto ("Ebbene signori...fischiato") riporta il discorso sul "presente" della vicenda, il terzo giorno ("Quando andai a trovarlo all'ospizio..."), quando il narratore-testimone, dopo aver stilato una breve sintesi dei giorni precedenti ("due sere avanti", "il primo giorno aveva ecceduto") e delle "specialissime condizioni in cui quell'infelice viveva da tant'anni" (narrate nelle regressioni ), fornisce una spiegazione logica e razionale ("una coda naturalissima" ) alla presunta pazzia del collega ed amico.

Per evidenziare le anacronie del tempo del racconto ci serviremo di un grafico, in cui abbiamo diviso il testo in dieci sequenze.

Bibliografia: A.Marchese, L'officina del racconto, Mondadori, Milano, 1996, pagine 137-139.