Simona e Pasquino di Giovanni Boccaccio

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I personaggi

[1]Oltre ai protagonisti, Simona e Pasquino, compaiono sulla scena gli amici di Pasquino, Puccino detto lo Stramba, l'Atticciato, il Malagevole, Guccio Imbratta, la compagna di Simona, detta la Lagina, e il giudice.

L'ambientazione della novella ha caratteri inconsueti, perché per la prima volta Boccaccio rappresenta il "proletariato" urbano (i due protagonisti sono lavoratori salariati, dell'arte della lana); inoltre, questi protagonisti "bassi", totalmente estranei al modello cortese, vivono tuttavia una storia tragica. E' questo il modo scelto dall'autore per dimostrare che la forza naturale dell'amore può agire in qualsiasi ambiente.

La novità è segnalata e giustificata nelle considerazioni che la narratrice, Emilia, premette al racconto, e cioè che "Amor volentieri le case de' nobili uomini abiti", ma "non rifiuta lo 'mperio di quelle de' poveri"; Boccaccio ammette che la qualità dell'amore di Simona e Pasquino non sia inferiore a quella dell'amore tra personaggi socialmente elevati: tuttavia anch'egli propone il loro esempio come insolito, sottintendendo tacitamente che la povertà impedisce quella piena disponibilità di ogni energia fisica e morale che è condizione necessaria della passione.

L'amore e il destino tragico sottraggono i due giovani, e soprattutto Simona che è il personaggio di maggior rilievo, alla loro condizione sociale, esaltandone la vitalità e i sentimenti e quindi "nobilitandoli"; Boccaccio mette così in atto uno dei principi più importanti della sua dottrina d'amore: l'eguaglianza degli esseri umani in ciò che è bisogno naturale

Questo principio egualitario nelle cose d'amore non modifica tuttavia la sua valutazione della gerarchia sociale: per il ceto a cui Simona e Pasquino appartengono Boccaccio non ha alcuna simpatia, e lo dimostra rappresentando i loro amici e compagni in modo da metterne in luce la rozzezza, la volgarità, la potenziale violenza.

La distinzione introdotta fra la giovane innamorata e la sua classe sociale si manifesta anche nel linguaggio della novella: manca quasi del tutto il discorso diretto, con cui Boccaccio è solito caratterizzare socialmente e culturalmente i personaggi e che impiega spesso per riprodurre realtà comiche e popolaresche. L'unica battuta di discorso diretto attribuita allo Stramba, vuole soprattutto sottolonearne l'impulsività incontrollata e la grossolanità.

Perché l'opposizione sia più evidente, alla storia d'amore di Simona e Pasquino, si contrappone l'amorazzo dello Stramba e della Lagina. L'inferiorità morale e sociale del gruppo è messa in risalto non da connotati fisici, praticamente assenti e d'altronde abbastanza inusuali nel Boccaccio, ma dai nomignoli, dai comportamenti, e dalle allusioni alla loro condizione che l'autore fa durante la narrazione (scardassieri o più vili uomini).

Il personaggio di Simona è introdotto con un generico accenno alla sua bellezza e leggiadria, in rapporto alla sua condizione di operaia, e con un più significativo cenno alla sua capacità d'amare (la capacità d'amare è il segno che distingue le donne "dilicate", per le quali l'autore dichiara di scrivere, dalle altre di cui non vale la pena di occuparsi).

Ma se Boccaccio attribuisce Simona una tale superiorità rispetto al suo ceto, perché ella non riesce a rendere la propria versione dei fatti in maniera comprensibile? Perché è costratta a ricorrere ad un gesto che le costerà la vita? "Inferiore socialmente e culturalmente all'interlocutore, non riesce a produrre il discorso formale che ci si attende da lei; in altre parole, il linguaggio fallisce nella sua funzione di sostituto simbolico dell'esperienza. Condotta sul luogo della disgrazia, Simona riproduce i gesti che non è capace di significare verbalmente, e muore come Pasquino: il Boccaccio ha colto in atto quello che oggi i linguisti chiamano codice ristretto, e ne ha fatto il motivo della morte della protagonista femminile, perché i limiti della comunicazione verbale di Simona sono la causa diretta della sua morte". (Bruni, 1990, pag.387)

Meno rilevato è il personaggio di Pasquino: di lui sappiamo solo il nome, il mestiere, e che doveva essere avvenente, se aveva risvegliato il desiderio di Simona. I due giovani, peraltro, si abbandonano alla passione non in modo animalesco e brutale, ma con grande naturalezza, discrezione e riserbo.

Nella novella in esame, come si è già detto, nessuno dei personaggi è descritto, e neppure parla in prima persona, ma tutti acquistano rilievo e connotati dalle loro azioni e dai loro stessi nomi, che, secondo un costume popolare sembrano riferirsi a caratteristiche fisiche o caratteriali (cfr. ad es. gli amici di Pasquino, lo Stramba, l 'Atticciato, il Malagevole).

Neppure il personaggio del giudice viene descritto fisicamente o parla in prima persona (escluso il momento in cui ingiunge di distruggere la pianta di salvia), ma è caratterizzato anch'egli dal suo modo di agire, che appare saggio e discreto.

Nella novella di Simona e Pasquino, poiché sarebbe fuorviante farli parlare nel loro linguaggio "basso", inadatto alla tragicità della vicenda, Boccaccio opta per il discorso indiretto, dando voce alla narratrice Emilia, interprete della vicenda dei due giovani.

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Note

1. Sono stati utilizzati liberamente inserti tratti da: Ceserani - De Federicis, Il materiale e l'immaginario, ed. rossa, vol. I, Loescher, Torino, 1995; Baldi, Giusso, Razetti, Zaccaria, Dal testo alla storia, dalla storia al testo, vol. I, Paravia, Torino, 1993

Last modified on 24/05/96

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