6        Organizzare le scuole nella rete

 

Molte scuole sono oggi in grado di trovare le soluzioni più opportune per il collegamento ad Internet, per realizzare una propria rete locale e per allestire un server d'istituto a supporto delle attività didattiche. Quello che gli enti locali e di governo della scuola possono fare, oltre a sostenere i singoli progetti, è indirizzare e coordinare le esperienze affinché queste diventino parte integrante di un sistema riconosciuto come la “rete delle scuole”.

In questo hanno ovviamente una importanza fondamentale le attività didattiche ed i contenuti che possono essere veicolati sulla rete, ma non vanno trascurati tutti gli strumenti che possono aiutare a migliorare la funzionalità tecnica e a dare una precisa identità alla rete delle scuole. Identità che sta poi alla base della possibilità di coordinare, organizzare, migliorare e diffondere le esperienze creando le condizioni per avere una visibilità sulla rete Internet.

Il mondo della scuola ha una propria precisa ed indiscussa specificità: è conosciuto e gode di credibilità ed autorevolezza all’esterno in quanto sono palesi le finalità, le competenze, l’organizzazione e la struttura. La stessa identità deve potersi affermare anche sulla rete telematica, non solo per essere meglio presentata ad un pubblico indifferenziato di “navigatori”, ma, soprattutto in questa fase, per offrire uno stimolo ed un punto di riferimento a tutte quelle scuole che stanno iniziando ad utilizzare la telematica per le proprie attività didattiche e si trovano isolate e disperse nel mare di Internet.

In questo ultimo capitolo prenderemo in esame gli strumenti ed i servizi che sarebbe opportuno realizzare e potenziare a supporto di una “rete delle scuole” focalizzando l’analisi sulla dimensione provinciale e regionale che è quella in cui le azioni possono risultare più efficaci e verificabili..

6.1      Gli indirizzi di rete delle scuole

Mentre già esistono numerosi portali, realizzati da privati, da progetti coordinati o dalla pubblica amministrazione che ospitano informazioni o siti scolastici, e spesso forniscono puntatori ad altre esperienze, il problema di realizzare un “dominio di indirizzi” comune per la scuola è stato fin qui sottovalutato. Questo sta portando ad una dispersione di informazioni ed esperienze che rende difficile avere e mantenere una visione globale di quello che sta accadendo, più o meno spontaneamente, nel mondo della scuola. Quello che si intende dire è che se tutti i siti scolastici, o che contengono informazioni sulla didattica, fossero raggiungibili, anche, con indirizzi del tipo “abcd.provincia.scuola.it” sarebbe estremamente semplice costruire portali e motori di ricerca oppure ricavare l’indirizzo Web di una scuola o l’indirizzo di posta elettronica di una biblioteca scolastica o di un insegnante.

Il problema in questo caso non è tecnico o economico, ma è prevalentemente organizzativo e politico. Le istituzioni scolastiche, sia a livello centrale che periferico, hanno fin qui sottovalutato, forse per scarsa comprensione, l’opportunità di costruire un sistema unitario di nomi che significa, praticamente, far “funzionare” meglio la rete.

Intendiamo quindi affrontare, in questo capitolo, le possibili soluzioni per fornire un supporto ai servizi di base realizzati nelle scuole e per rendere visibili le esperienze telematiche condotte nel mondo della scuola, partendo da una presentazione delle soluzioni che sono fornite dal DNS.

6.1.1       Il nomi dei calcolatori e dei servizi

In Internet tutti i calcolatori che ospitano servizi di rete (pagine WEB, news, posta elettronica, data base, etc) sono contraddistinti da un nome che deve essere unico sull’intera rete mondiale. Non possono esistere cioè due calcolatori con lo stesso nome, in quanto questo pregiudicherebbe la possibilità di instradare correttamente il traffico di rete verso i servizi ospitati sulle macchine.

Tecnicamente questo deriva dal fatto che ciò che individua in modo univoco un nodo di rete è un indirizzo numerico, l’indirizzo IP, che troviamo tipicamente nella forma di quattro numeri separati da un punto, esempio 192.167.160.10 (vedi cap. 3.3). L’indirizzo IP numerico è impiegato dai calcolatori e dagli apparati di rete (router) per instradare i pacchetti di dati sulla la rete Internet Ma utilizzare direttamente i numeri IP quali indirizzi dei servizi risulta oltremodo scomodo; quindi sono presenti nei software di rete meccanismi automatici che traducono i nomi che noi inseriamo in indirizzi numerici. Dovranno essere disponibili quindi tabelle di conversione che contengono l’associazione tra i nomi (mnemonici) dei calcolatori e i relativi numeri IP, in grado di associare ad esempio il nome www.regione.emilia-romagna.it con il numero 193.43.192.58

Storicamente, quando la rete Internet era composta da poche centinaia di macchine, la gestione dei nomi dei nodi era centralizzata ed i nomi venivano assegnati da un ente (tipicamente un istituto universitario) che provvedeva a mantenere aggiornata, e a far circolare, la tabella che associava i nomi ai numeri dei calcolatori collegati alla rete.

