Simona e Pasquino di Giovanni Boccaccio

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Il punto di vista

La narrazione di Boccaccio non conosce ancora l'arte della focalizzazione interna[1] o restrizione di campo, che si affermerà pienamente solo con la narrativa ottocentesca. Ma nelle novelle è egualmente ravvisabile qualche embrione di tale procedimento. In certi punti noi vediamo con il personaggio, cioè il punto di vista coincide con la sua percezione del reale, soggettiva e ristretta, soprattutto nei momenti di maggior tensione narrativa.

Nella finzione letteraria il ruolo del narratore è affidato ad Emilia, che, pur essendo esterna alla vicenda e onnisciente, lascia tuttavia trasparire il suo punto di vista in alcuni momenti della narrazione, come ad esempio nel passo: "O felici anime..". Nel racconto, pur toccando ai protagonisti la medesima sorte, quella di Simona è una presenza più significativa e drammatica in quanto al lutto, all'accusa e alla necessità della difesa si aggiunge la scelta obbligata del suicidio come unica prova di innocenza. Si tratta di un gesto che implica la consapevolezza della sua impotenza di fronte a un giudizio immotivato, frutto dell'accanimento dei personaggi che si mostrano in tutta la loro aggressività. Emilia (ovvero Boccaccio) partecipa al dramma di Simona sottolineandone l'innocenza e mettendo in cattive luce i personaggi maschili grossolani e impulsivi.

Questa scelta narrativa è congruente alle convinzioni del Boccaccio che non a caso dedica la sua opera alle donne, e che, erede di una tradizione culturale di derivazione cortese, privilegia la figura femminile dotata della capacità di amare, anche quando, come in questo caso, la inserisce in un contesto basso e popolare.

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Last modified on 24/05/96

Note

1. focalizzazione interna: si ha quando in una narrazione viene adottata la prospettiva di un dato personaggio

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