"IL PARTIGIANO D'ARTAGNAN"

Dopo aver letto alcuni capitoli del libro, abbiamo appreso che il partigiano viveva a Roma, dove partecipò alla difesa di Porta S. Paolo ; si trasferì a Persiceto dal nonno materno e decise di entrare a far parte della Resistenza. A settembre entrò in contatto con i partigiani anziani che, in poco tempo e con l'aiuto di molteplici giovani, riuscirono a formare una SAP o una GAP per ogni rione di case, che si tenevano in contatto grazie a staffette (il 90% di esse erano donne).
Il gappista spesso era un giovane che, utilizzando la pistola, compiva azioni di sabotaggio individualmente, dietro ordine del Comitato Liberazione Nazionale; procedevano anche all'eliminazione fisica dei torturatori della brigata nera.
Stessi compiti avevano le SAP, che però portavano a termine operazioni congiunte ed alcuni possedevano fucili ed altri anche mitra.
I giovani di via Permuta costituivano una SAP fin dall'autunno '43; Alberto Cotti e Scagliarini Mario presero contatti con un gruppo che li informò sulla necessità di eleggere un comandante, organizzare un gruppo armato e danneggiare in ogni modo i tedeschi.
Nel dicembre 1943 erano in 9; si riunirono al completo pochissime volte in casa di Cremonini. Un gruppo di partigiani fabbricava chiodi a quattro punte con mezzi di fortuna, che poi disseminavano sulle strade.
Una sera Cotti fu invitato a tenere un comizio ad alcuni giovani con lo scopo di convincerli ad aderire alla Resistenza andando a costruire fortificazioni sulla futura Linea Gotica; parlarono a lungo, ma poi non si fecero vedere mai più.
Un giorno si trovarono con l'intenzione di procurarsi delle armi: decisero di assaltare il servizio di polizia istituito dai tedeschi sulla linea del Brennero, composto da uomini armati di fucili con due caricatori a testa. A mezzanotte si trovarono in tre con una pistola Beretta, una rivoltella rotta e un bastone. Si divisero e in poco tempo disarmarono i "polizai"; il giorno dopo girava voce che una grossa formazione di ribelli, armati con mitra e bombe a mano aveva assalito i repubblichini.
In seguito riuscirono anche a rubare una mitragliatrice e un nastro di munizioni da un convoglio fermo sulla linea Veneta.

I partigiani di via Permuta furono anche incaricati di propagandare presso le mondine, invitandole allo sciopero per avere aumenti salariali; alla mattina, all'arrivo delle brigate nere, non si mossero, neanche dopo essere state minacciate con la decimazione e la fucilazione. Alla fine le mondine sconfissero l'oppressore.
Una mattina Serrazanetti Alessandro fu militarizzato ma, non essendosi presentato, risultò disperso. Per nasconderlo, lo accantonarono in un terreno della Partecipanza appartenente al nonno di Alberto Cotti, così il posto diventò anche un punto di ritrovo. Un giorno la sorella di Cotti gli fece sapere che le brigate nere lo cercavano per ricevere alcune delucidazioni; si presentò al comando, dove gli venne fatto un discorso sulla patria, l'onore di farne parte, la vittoria e gli chiesero se intendesse aderire. Rispose che sarebbe uscito cinque minuti per pensare e che poi sarebbe rientrato; ma non si fece più vedere. Così ora era ricercato anche lui. Per paura di rastrellamenti in Via Permuta, lui e Serrazanetti presero contatti con una fazione operante nella zona di Gambettola e decisero di trasferirsi là.

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