Con l’aumento della complessità di Internet, e l’impossibilità di avere una tabella degli indirizzi universale, è stato sviluppato un sistema piramidale chiamato DNS (Domain Name System) non più basato su una unico archivio centrale, ma su una gerarchia di tabelle, distribuite su differenti calcolatori, che vengono lette in cascata. I differenti livelli gerarchici sono indicati come “domini” e/o “sottodomini”. La parte destra di un indirizzo Internet indica il dominio di gerarchia più alta, o “di primo livello” (es.: .com , .net, .org, .it, .fr ). Proseguendo verso sinistra si scende la gerarchia incontrando i domini di secondo livello (es.: fiat.it, enel.it, bo.it, .cnr.it ); di terzo livello (es.: bo.cnr.it, vendite.fiat.it, scuole.bo.it ) e così via.

 

Quando scriviamo un indirizzo (ad esempio kidslink.bo.cnr.it ) per accedere ad un servizio Internet, il software di rete del nostro computer per prima cosa si rivolgerà ad un particolare calcolatore (un server DNS) per la traduzione del nome mnemonico in indirizzo IP numerico. L’indirizzo IP di un server DNS dovrà essere già noto al nostro sistema o perché fornito automaticamente dal provider all’atto del collegamento telefonico, oppure inserito manualmente durante la configurazione delle risorse di rete.

Il server DNS (vedi Fig. 6.1) prenderà in esame, da destra verso sinistra, l’indirizzo inserito per navigare attraverso la gerarchia delle tabelle ed ottenere il numero IP corrispondente:

§         inizierà interrogando il sistema “.it “ al fine di ottenere l’indirizzo del calcolatore di ordine inferiore ”cnr.it”

§         acquisita questa informazione sarà interrogato il calcolatore “cnr.it” per avere l’indirizzo di “bo.cnr.it”

§         infine sarà interrogato il calcolatore “bo.cnr.it” per sapere l’indirizzo IP di kidslink.

Terminata la ricerca il server DNS fornirà al nostro calcolatore l’indirizzo numerico corrispondente al nome da noi richiesto.

Solo quando che avrà ottenuto l’indirizzo IP numerico (in questo caso 192.167.160.10) il nostro calcolatore potrà eseguire l’applicazione richiesta. La risoluzione di un nome attraverso il DNS è effettuata tutte le volte che si fa riferimento ad un indirizzo Internet, ad esempio quando selezioniamo un link su una pagina WEB. Fortunatamente il sistema è estremamente efficiente e impiega, di solito, pochi decimi di secondo.

Come si può intuire dall’esempio i “punti” che compaiono nei nomi di una risorsa Internet (kidslink.bo.cnr.it) non hanno solo la funzione di migliorare la leggibilità del nome stesso, bensì separano i diversi livelli gerarchici che concorrono alla risoluzione dell’indirizzo, e corrispondono spesso a differenti calcolatori che ospitano le tabelle: questi sono server DNS. Vale la pena sottolineare che invece in un indirizzo IP numerico (192.167.165.1) i “punti” servono solo a migliorare la leggibilità del numero e non hanno alcuna attinenza diretta con il “dominio”.

Con questa struttura di “nomi a dominio” si colgono due importanti obbiettivi: innanzi tutto si possono organizzare i servizi secondo una logica esplicita e coerente, ed inoltre si può disporre di una struttura gerarchica con una gestione decentrata che permette ad ogni livello dell’organizzazione di realizzare i propri servizi in piena autonomia.

Va anche chiarito che un nodo della rete non deve necessariamente appartenere ad un unico dominio; è cioè possibile raggiungere lo stesso sito (o indirizzo di posta elettronica) utilizzando indirizzi mnemonici diversi. Questo permette una “riorganizzazione morbida” dello spazio dei nomi, ed una scuola potrebbe mantenere al contempo il nome assegnato dal provider da cui è ospitata ed avere anche un nuovo nome (e dominio) esplicitamente legato al mondo scolastico.

Fig, 6.1 - Esame di un server DNS per l'estrazione di un numero IP

6.1.2       Il “dominio ” nella rete delle scuole

Da quanto esposto può sembrare che la funzione del DNS, e dell’organizzazione dei nomi in dominio, sia una semplice soluzione tecnica al problema di assegnare un nome mnemonico, e univoco, ai calcolatori che popolano la rete Internet. In effetti, a regime, nella situazione consolidata di una impresa o di un ente che dispone di proprie connessioni fisiche, di numeri IP assegnati e di server permanentemente collegati alla rete, la gestione dei nomi delle macchine si trasforma, rapidamente, da problema organizzativo a problema tecnico.

La situazione è radicalmente diversa invece quando ci si confronta con le esperienze di rete nel mondo della scuola. Qui, a fianco di alcune realtà consolidate che dispongono dei mezzi economici e delle competenze tecniche per accedere alla rete nel migliore dei modi, esiste una maggioranza di situazioni che dispone di risorse e infrastrutture precarie e di informazioni tecniche approssimate. Il poter contare su una struttura DNS su cui registrare i propri servizi, spesso realizzati con software che non rappresentano lo stato dell’arte, fa la differenza tra il poter implementare servizi, come quelli descritti nel capitolo precedente, o il doversi accontentare di essere semplici navigatori della rete.

