L'origine dell' ombrello ha carattere sacro e risale alla più remota antichità. Nel V secolo l'ombrello divenne in Grecia un accessorio della moda femminile: era un oggetto lussuoso, guarnito di frange e generalmente sorretto dagli schiavi. In seguito, la moda passò a  Roma, e qui le donne adottarono impugnature particolarmente preziose. Mentre in Oriente restò sempre di uso comune, in Occidente l'ombrello scomparve per lungo tempo e tornò in voga in Francia nel XV secolo. Ben presto la moda dilagò in tutta Europa, e l'ombrello divenne il complemento più raffinato dell'abbigliamento femminile. Divenne ingombrante e di manico lunghissimo nel Seicento, più piccolo e prezioso nel Settecento, con ornamenti di piume e nastri, d'ispirazione orientale. Nell'Ottocento fu talvolta così piccolo da rendere problematico un suo utile impiego. Una vera rivoluzione dell'ombrello si ebbe nella seconda metà del XIX secolo, con l'introduzione delle stecche d'acciaio. All'inizio del Novecento gli ombrelli femminili furono grandi e molto arcuati, ornati spesso di un bordo di nastro a pieghe o rifiniti in merletto. Si usarono manici di giada, d'onice, di cornalina, di porcellana, di cristallo. Per gli uomini c'erano ombrelli da pioggia più sobri, di colore scuro e, più rari, ombrelli da sole grigi.