Il rumore della dinamo

Quel fruscio leggero che frena e sfrega con un ronzio la ruota. Era tanto che non andavamo più in bicicletta tra il lusco e il brusco. E' passata una macchina strombazzando, allora abbiamo ritrovato un antico gesto: chinarsi all'indietro con la mano destra brancolante e spingere il tasto, a distanza dai raggi, naturalmente. Lieti di far scattare il docile assenso della bottiglietta di latte che si inclina verso la ruota. Il sottile fascio di luce gialla del faro rende la notte tutta blu. Ma è la musica che conta. Sembra che ci sia sempre stato quel leggero frr, frr rassicurante, diventiamo la nostra centrale elettrica personale, a pedalate rotonde. Non è lo sfregamento del parafango spostato. No, l'aderenza gommata del pneumatico al tappo rigato della dinamo dà la sensazione di un benefico intorpidimento più che di un intralcio. Intorno la campagna si addormenta sotto la vibrazione regolare. Riaffiorano allora i mattini dell'infanzia, la strada della scuola con il ricordo delle dita gelate: Le sere estive quando andavamo a prendere il latte alla fattoria vicina, in contrappunto il traballare del recipiente di metallo con la catenella dondolante. Le albe di partenza per la pesca, con la casa addormentata alle spalle e le canne di bambù leggere che si urtano. La dinamo apre sempre la via di una libertà da assaporare nel quasi grigio, nel non del tutto viola. E' fatta per pedalare piano piano, calmi calmi, attenti allo snodarsi del meccanismo pneumatico. Con sottofondo di dinamo, ci si sposta sicuri, alla cadenza di un motore di vento che macina come se nulla fosse le strade della memoria.

                                                                 da: Philippe Delerm, "La prima sorsata di birra", Frassinelli, 1997