Infatti la possibilità di realizzare servizi di posta elettronica, di news, di bacheche elettroniche, di liste di discussione, di siti WEB etc, necessitano, a monte, di un “gestore di nomi di rete”, cioè di un server DNS, su cui registrare, in modo flessibile, gli indirizzi di rete della scuola.

Tutta l’esperienza del progetto KidsLink a Bologna è stata positivamente condizionata dalla possibilità di disporre di un server DNS (in questo caso quello del CNR di Bologna) su cui configurare servizi ed applicazioni che hanno permesso di realizzare più di 20 server scolastici con una completa funzionalità anche in scuole che disponevano di connessioni su semplice linea commutata.

Non va sottovalutata anche la possibilità di promuovere un processo spontaneo di coordinamento tecnico ed organizzativo che la presenza di un dominio dedicato alle scuole favorirebbe. Le centinaia di esperienze, nate spesso in modo spontaneo, per “mettere in rete la scuola” si troverebbero a disporre di una propria identità e visibilità. Infine l’appartenenza di un sito ad un dominio strutturato ad albero gerarchico, con la conseguente necessità di realizzare alcune semplici regole per essere iscritti nelle tabelle del DNS di un dominio scolastico, fornirebbe un utile meccanismo di sicurezza e di garanzia della autorevolezza delle informazioni. Oggi chiunque può aprire un sito presso un provider anonimo e fare riferimenti a tematiche scolastiche. L’appartenenza del sito al dominio delle scuole, comportando una richiesta formale da parte della scuola stessa, fornirebbe all’utente che consulta le informazioni, la certezza di accedere a siti originali ed attendibili.

6.1.3       Il dominio  delle scuole

Il dominio di primo livello .it è attivo dalla metà degli anni '80 ed è stato realizzato e gestito dal Consiglio Nazionale delle Ricerche fino alla istituzione, nell’anno 2000, della “Naming Autority“. Il numero di domini di secondo livello è cresciuto in modo esponenziale negli ultimi cinque anni. Se fino al 1990 il numero di domini di secondo livello era intorno al centinaio, a marzo del 2000 si è abbondantemente superato il mezzo milione di registrazioni. La repentina crescita ha colto impreparati gli organi politici competenti che non sono riusciti ad operare una razionalizzazione dell’assegnazione dei nomi che rendesse esplicita la natura dei servizi offerti. Altri paesi hanno reso vincolante l’adozione di domini di secondo livello che differenziano le tipologie dei siti: .com per i siti commerciali, .edu per i siti “educational” .gov per i siti governativi .org per le organizzazioni etc.

In Italia sono stati preservati i domini di secondo livello con nomi geografici (.bo.it, .emilia-romagna.it .emr.it ) e istituzionali in senso stretto (comune, provincia, regione), oltre alle sigle con meno di tre caratteri. Questa mancanza di domini specifici divisi per categorie ed attività, unita ad una spontanea tendenza ad ottenere nomi brevi, quindi facilmente memorizzabili, ha portato ad una rincorsa ad occupare domini di secondo livello con fenomeni di veri e propri accaparramenti.

 

Nonostante alcuni tentativi di sensibilizzare le autorità scolastiche al problema di acquisire a tempo debito domini pertinenti al mondo delle scuole, non si è riusciti a salvaguardare scuola.it e scuole.it che sono stati registrati alcuni anni fa rispettivamente da una casa editrice e da un privato. Il dominio edu.it è attualmente vincolato dalla “Naming Autority” ma questo vincolo è applicato allo scopo di impedire l’utilizzo di un nome che ha una chiara connotazione a livello internazionale, ma non costituisce una risorsa per la scuola. Infatti va considerando che a livello internazionale .edu comprende anche le università e gli enti di ricerca, che in Italia hanno adottato, da più di 15 anni, specifici dominii (unibo.it, unife.it unimo.it, bo.cnr.it, bo.infn.it etc).

In passato sono stati fatti alcuni tentativi per organizzare le scuole in un dominio definito, ma la scarsa sensibilità degli organi di governo della scuola a livello nazionale e la difficoltà a capire e mettere a fuoco il problema a livello locale ha, per ora, impedito di trovare una soluzione omogenea. Centinaia di scuole dispongono ovviamente di un indirizzo di rete (per il WEB e la posta elettronica) ma sono molto poche le esperienze di utilizzo di un DNS specifico.

Se prendiamo in esame gli indirizzi e-mail e/o WEB delle scuole della regione troviamo che esistono alcuni raggruppamenti che sottendono l’intenzione di enti locali e/o enti pubblici di dare una visibilità omogenea alle esperienze scolastiche. Infatti nella nostra regione troviamo, per esempio, numerose scuole con indirizzo:

 

racine.ra.it

kidslink.scuole.bo.it

provincia.parma.it/scuole/

odisseo.pc.it/scuole/

scuole.comune.carpi.mo.it

comune.bologna.it

comune.modena.it/scuole/

comune.fe.it

criad.unibo.it

comune.codigoro.fe.it/scuole/

 

Ma la maggioranza degli indirizzi dei siti scolastici risulta è assolutamente anonimo, o perché troppo specifico: (www.copernico.it) o perché nascosto nel dominio di un provider (www.space.tin.it/clubnet/mukgro/index.htm); e comunque si tratta, quasi sempre, di indirizzi di solo siti Internet e non di veri e propri domini.

