La suspense

La novella "Il treno ha fischiato" suscita un particolare interesse sia per l'originalità del contenuto sia per la strategia narrativa che procede attraverso numerose analessi. Grazie a questa tecnica che informa per gradi il lettore sugli antefatti, l'autore, benché non abbia avuto la volontà consapevole di creare un racconto di suspense nel senso attuale del termine, tuttavia si è avvalso di elementi in grado di suscitare curiosità e attesa e quindi tensione e sospensione emotiva. L'enigma nasce dalla vicenda stessa di cui il lettore viene per gradi a conoscenza: l'anomalo comportamento di Belluca nel presente, la sua condotta esemplare in passato. La stessa interpretazione dei fatti, inizialmente a più voci, non chiarisce, anzi complica l'enigma. Infatti da un lato l'avvio della vicenda in medias res con le supposizioni dei colleghi sulla presunta pazzia di Belluca, dall'altro le anticipazioni del narratore-testimone che al contrario definisce "naturalissimo" il singolare comportamento del protagonista, stimolano una curiosità che nasce dal divario tra le ipotesi dei colleghi ignari e la verità a cui il narratore allude con alcune anticipazioni (indizi), ma che ancora non svela.

Un elemento basilare della suspense è l'introduzione di pause, desrittive o riflessive, che dilatano il tempo narrativo e rimandano lo scioglimento dell'enigma. Ne troviamo numerose nel corso della novella. La pausa descrittiva della vita di Belluca (terza sequenza) accentua l'inspiegabilità del caso e pone, per il lettore, la necessità di chiarirlo: Belluca, ritenuto un impiegato sottomesso e dedito eslusivamente alle proprie mansioni, è vittima di una improvvisa incomprensibile follia; e ad accentuarne la stravaganza è la ripetizione di formule come "inconcepibile veramente", "cosa veramente enorme", "cose inaudite" (due volte), "insolitamente".

Ancora: la pausa introspettiva che caratterizza la settima sequenza, ad esempio, non fornisce al lettore niente ancora di risolutivo. L'intenzione è quella di insistere sulla vita "impossibile" di Belluca, sul suo "specialissimo caso" e di contrapporvi la definizione "naturalissimo" proposta dalla voce narrante: in questo modo il lettore percepisce che la narrazione si avvia a un chiarimento ormai improrogabile. 

Altro elemento che acuisce la curiosità del lettore è la formula "il treno ha fischiato", presente fin dal titolo, che sembra inizialmente non aver niente a che fare con la vicenda. Questa formula, più volte ricorrente, assume un valore particolare: nella quinta sequenza è Belluca a citarla, rivelandoci l'evento occasionale che ha scatenato la sua anomala reazione. Il lettore percepisce che questo è un indizio che può avviarlo alla soluzione dell'enigma, tutto concettuale, anche se di per sé la notizia che un treno ha fischiato, senza una collocazione precisa in un contesto e senza che nulla trapeli del suo significato, fa sì che il lettore sia incapace di intuirne completamente il senso, svelato solo al termine della novella.

Nella parte conclusiva, ancora un rallentamento del ritmo narrativo a procrastinare lo scioglimento dell'enigma in un epilogo ormai annunciato ("ebbene signori"): l'uso ripetitivo e ridondante di formule quali "naturalissimo", "s'era dimenticato ma proprio dimenticato" (due volte), "signori", protraggono lo scioglimento al momento in cui le spiegazioni si fanno più diffuse e convincenti e il narratore (il personaggio-testimone), confondendo il suo punto di vista con quello di Belluca (discorso indiretto libero), si fa interprete del giudizio definitivo dello stesso Pirandello.

Questa novella, come altre di Pirandello, "e' imparentata al giallo" e l'autore sembra rivestirvi il ruolo "dell'inviato speciale" (G. De Benedetti. Il romanzo del Novecento, Mi, Garzanti, 1980, pag. 324)

La visione del mondo di Pirandello

Due categorie presiedono al racconto: quella del caso e quella della soggettività.

Il caso

La vita sembra essere dominata dal caso: perché è così disperata l'esistenza di Belluca? quali scelte gli si devono addebitare? perché il fischio di un imprecisato treno determina una svolta nella sua mente? E perché fra i tanti, quel fischio, di quel treno e in quella sera? E perché un fatto così banale assume tanta rilevanza? Le domande non hanno risposta.

La soggettività

Gli eventi hanno valenze simboliche e sono soggettivamente vissuti. Non valgono in sé, ma per la risonanza che determinano nell'individuo che li vive. E' così che un fatto casuale e banalissimo come il fischio di un treno assume il valore di un unico irripetibile evento, definito "un brivido"... "un cataclisma"... che "gli aveva squarciato e portato via d'un tratto la miseria" in cui viveva.

Belluca, oggetto passivo del destino, si riappropria del mondo, che gli rientra dentro: "tutto il mondo, dentro d'un tratto"; egli accetta infine il suo ruolo con nuova consapevolezza: questo lieto fine non modifica la realtà dell'esistenza di Belluca, ma ne modifica il suo modo di viverla e affrontarla.

Nel racconto possiamo cogliere due momenti:

I momento o dell'alienazione: Belluca, reificato (fatto oggetto), subisce passivamente gli ineluttabili casi del destino;

II momento o della reintegrazione: sopporta la vita che gli e' data reintegrandosi, se pure mentalmente, nel mondo; "s'era ritrovato a spaziare anelante nel vuoto arioso del mondo che gli si spalancava enorme tutt'intorno"