I tentativi di realizzare un dominio delle scuole facilmente riconoscibile e in gestione al mondo scolastico sono sostanzialmente due: scuole.bo.it, curato dall’Istituto Tecnico Belluzzi di Bologna, in collaborazione con il Centro Servizi Amministrativi, ex Provveditorato agli studi di Bologna ed il progetto KidsLink, e scuole.pr.it realizzato da parte del LTT di Parma. Le scuole di Bologna che sono già registrate in scuole.bo.it sono attualmente 35 (come si può verificare sul sito www.scuole.bo.it), mentre non sono ancora disponibili informazioni su scuole.pr.it.

6.1.4       Sperimentare con scuolan.it  

Il dominio scuolan.it (reti locali delle scuole) è stato acquisito nel corso del progetto “scuola.net” per realizzare un prototipo che avesse una valenza regionale, grazie al quale poter effettuare sperimentazioni concrete dei server “ScuoLan” descritti nel capitolo 5. Infatti, quando non si dispone di connessioni permanenti ad Internet, (il 95% dei collegamenti scolastici) la realizzazione e la gestione interna di servizi, quali la posta elettronica, richiede a monte la presenza di un DNS opportunamente configurato.

Quindi il poter gestire in modo flessibile e dinamico un dominio (ed il relativo DNS) da parte del mondo scolastico è una condizione essenziale per realizzare e diffondere servizi di rete basati server ScuoLan interni alla scuola.

Un altro elemento per cui scuolan.it può fornire utili indicazioni, riguarda le problematiche relative all’amministrazione di un dominio. In Italia, come in altre parti del mondo, la gestione di un dominio è spesso diventato un fatto economico oppure ha assunto delle connotazioni pesantemente burocratiche che hanno impedito, anche agli enti pubblici, di utilizzarlo per quello che realmente è: uno strumento tecnico per semplificare la vita e per offrire una immagine coerente ai servizi della rete.

La scelta fatta per scuolan.it ricalca il modello organizzativo di Internet assunto dalle università e dagli enti di ricerca già dai primi anni '80. È un modello basato sulla suddivisione territoriale e/o funzionale con delega di gestione. In particolare si è deciso di suddividere il dominio su base provinciale: (bo.scuolan.it, mo.scuolan.it, re.scuolan.it, etc) affidandone la cura a istituti o enti pubblici che dichiarino di avere le risorse e le competenze per curare la successiva iscrizione delle sedi scolastiche presenti sul proprio territorio provinciale.

L’affidamento di un dominio di terzo livello (livello provinciale) avviene gratuitamente attraverso una semplice richiesta controfirmata (vedi appendice 7.4). Vengono chieste solo garanzie che tutte le altre sedi di quella provincia possano ottenere gratuitamente l’assegnazione di un dominio (o nome) di quarto livello.

In questa fase sperimentale le attività di gestione del dominio sono basate su impegni volontari. Andando verso una ufficializzazione di una struttura di questo tipo sarebbe opportuno riconoscere un contributo per le sedi che si prendono in carico la gestione dei livelli provinciali, contributo soprattutto teso ad assicurare la disponibilità di collegamenti veloci e il lavoro di amministrazione del server DNS. Dal punto di vista tecnico un server DNS, a regime, richiede poco impegno, quantificabile in circa un’ora di lavoro al mese, nella fase di attivazione e di inserimento delle nuove sedi è necessario invece un supporto maggiore dovuto soprattutto alle relazioni con le sedi periferiche.

Possono essere fatte scelte diverse per quello che riguarda la localizzazione dei server DNS (istituti tecnici e/o professionali, enti locali, organi di governo della scuola, consorzi). La cosa più importante a nostro avviso è che non vengano creati innaturali ostacoli burocratici per la successiva assegnazione di un nome o di un dominio. La semplice lettera di richiesta firmata dal preside ci pare fornire sufficienti garanzie al buon funzionamento del sistema.

Ovviamente una struttura a dominio basata sul solo livello provinciale non risolve il caso delle omonimie nei nomi delle sedi. Scorrendo rapidamente l’elenco delle sedi scolastiche della regione si trovano almeno 6 Don Milani (MO), 6 Pascoli (RA), 5 Collodi (MO), 3 Garibaldi, Marconi, Giovanni XXIII (BO) e così via. Ma per affrontare questi casi, che sono alla fine poche decine, è meglio ricorrere a soluzioni “ad hoc” ed un pò di fantasia, piuttosto che appesantire il tutto con una struttura che rischia di diventare barocca ed inutilizzabile. Nulla vieta di strutturare il livello provinciale in domini di quarto livello comunali, soprattutto per i comuni maggiori dove sono presenti alcune decine di sedi scolastiche. È da evitare invece la costruzione di una struttura estremamente articolata a livello periferico dove alla fine i domini indirizzano solo 2-3 scuole.

Il livello provinciale ci sembra fin qui sufficientemente flessibile, anche considerando che in futuro potrebbero voler essere le scuole (le circa 750 entità amministrative) a voler prendere in carico la gestione del dominio delle proprie singole sedi (2300 sedi geografiche), e questo ridurrebbe notevolmente il rischio di omonimie. In questa ipotesi la sede “Fratelli Cervi” della scuola “Mondaino” di Rimini potrebbe avere un nome del tipo:

 

cervi.mondaino.rn.scuolan.it

 

Il dominio scuolan.it è quindi un dominio sperimentale su cui andare a valutare concretamente i problemi che possono nascere nella realizzazione di un unico sistema di “naming” per le scuole a livello regionale, e che potrebbe essere riproposto anche a livello nazionale. Va affiancato, ed integrato, con le esperienze già esistenti a livello locale, secondo il principio proprio della delega di dominio. Ad esempio il dominio di terzo livello bo.scuolan.it, è stato delegato all’ITIS Belluzzi che già gestisce scuole.bo.it che ha provveduto ad utilizzare la stessa tabella fisica per i due domini. Gli indirizzi delle scuole sono quindi perfettamente equivalenti e l’utente “Lucio Rossi” della la scuola guidoreni può essere raggiunto indifferentemente come:

l.rossi@guidoreni.scuole.bo.it

l.rossi@guidoreni.bo.scuolan.it.

 

La disponibilità di un DNS provinciale può anche permettere di realizzare un indirizzario di posta elettronica svincolato dalla singola scuola, per rendere facilmente raggiungibili gli insegnanti indipendentemente dalle sedi in cui prestano servizio. Si potrebbe ad esempio realizzare una tabella di “alias” in cui l’insegnante “Carlo Bianchi” che opera nella provincia di Modena avesse come indirizzo :

 

c.bianchi@mo.scuolan.it

 

Quindi man mano che si andranno a realizzare e a popolare di informazioni i domini provinciali si creerà una struttura che descriverà le risorse, i servizi attivi ed il personale della scuola.

 

Il dominio scuolan.it è un dominio sperimentale e di lavoro e non ha, alla base, alcuna ufficialità istituzionale. Se, come auspichiamo, l’autorità scolastica regionale (o nazionale) sceglierà di farsi carico di una struttura di naming funzionalmente ed organizzativamente equivalente, il dominio scuolan.it potrà essere formalmente ceduto, o ritirato per evitare inutili duplicazioni. Ma anche in questo secondo caso i dati acquisiti, cioè i file dei DNS provinciali, potranno essere resi immediatamente visibili come parte della nuova struttura.

6.2      Siti  e portali per le scuole

Sono numerosi i siti e i portali dedicati al mondo della scuola nella nostra regione: centinaia i siti Web realizzati dalle singole scuole per offrire informazioni e presentare attività didattiche, ed alcune decine i portali prodotti dagli enti locali e di governo che tendono a dare una visione organizzata dell’insieme dell’istituzione scolastica. A questi vanno ad aggiungersi alcuni siti promossi da differenti organizzazioni, nati per supportare specifici progetti.

I siti e i portali offrono notizie relative alle scuole e alle proposte didattiche; ospitano i lavori prodotti dai ragazzi e diffondono informazioni sull’organizzazione scolastica e del personale, sulle normative e sui progetti locali ed internazionali. Sono potenzialmente trattati tutti gli aspetti della scuola e delle attività didattiche, anche se in pratica i siti risultano ancora fortemente carenti in quanto a ricchezza, completezza ed omogeneità delle informazioni.

Siamo ancora in una fase che potremmo definire di “realizzazione di prototipi di sistemi informativi” che si andranno ad affinare col tempo attraverso l’iterazione con l’utenza e l’integrazione con altri siti che contengono analoghe informazioni. Sarà un processo che richiede tempi lunghi, tempi che possono essere ridotti solo stimolando un confronto sulle finalità e sugli gli scopi che le differenti istituzioni vogliono dare ai loro strumenti informativi.

Non ci stiamo ovviamente riferendo ai siti delle singole scuole, dove è bene che sia data piena libertà e risalto alla sperimentazioni sui linguaggi, stili e contenuti. Potrebbe essere richiesta, al più, la presenza di alcune “pagine istituzionali” omogenee sui dati “anagrafici” della scuola (indirizzi, sedi, specializzazioni, numero di aule, di ragazzi, docenti, situazione dei laboratori, etc). Quei dati, cioè, che vengono puntualmente richiesti alla scuola dalla utenza e che considera normale trovare su un sito WEB.

La carenza maggiore che si osserva invece nei così detti, portali istituzionali, è la prevalenza di un “modello vetrina” che, sotto una veste grafica, a volte molto evoluta, rischia di offrire contenuti lacunosi, poco aggiornati se non addirittura obsoleti. Questo è un problema che riguarda molti settori della pubblica amministrazione, soprattutto dove il sito è vissuto come un qualcosa di “esterno”, una vetrina appunto da mostrare su Internet, e non concepito, fin da subito, anche come uno strumento di lavoro quotidiano, utilizzato anche dal personale dell’ente.

Sarebbe opportuno che tutti i dati, le informazioni ed i documenti su cui esiste anche un interesse pubblico fossero resi disponibili, sulla “parte pubblica”, di un unico sistema informativo dell’ente, sistema informativo utilizzato, e quindi gestito, direttamente dal personale interno, Questo permetterebbe di avere un giudizio immediato sulla funzionalità e fruibilità del sito evitandone l’obsolescenza. Già alcuni portali scolastici si stanno muovendo in questa direzione, e lo si può cogliere dalla ricchezza di informazioni presenti, e dal conseguente intenso utilizzo che ne viene fatto.

Un altro problema riguarda la forte ridondanza e duplicazione delle informazioni che sono presenti nei diversi siti. La duplicazione fisica dei dati non è certamente un problema in sé, ma può diventarlo se non si dispone di una struttura che provveda ad un puntuale aggiornamento, in quanto si rischia di offrire informazioni discordanti e contraddittorie. La vera potenza del Web non è tanto nei suoi, pur interessanti, aspetti multimediali, ma nella possibilità di offrire una visione ed un accesso unitario alle informazioni delegandone la gestione concreta, e quindi l’aggiornamento, a chi ha in carico gli specifici dati. Si può quindi mantenere un unico “file fisico” e tanti puntatori all’originale. Stabilire chi ha in carico un dato, o un’informazione, significa a volte entrare nel vivo di conflitti di competenze tra gli enti che si occupano della scuola: Sovrintendenza, Regione, Province, Centri di Servizi Amministrativi (ex Provveditorati), Comuni, enti etc, che richiede una soluzione politica. Molto probabilmente, data anche le disparità di risorse e di interesse nello sviluppo di sistemi informativi dei singoli enti, si dovrà procedere per gradi ed approssimazioni successive, avendo però ben chiaro l’obbiettivo finale di ricostruire sulla rete dei portali la sottostante rete delle competenze politiche ed organizzative. Pur in presenza di questi problemi, fortemente legati alla novità degli strumenti, la regione risulta particolarmente ricca di iniziative e di esperienze come si può vedere nella appendice A in cui è fornita una lista, sicuramente incompleta, dei siti dedicati alle scuole.

Infine vi sono i portali nati su specifici progetti e attorno ai quali hanno lavorato e lavorano comunità di insegnanti che provvedono a riportare i contenuti della loro esperienza didattica e delle attività svolte con i ragazzi. Si tratta, in molte occasioni, di siti sostenuti in qualche forma da università, enti pubblici, associazioni culturali o provider, che hanno spesso anticipato la realizzazione dei portali istituzionali e che sono stati particolarmente utili nella promozione di attività telematiche nelle scuole (KidsLink nato nel 1992 ne è un esempio). Ciò che caratterizza questi siti è la loro struttura spesso informale che favorisce l’incontro delle persone e la sperimentazione di strumenti e linguaggi. Funzionano come associazioni culturali virtuali e/o reali e possono risultare estremamente efficaci per diffondere cultura e promuovere progetti.

Realizzare pagine WEB, gestire un sito, organizzare e condurre progetti sulla rete può risultare una esperienza divertente e gratificante, soprattutto se svolta in un ambiente informale e con finalità associative. Il server ed il portale sono parte integrante dell’identità di un gruppo o di una comunità virtuale di insegnanti. La presenza di “portali di associazione” sul territorio potrebbe fare moltissimo per la diffusione della cultura delle competenze e delle esperienze informatiche tra gli insegnanti, i genitori, i ragazzi.

Ma come le associazioni culturali, che sono esperienze uniche che crescono e si sviluppano in condizioni particolari, anche queste forme di aggregazione non possono essere facilmente riprodotte. Quello che si può fare in questo caso è semplicemente prestare attenzione e favorirne la costituzione là dove sembrano maturare le condizioni. Favorirne la nascita offrendo spazi fisici, server, collegamenti a Internet, presso biblioteche, “case delle associazioni”, cooperative e circoli culturali e cercando al contempo di realizzare “canali semplificati” per l’accesso ai progetti nazionali ed europei, canali al riparo dagli estenuanti aggravi burocratici e feed-back operativi che caratterizzano gran parte dei progetti telematici coordinati per la scuola.

6.3      La formazione tecnica

È forse la prima volta nella nostra storia in cui il meccanismo della formazione è messo in crisi in maniera così eclatante dalla rapidità del progresso tecnologico. Se in passato la scuola e l’università avevano il tempo di formare in modo adeguato le nuove generazioni di formatori, che a partire da quelle basi avrebbero poi saputo mantenersi naturalmente al passo con il cambiamento, oggi questo non è più garantito. Sono più di 20 anni che l’università sperimenta ed utilizza Internet. Da molto meno le reti e la telematica sono diventate materia di insegnamento rivolta ad una formazione decisamente specialistica.

In cinque anni Internet è diventato un fenomeno sociale di massa, entrando nelle nostre case, riorganizzando le aziende ed il commercio. Gli insegnanti, i tecnici della scuola, così come i politici, gli amministratori locali, i gestori di impresa, si sono trovati di fronte ad un fenomeno non solo da comprendere e da utilizzare nel proprio mestiere ma anche da spiegare ed insegnare Questo senza disporre di competenze maggiori di quelle dei ragazzi a cui si rivolgono.

La scuola ha cercato di tenere il passo, di promuovere incontri e corsi di aggiornamento, ma per una generazione di insegnanti la formazione concreta alle nuove tecnologie informatiche, multimediali, telematiche è stata indotta e svolta dai figli più che dall’istituzione.

E nonostante le “rivoluzioni” dell’informatica e della telematica, che hanno avuto negli ultimi 20 anni un forte impatto anche sul mondo della scuola, non possiamo credere di avere di fronte prodotti e servizi che hanno raggiunto la maturità e che non cambieranno di molto nel prossimo futuro. I ritmi del cambiamento si sono accelerati e nulla lascia pensare ad un possibile rallentamento. Ci si trova di fronte quindi ad un doppio compito: da una parte fornire una adeguata conoscenza di base agli insegnanti che operano nella scuola, e che oggi non si trovano ancora a proprio agio con i nuovi strumenti telematici, e dall’altra, aggiornare costantemente anche chi oggi possiede buone conoscenze affinché non si trovi impreparato domani.

La formazione è quindi un elemento essenziale per lo sviluppo della telematica nella scuola, formazione di base che coinvolga l’insieme del corpo docente, ma anche formazione specialistica indirizzata ad alcune figure di riferimento che dovrebbero essere individuate all’interno della scuola, proprio per offrire supporto ai colleghi su alcuni aspetti tecnici di base e diventare promotori ed animatori di attività telematiche coordinate.

Non si può inoltre trascurare il problema della gestione quotidiana delle apparecchiature informatiche, della necessità di analizzare le esigenze e di pianificare gli sviluppi futuri. Nella scuola, così come nelle aziende e negli enti pubblici, si stanno confrontando due possibili soluzioni a questo problema: il potenziamento dei servizi interni, oppure l’affidamento della gestione a società esterne (outsourcing).

La figura 6.2 mostra quali sono le scelte compiute dalle scuole per la gestione dei servizi informatici e telematici, e la relativa efficacia, secondo i dati emersi dell’inchiesta nel maggio del 2001. La figura rappresenta, attraverso colonne, il numero delle scuole che per la gestione si avvalgono di competenze interne quali insegnanti o tecnici di laboratorio, oppure hanno formato un “consorzio”, oppure si affidano direttamente a ditte esterne; la linea rappresenta il valore medio del Peso dell’Infrastruttura Telematica (PIT) delle sedi che compongono il campione (per maggiori dettagli vedi libro “Il computer sul banco 2001”).


 


Fig. 6.2 – Soggetti che curano la gestione delle strutture informatiche e telematiche nella scuola

 

Questi dati si possono interpretare in differenti modi, come il fatto che le ditte esterne offrono un servizio peggiore di quanto può fare un insegnante o tecnico della scuola, oppure che sono le scuole più deboli e senza risorse proprie che si rivolgono all’esterno. Ma in entrambi i casi l’intervento esterno non riesce ad essere più innovativo di quanto riesce ad esserlo un insegnante o un tecnico della scuola che meglio ne conosce le problematiche.

Se risulta necessario rivolgersi ad aziende specializzate per interventi mirati, ben definiti e quantificabili, va ricordato che più del 90% dei problemi che coinvolgono quotidianamente le apparecchiature elettroniche possono essere tempestivamente risolti da personale interno dotato con un minimo di preparazione.

La figura di riferimento per l’informatica e la telematica della scuola può anche svolgere una importantissima attività di formazione tecnica, organizzata o informale, rivolta ai colleghi, e mantenere i rapporti con le aziende che offrono beni e servizi. A supporto di queste attività vanno previsti incontri e corsi periodici di formazione per affrontare le problematiche comuni al mondo della scuola e rimanere aggiornati sull’evoluzione delle tecnologie telematiche e multimediali. Vanno previsti inoltre più livelli di supporto ed una organizzazione su base territoriale.

Non va sottovalutato che la scuola nel suo insieme, a differenza di altre strutture pubbliche o private, possiede al proprio interno le competenze tecniche che deve, per sua funzione, sviluppare ed aggiornare, e può contare sul sistema della formazione dell’università e degli enti di ricerca.

La scuola sa insegnare; deve solo creare le condizioni affinché parti del suo sapere siano messe in circolo più rapidamente al suo interno, per rispondere ai nuovi ritmi del cambiamento.

6.4      Azioni

Se le singole scuole possono provvedere al collegamento ad Internet, realizzare reti locali e installare server, spetta agli enti locali e di governo della scuola, il compito di organizzare le singole esperienze in una “rete per la didattica” e promuovere il sostegno dello sviluppo tecnico delle singole sedi. Per questo è necessario un intervento a tutto campo che possa offrire valide soluzioni di collegamento, visibilità dei servizi attraverso DNS e portali, ed un efficace sistema di supporto e formazione.

 

Organizzare il dominio della rete delle scuole

La scelta più opportuna sarebbe quella di adottare un dominio per le scuole a livello nazionale, ma, in assenza di scelte precise in questa direzione, vale la pena di pensare ad una soluzione articolata per provincie, che possieda l’autorevolezza di un organo di governo della scuola, almeno a livello regionale, senza rinunciare alla possibilità di generalizzare l’esperienza in un secondo momento.

Per quello che riguarda l’organizzazione di tale dominio vanno assolutamente evitate le scelte centralistiche e quindi burocratiche che caratterizzano oggi molti CED della pubblica amministrazione. Si deve invece cercare di individuare un istituto superiore (o consorzio) per provincia a cui assegnare la gestione del DNS per le scuole di quel territorio.

Si devono creare le condizioni affinché l’istituto, che ha preso in carico questo compito, possa fornire un minimo di supporto tecnico (telematico/telefonico) ed eventualmente prendersi in carico i siti WEB di altre sedi scolastiche. Anche se solo un calcolatore fornisce il servizio di DNS per un dominio (coincidente con una provincia) gli istituti che lo gestiscono potrebbero essere più numerosi (3-4), proprio per mantenere un miglior rapporto con una specifica area geografica. Le relazioni personali che nascono dalla esigenza di coordinare l’assegnazione dei domini sarebbero di grande vantaggio nella realizzazione di una rete di persone che coordina la rete delle scuole.

Il dominio scuolan.it può essere utilizzato per una prima fase di sperimentazione, valutando poi se è il caso di adottarlo o di sostituirlo.

 

 

Struttura di supporto e coordinamento permanente:

A partire dalla realizzazione di una struttura di gestione del DNS andrebbero individuate delle figure di riferimento per il supporto tecnico alle infrastrutture telematiche delle scuole.

 

Referenti Informatici di Zona (RIZ)

Si deve prevedere la nascita di una figura tecnica di riferimento e supporto alle esperienze telematiche che possa offrire sia una assistenza di base telematica/telefonica, sia un intervento diretto in loco, con un bacino di circa 50-100 sedi scolastiche (2–4 persone per Provincia). Si consiglia di collocare questa persona all’interno di scuole superiori (o centri di formazione) ad indirizzo tecnico per mantenere un rapporto organico e concreto con le esigenze specifiche dell’informatiche per la didattica.

La distribuzione sul territorio dovrebbe tendere a privilegiare le zone extraurbane. I referenti di zona avranno come interlocutori privilegiati i referenti informatici scolastici e gli assessorati scolastici decentrati (provincia e comuni) per proporre lo sviluppo di servizi e di iniziative di formazione tecnica per mantenere la scuola al passo con le nuove tecnologie. Questa figura deve essere svincolata dalla attività di classe.

 

Referente informatico scolastico (RIS)

Và favorita la nascita della figura di “referente informatico scolastico”, che deve andare oltre l’attuale funzione obiettivo che si occupa delle nuove tecnologie. Deve avere un orario ridotto o adeguati incentivi. Si deve prendere in carico la gestione delle apparecchiature multimediali e di rete e curare il rapporto con le ditte che vendono e fanno la manutenzione delle apparecchiature elettroniche. I referenti informatici scolastici fungono da raccordo con i referenti di zona.

 

Formazione

Come abbiamo cercato di illustrare in questo volume le problematiche tecniche relative alla telematica sono molto complesse ed è quindi inutile e velleitario puntare su una formazione capillare su tematiche specialistiche. D’altra parte la scuola, che sta operando in questi anni investimenti significativi, non può non disporre di competenze interne in grado di valutare e selezionare le proposte del mercato con oculatezza. Lo stesso utilizzo delle apparecchiature acquistate dalle scuole richiede personale in grado di mantenere, o organizzare la manutenzione, e soprattutto stimolarne un utilizzo innovativo da parte dei colleghi.

I Referenti Informatici (di zona e scolastici) vanno quindi sostenuti e motivati anche attraverso corsi di formazione ed aggiornamento finalizzati anche al consolidamento di relazioni interpersonali. Nella formazione e aggiornamento possono essere utilizzate le competenze tecniche e didattiche presenti nei centri di ricerca (CNR, INFN, CINECA, ENEA, IRRE) e nelle Università della regione.

 

Per realizzare corsi si propone di mantenere una struttura piramidale che, a partire dai RIZ riesca a coinvolgere i RIS e quindi il personale interno alle scuole sui differenti aspetti (tecnici e didattici) della telematica, pensando ad una struttura di cicli così organizzata:

 

 

Per quello che riguarda gli argomenti che dovrebbero essere affrontati pensiamo in primo luogo ad un approfondimento delle problematiche tecniche illustrate nei differenti capitoli di questo volume.

Gli aspetti tecnici andrebbero sempre affiancati dalla presentazione e discussione di progetti ed esperienze didattiche che la rete deve veicolare.

 

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